Infiltrazioni nell’ex Asl di Locri

Dom, 25/02/2018 - 18:40
Giudiziaria

La copiosa relazione redatta dalla commissione di accesso all’ASL n. 9 di Locri (La relazione della commissione di accesso condotta dal prefetto Paola Basilone è stata desegretata nel febbraio 2008 su iniziativa della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare – XV Legislatura – Relazione annuale sulla ‘ndrangheta - Doc XXIII N. 5), aveva evidenziato la presenza all’interno dell’azienda sanitaria di personale, medico e non, legato da stretti vincoli di parentela con elementi di spicco della criminalità locale o interessati da precedenti di polizia giudiziaria per reati comunque riconducibili ai consolidati interessi mafiosi, verificando non solo la presenza di un contatto tra le organizzazioni malavitose e l’Azienda, bensì una vera e propria infiltrazione in quest’ultima. Sull’amministrazione sanitaria si erano concentrati gli interessi della criminalità ed era stata perpetrata una diffusa compressione dell’autonomia dell’ente stesso. Tale compromissione era risultata altresì evidente nei settori della spesa e quindi dell’utilizzo delle risorse pubbliche; in particolare, alcune pratiche amministrative mostravano un discutibile approccio alla gestione dei fondi pubblici.
Sul punto interviene, e si riporta integralmente, la Commissione Parlamentare d’Inchiesta antimafia, che sottolinea: «Fra i soggetti a vario titolo menzionati nella relazione della commissione di accesso e nell’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Reggio Calabria, figurano 306 nominativi. Di questi, 17 risultano censiti in logge massoniche. Tra essi, 12 soggetti figurano negli elenchi sequestrati dalla Commissione il 1° marzo 2017; 4 figurano solo negli elenchi sequestrati dalla Procura della Repubblica di Palmi nel 1993-94 (uno nel frattempo è deceduto); mentre un altro è presente in entrambi gli elenchi. Appare significativo che i 4 soggetti presenti negli elenchi del 1993-94 ma non in quelli del 2017, risultano essere stati raggiunti da provvedimenti cautelari personali o a carattere detentivo, uno dei quali per il reato di cui all’art 416-bis c.p.».
Il dato, ancorché non particolarmente consistente sul piano quantitativo, assume ulteriore rilevanza sotto il profilo qualitativo in ragione della posizione ricoperta da costoro all’interno dell’amministrazione pubblica, per il rapporto di parentela e per le frequentazioni che questi hanno avuto con soggetti inseriti all’interno della ‘ ndrangheta. «Si tratta di iscritti a logge del GOI e della GLRI, tutti segnalati per frequentazioni con personaggi che sono stati indagati, imputati o addirittura condannati per fatti di mafia. In particolare, uno dei soggetti è il figlio di un noto capo mafia; un altro, il nipote di un controverso personaggio ritenuto molto influente nell’ambiente mafioso; un altro ancora, figlio di un condannato in primo grado per mafia ma assolto in appello e, comunque, indicato come referente di una nota cosca calabrese, nonché in stretti rapporti con un capo indiscusso di una cosca del mandamento ionico della provincia reggina».
Sempre da una lettura della relazione d’accesso all’ASL di Locri ed incrociando i dati con le informazioni acquisite dalla Commissione: «deve ritenersi non occasionale, la significativa presenza di massoni in posti apicali dell’azienda sanitaria, nelle società presso la medesima accreditate e nelle pubbliche amministrazioni interessate dall’indagine penale».
Emblematica la vicenda che può essere ricostruita sulla base dell’ordinanza cautelare di cui al procedimento 1272/07 RGNR, denominato “Onorata Sanità”: «Si è scoperto, infatti, che tre soggetti, indagati per avere facilitato una procedura di rilascio per un’autorizzazione amministrativa, appartengono alla stessa obbedienza e due, anche, alla medesima loggia. Oltre ai direttori amministrativi, dirigenti, medici, responsabili dei vari settori e dipendenti di uffici pubblici, sono risultati iscritti alla massoneria anche alcuni soci e alcuni componenti degli organi di controllo di quattro società accreditate dall’ente sanitario commissariato, peraltro proprio quelle società a cui erano state riconosciute complessivamente prestazioni di servizi per importi superiori alla soglia comunitaria, senza che fosse stata mai acquisita la prescritta documentazione antimafia (nello specifico le informative di cui all’art.10 DPR 252/98, così come è stato evidenziato nella relazione conclusiva della Commissione di accesso alla ASL n. 9 di Locri)».

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