Inizio mese mariano a Bombile di Ardore - Omelia di monsignor Francesco Oliva

Mar, 02/05/2017 - 09:50

Sei tu, o Maria, la città di Dio in cui abita la giustizia”. Maria, “città di Dio in cui abita la giustizia”, sei qui a Bombile madre e regina di tanti fedeli devoti provenienti da diverse parti. A Te guardiamo come ad una donna profetica e liberatrice che, pur abbandonandoti al volere di Dio, non sei stata mai una donna passiva e remissiva, ma insieme al tuo Figlio hai voluto che si affermasse la "Civiltà dell'amore". Un mondo in cui è promossa la giustizia che libera l'oppresso, la carità che soccorre il bisognoso e testimonia con i fatti l'amore vero. Tu incarni la vera immagine del credente, indicandoci l'atteggiamento fondamentale che dobbiamo avere: essere uniti a Cristo e solidali con i fratelli. “Donna” del Magnificat, Maria, Tu ci risveglia dalla nostra sonnolenza, non vuoi lasciarci languire nel perbenismo di moda, nella mediocrità né vuoi che ci trinceriamo in un atteggiamento di neutralità e di indifferenza di fronte ai gravi problemi della nostra società. Sei sempre Tu, Maria, a volere che non trascuriamo l’impegno per costruire la pace, la giustizia ed il progresso sociale, la salvaguardia della libertà e della dignità umana, la lotta contro la miseria e la fame. Nella festa odierna del 1 maggio guardi con particolare attenzione alla nostra terra, ove più grave è il problema del lavoro. A Te affidiamo le nostre comunità, le nostre famiglie ed i giovani che non trovano lavoro. Siamo certi che non ci lasci soli e che ci accompagni sempre con la tua materna presenza.

Il primo maggio è Festa di San Giuseppe lavoratore e della Madonna della Grotta qui a Bombile. La festa di Maria associata a quella di Giuseppe Lavoratore, e quella di Giuseppe associata al lavoro e a Maria, sua sposa: la madre e lo sposo, la madre ed il lavoro sono temi, che non solo non ci distraggono dalla nostra devozione, ma interpellano la nostra fede.

S. Giuseppe lavoratore ci aiuta a considerare il lavoro all’interno del progetto di Dio. Egli ha accolto col suo paterno sostegno il Figlio di Dio attraverso il lavoro e la fatica quotidiana. Dio l’ha posto a capo della santa famiglia di Nazareth, senza esonerarlo dal guadagnarsi il pane con lavoro delle proprie mani. Anche Gesù non ha considerato il lavoro alieno dalla sua missione, avendo speso i primi trenta anni della sua vita, collaborando in famiglia. Anche noi abbiamo bisogno del lavoro. Questa nostra terra proprio a causa della mancanza di lavoro rischia di essere una terra provata della sua dignità, una terra di scarto e abbandonata. Una terra che dalla politica null’altro ha da aspettarsi se non vere politiche del lavoro. Solo autentiche politiche del lavoro possono dare speranza e futuro. Non è tollerabile in alcun  caso che il lavoro diventi un diritto negato, il privilegio di pochi. La festa di San Giuseppe Lavoratore è un’occasione per ricordare che non c’è vivere sociale se questo diritto non viene equamente riconosciuto e se ad ogni famiglia non è riconosciuto il sacrosanto diritto a vivere con dignità la propria vita.

Il lavoro che vogliamo è il lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale”.

Libero, che non crei dipendenze, che renda la persona capace di provvedere al suo futuro senza perdere la libertà interiore e la propria dignità. Non il lavoro che proviene dal capobastone di turno, al quale sei chiamato a pagare un conto salato, e nelle cui mani sei costretto a consegnare la tua libertà.

Creativo, che aiuti la persona a sviluppare le sue capacità di intelligenza attraverso attività che lo realizzano e lo facciano sentire cooperatore del Creatore. Un lavoro non banale né tanto meno per passare il tempo restando dietro una scrivania o attendendo il 27 del mese, ma un lavoro che crei sviluppo, che renda un servizio alla società e faccia capire di essere utili alla società.

Partecipativo. Il lavoro degno fa sentire partecipi dei bisogni della società civile e contribuisce alla crescita umana e civile della comunità e soprattutto alla realizzazione personale. “Senza lavoro non c’è dignità personale, non c’è sicurezza sociale, non c’è possibilità di fare famiglia, non c’è futuro” (Card. Bagnasco).

Solidale. Tutti hanno diritto a lavorare e mai il lavoro deve sottrarre agli altri la stesse possibilità di occupazione. Quanto lavoro in nero, quanto sfruttamento che toglie legittimi posti di lavoro a chi non ne ha.

