Irto: “La via per trovare la sinistra è il confronto

Dom, 28/10/2018 - 17:40

Caro Rosario,
ho più volte riletto la tua missiva di qualche settimana fa, indirizzata a me ma aperta a tutti, dalla quale si colgono a piene mani i sentimenti di amarezza e di smarrimento che accomunano tantissimi compagni e amici. Una lettera che ha avuto il pregio di aprire una serie di riflessioni sul futuro politico della nostra area nel nostro territorio.
Condivido molte delle cose che hanno ispirato il tuo ragionamento.
Non voglio eludere l'argomento centrale: “Serve la verità, una visione, un'idea di sviluppo della Regione Calabria, una linea di apertura verso la gente”. Così mi hai scritto.
Sono d'accordo: dobbiamo uscire dall'autoreferenzialità, rimetterci in discussione, tornare a elaborare un pensiero politico e parlare la lingua del popolo.
È vero, abbiamo finito per parlarci addosso, per “marcarci” gli uni con gli altri, per prestare troppa attenzione e dedicare troppo tempo alle dinamiche interne. Di chi è la colpa? Tu dici che non importa, io invece sostengo che questa è una responsabilità che appartiene a tutta la nostra classe dirigente, senza esclusioni.
In alcune fasi siamo sembrati più un comitato elettorale che un partito. Ma i cittadini, la gente, “il popolo” per usare un termine che ci appartiene e che non possiamo farci strappare dagli altri, non possono esistere, agli occhi di un partito radicato sul territorio, solo nel momento in cui vengono convocati i comizi.
Ci sono migliaia di persone in carne e ossa, amici con i quali abbiamo condiviso esperienze, successi, sconfitte, problemi, gioie e dolori. Quelle stesse persone a cui dobbiamo tornare a parlare. Anzi, che dobbiamo innanzitutto ascoltare.
Cosa fare, allora?
Non credo che la soluzione sia quella di gettare il bambino con l'acqua sporca.
Il PD e più in generale il centrosinistra dovrebbero smettere di perdere tempo in discussioni sterili, ma ragionare su ciò in cui abbiamo sbagliato e correggere la rotta.
Serve un partito che sia in grado di interpretare la società nella quale viviamo oggi, i suoi bisogni, le sue aspettative, superando i vecchi schemi ma senza scadere nella demagogia e nel populismo che, a mio avviso, non sono una risposta.
Ritengo, semmai, che l'impostazione oggi imperante abbassi pericolosamente il livello e la qualità della nostra democrazia.
Lo abbiamo visto innumerevoli volte nelle ultime settimane. Basti citare, solo per fermarci alle ultime vicende, la grottesca vicenda del decreto fiscale e l'attacco all'istituzione del Presidente della Repubblica. Noi, lo posso affermare con orgoglio, siamo distanti anni luce da questo modo di fare politica, peraltro con modalità spesso illiberali e autoritarie.
Ovviamente, la presa d'atto della dissennatezza di chi oggi sta portando l'Italia a sbattere, non significa negare la realtà complessa e difficile che noi stiamo attraversando. L'ultimo voto alle Politiche ha rappresentato la “febbre”, il sintomo di un malessere e di un distacco della base.
La risposta, dunque, non può essere la banale e semplicistica demonizzazione degli avversari. Se il nostro popolo ha guardato altrove è perché non siamo stati in grado di capirlo.
E allora dobbiamo essere maturi, fare i conti in casa nostra, guardare in faccia la realtà e iniziare una fase nuova. Guardarci allo specchio e iniziare a scrivere il futuro.
Serve un partito che si apra alla partecipazione e che lo faccia davvero, creando luoghi concreti – le care vecchie sezioni – e opportunità in cui ci si incontri, ciascuno dica la propria, ci si scontri anche se necessario, e alla fine si arrivi a una sintesi.
Sono fermamente convinto che se si fa così, se si torna alla dimensione dell'effettiva partecipazione democratica, allora anche la diversità di vedute può diventare un'opportunità, nell'ambito di un partito che fa del pluralismo una ricchezza e che ripudia il pensiero unico. Se le decisioni saranno il frutto di un ragionamento politico, di un confronto aperto e leale, di una linea condivisa, allora il centrosinistra recupererà centralità e consenso su scala nazionale e, a cascata, sui territori, dove potremo portare avanti la politica del buon governo avviata dove stiamo attualmente amministrando.
A cominciare dal Consiglio regionale, che in questa legislatura ha messo in atto misure innovative e, nell'ambito della propria attività istituzionale, a loro modo rivoluzionarie. Basti pensare al fatto che siamo il primo Consiglio d'Italia che ha creato a costo zero un sistema informatico che consente alla Corte dei Conti di vedere in tempo reale come viene speso ogni singolo euro dai gruppi consiliari. È un obbligo di legge nazionale; sta di fatto che siamo stati i primi ad assolverlo.
Inoltre abbiamo tagliato milioni di euro di costi della politica destinando i risparmi alla cultura e al diritto allo studio. La sinistra che cerchi, caro Rosario, se non è qui, in queste scelte che pongono al centro equità, sobrietà e trasparenza, allora dove sta?
Ma torno alle vicende di partito per concludere il mio ragionamento. Per me, come scrivevo, la partecipazione democratica e la condivisione delle scelte, nel rispetto delle regole del gioco, segna la differenza tra noi e gli altri. Noi: quelli che hanno a cuore un'idea di società più giusta, che dia opportunità vere ai giovani e che ponga al centro di ogni azione le questioni del lavoro e della lotta alla ‘ndrangheta; una società attenta alle classi deboli e povere, aperta e democratica, liberal e riformista. Noi, che crediamo nel progresso, nell’innovazione, senza nostalgie o pregiudizi, ma soprattutto senza paura. Dobbiamo aprire le nostre porte e coinvolgere tutti quanti condividono con noi ideali e valori. Non ci interessa da dove arrivano, ci interessa solo se vogliono camminare al nostro fianco verso una società fondata sulla giustizia sociale, sulle opportunità per tutti e sull'integrazione degli ultimi. Solo mafiosi e fascisti non sono né saranno mai i benvenuti.
In un'epoca di incertezze, di populismi che spirano impetuosi e ricordano i venti che seminarono odio e morte nel Secolo breve, di demagogia e incompetenza, questa è la politica nella quale crediamo, consapevoli che le questioni da affrontare, in maniera concreta, siano tante, oltre a quelle di cui abbiamo fin qui scritto.
Non so, Rosario, se questa è la sinistra che cerchi. Ma so di essere ben felice di discuterne con te e con tutti gli altri che hanno a cuore l'interesse esclusivo della Calabria e dei calabresi.

Autore: 
Nicola Irto
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