Ed allora questo primo maggio è un’occasione favorevole per dar voce ai disoccupati ed ai senza lavoro o mal pagati, a chi non ha che strascichi di lavoro insufficiente per soddisfare le proprie esigenze e quelle della propria famiglia. Il grido di chi non ha lavoro deve scuotere il Palazzo troppo spesso chiuso in una litigiosità senza fine, dove non c’è spazio per il lamento delle famiglie, dove ancora la gente s’illude di trovare  le facili “scorciatoie” del gioco d’azzardo nell’illusione di risolvere la propria crisi economica.

Come credenti non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questi problemi. Né possiamo porci in modo egoistico di fronte ad essi. Il lavoro è di tutti e per tutti. Nessuno può pretendere di svolgere il proprio lavoro, togliendolo agli altri. Più solidarietà anche nel lavoro. Alla nostra terra spetta purtroppo un triste primato: il record della disoccupazione giovanile attestato al 58,7%.

La Santa Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, hanno svolto un’attività artigianale per vivere, amando la sobrietà come stile di vita, ove la povertà era una scelta di valore. Povertà non miseria. Quella povertà che non toglieva i mezzi necessari per vivere. Una famiglia che ha conosciuto anche l’emigrazione, che ha trovato accoglienza ed una tenda in terra straniera. Che non si è arresa all’arroganza di Erode né ha ceduto di fronte ai pericoli del lungo viaggio e alle umiliazioni del cammino. Ciò che la rendeva forte era l’unione e la condivisione del progetto familiare, la fede nel Dio Padre e Provvidenza. Valori che oggi sono da riscoprire e porre al centro di ogni progetto familiare. Maria donna laboriosa. Lo è stata in quanto Madre, in quanto sposa, in quanto educatrice.

In quanto Madre, ha curato ed accompagnato la crescita di Gesù ed il suo sviluppo umano. Non è immaginabile Maria come donna seduta, servita e riverita. Era la donna che in casa si spendeva per l’0amore che aveva verso il figlio e lo sposo Giuseppe. In quanto sposa, amministrava con saggezza la casa. Possiamo dire che era una donna veramente operosa, instancabile. Nella sua vita terrena non si è mai risparmiata in fatiche e sacrifici. Una donna di casa laboriosa, impegnata in tutte le faccende domestiche e pronta ad aiutare. Non ci pensò due volte, quando venne a sapere dello stato di bisogno di sua cugina Elisabetta: accorse da lei per prestarle tutto l’aiuto necessario, col suo fermarsi a servirla fino al parto. Mai con le mani in mano, sempre all’opera, operosa e fattiva, concreta e pratica. Sempre silenziosa ed umile. Sempre pronta a rendere lode e gratitudine a Dio, gioia e speranza a tutti. Così la vediamo con in braccio il suo Figlio in questa bellissima opera del Gaggini o della sua scuola. Una mamma con in braccio il figlio è attenta ad ogni suo piccolo gesto, ad ogni richiesta, ad ogni bisogno, ad ogni muover ciglio o delle labbra. In quanto educatrice mai si è piegata nel lamento o nella rassegnazione. E quando il figlio era in pericolo non si è abbandonata allo scoraggiamento ma prontamente si è messa in cammino, piena di speranza, gioiosa, ma realisticamente consapevole delle difficoltà da affrontare. Neanche di fronte alla morte in croce del Figlio si è arresa, ma attese con fede la sua risurrezione. Ed oggi in questo tempo pasquale è testimone del Figlio risorto, del Signore che vive in mezzo a noi e che riconosciamo in ogni gesto dello spezzare il pane.

Alla Madonna della grotta eleviamo questa nostra preghiera.

Alla Madonna della grotta

 

Madonna della grotta di Bombile,

che da secoli qui riunisci i tuoi figli devoti

in una grotta

nel grembo della terra nascosta

 hai sempre ascoltato  il grido di aiuto

di tanta gente in cerca di amore, di vita e di speranza.

Anche noi oggi, peccatori quali siamo, ma bisognosi del tuo amore,

A te ci presentiamo con le mani vuote

riempile con l'amore del tuo Figlio,

che sulla croce ha versato il suo sangue per noi.

Tu, Vergine Madre Maria, con Lui hai condiviso le nostre ferite associata al cuore del Figlio

sofferente  per il sangue di tanti nostri fratelli e sorelle,

vittime innocenti di disumana violenza.

Quante lacrime hai raccolto col tuo volto di Madre!

In quella grotta hai fatto tua

la nostra sofferenza ed il nostro peccato.

Ma il tuo amore di Madre risplende

e quel Figlio tieni ancora fra le tue braccia.

In lui anche noi siamo amati.

Oggi invochiamo perdono, pace e riconciliazione.

Ma anche pane e lavoro per le famiglie,

per i tanti giovani senza speranza e futuro.

Tu, Regina del mare,

Accogli, ti preghiamo, le nostre ferite, i fallimenti e le sconfitte.

La grotta che non c'è più non ci allontana da Te.

Tu sei sempre qui con noi e per noi,

Madonna della grotta,

non nasconderci il tuo volto

Perché grande è il nostro amore per te,

nostra vera sorella e madre.

Amen.

Rubrica: 

Notizie correlate