Islam: è in atto una guerra contro l’Occidente?

Lun, 26/01/2015 - 16:21

Le recenti drammatiche vicende di Parigi, pur nella loro apparente univocità, hanno in effetti fatto sorgere nell'opinione pubblica non poche e ineludibili domande, due delle quali  sono senz'altro queste:  il jihad, inteso come “guerra santa” per islamizzare il mondo, e quindi anche i Paesi cristiani, fa parte dell'autentico insegnamento della predicazione di Maometto e del Corano, e, soprattutto, prevede le modalità che sono proprie del terrorismo? C'è realmente, in atto, una guerra che l'Islam (= sottomissione fiduciosa a Dio) ha scatenato contro l'Occidente? La prima domanda pone un problema d'interpretazione di un testo; la seconda pone un problema d'interpretazione di fatti. Perciò partirò da questi, in primis da quelli di Parigi. È evidente che le due questioni sono strettamente connesse fra di loro e che, lungi dall'essere qualcosa di astratto, il significato di jihad potrebbe, anzi dovrebbe, giustificare sia la eventuale guerra contro l'Occidente che i metodi terroristici.
A “fotografare” bene il massacro terroristico di Parigi contro il giornale satirico “Charlie Hebdo”, si deve affermare che esso non è stato commesso contro l'Occidente in quanto tale e, in un certo senso, nemmeno contro la libertà di stampa in quanto tale (è ovvio che apro la questione sui limiti, o non limiti, della libertà di stampa, in particolare di quella satirica, sulla quale spero di tornare in un prossimo articolo). L'efferata e ingiustificabile  strage è stata compiuta per punire gli autori delle vignette, che non solo desacralizzavano e ridicolizzavano Maometto, ma lo offendevano profondamente, insieme con i suoi seguaci.
Altro significato bisogna attribuire al contemporaneo e ugualmente infame delitto al supermercato parigino, con l'uccisione di quattro indifesi cittadini francesi, ma di religione ebraica. Anche in questo caso l'Occidente c'entra poco. Ci troviamo piuttosto di fronte a una violenza brutale e cieca, che rimane incomprensibile, pur facendo riferimento,  sul piano politico, alla irrisolta questione palestinese e al conflitto tra ebrei e palestinesi. È innegabile che negli ultimi anni New York, Madrid, Londra e tante altre città europee e americane sono state teatro di spaventose azioni terroristiche compiute da musulmani in odio all'Occidente che proclamavano “Allah è grande”. È vero che è alquanto diffuso nella cultura e nelle popolazioni islamiche un senso di frustrazione e di rivendicazione della propria identità, di fronte al “pericolo” di perderla a causa della penetrazione e dell’egemonia dei modelli socio-culturali occidentali, soprattutto di matrice americana. Inoltre, nei Paesi islamici trova enormi difficoltà ad affermarsi il principio della laicità dello Stato, che il Cristianesimo ha  risolto da alcuni secoli col “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” e che, tuttavia, è presente in alcuni Stati di religione islamica come la Tunisia e l'Algeria.
La pratica del terrorismo da parte di musulmani è da tempo presente anche nell' Africa centrale e settentrionale, certamente da non considerare “Occidente”, con una indifferenziata violenza non solo contro i cristiani ma anche contro le comunità e i gruppi nemici, pur se appartenenti in teoria alla stessa religione. Le stragi di questi ultimi anni compiute nell'area geografica che va dal Pakistan al Mediterraneo, da Sunniti contro Sciiti e viceversa, persino nelle moschee, sta a dimostrare che la violenza terroristica come strumento di lotta politico-religiosa non ha una sua specificità di guerra contro l'Occidente e il Cristianesimo. È giusto precisare, d'altronde, che le guerre politico-religiose, sia contro i musulmani che tra cattolici e protestanti (la più distruttiva è durata  trent'anni e ha coinvolto quasi tutta l'Europa!) sono tutt'altro che estranee alla storia del Cristianesimo.
C'è, infine, il terrorismo dell'Isis, il nuovo stato islamico tra la Siria e l'Iraq, con ramificazioni anche in Africa, che uccide  singoli  incolpevoli occidentali per mano di tagliagole, talora occidentali loro stessi convertiti all'Islam, ma che compie nello stesso tempo efferate e disumane stragi di intere popolazioni di musulmani di altro orientamento religioso e, ultimamente, perfino di bambini che guardano una partita in tv! Per quanto ci possano essere, dietro questi assassinii, complici più o meno organizzati, facoltosi finanziatori o addirittura qualche Stato, dalla rassegna di tutti questi fatti non riesco a vedere una guerra dell'Islam contro l'Occidente e il Cristianesimo, né tanto meno un processo di islamizzazione pacifica, anche perché sono fiducioso sulla forza dei valori cristiani e delle strutture politiche  e istituzionali dell'Occidente. Peraltro la forza del terrorismo, così come è stato per le Brigate rosse, non consiste nel consenso delle masse (in questo caso non ci sarebbe bisogno di ricorrervi), ma nella possibilità di pochi suoi attivisti -  una minoranza quantitativamente insignificante - magari bene organizzati, di agire nell'ombra, al di fuori del controllo delle Istituzioni, delle forze di polizia e della stessa Intelligence. Senza questo carattere di segretezza, di clandestinità e di imprevedibilità il terrorismo non esisterebbe. Ed è proprio questa imprevedibilità, di tempo (quando?) e di luogo (dove?) che genera una paura diffusa, perché esso può colpire in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Spesso, questa paura è immotivata, come al tempo delle Brigate rosse ha spiegato McLuhan in un famoso articolo sul Corriere della Sera, ma difficile da vincere.
Si comprende, allora, perché quando si parla di musulmani in modo generico si commette un grave errore, che può pregiudicare un dialogo costruttivo tra l'Occidente e l'Islam, che è quanto mai indispensabile per isolare e sconfiggere l'estremismo e il fanatismo religioso. Oltre all'Islam fondamentalista e ai terroristi, infatti, esiste un Islam moderato, che ritengo di gran lunga maggioritario e che certamente non si sente rappresentato dai terroristi. Esso, tuttavia, ha la grave colpa di essere stato fino a ora silenzioso. La grande e rivoluzionaria novità scaturita da Parigi consiste proprio nella esplicita condanna, da parte di questo Islam, della violenza, specie di quella terroristica, ancora più grave perché esercitata e rivendicata in nome di Allah, contraddicendo l'autentico messaggio del Corano, che, secondo i moderati, è messaggio di pace e di tolleranza.
Se così non fosse non si spiegherebbe il dialogo che gli ultimi papi, compreso il papa-teologo Benedetto XVI, hanno intrapreso con alcuni dei massimi esponenti dell'Islam, e sarebbero contraddittorie le loro preghiere nelle moschee. Soprattutto non si comprenderebbe la presa di posizione del Concilio vaticano II, quando dichiara che “La Chiesa guarda anche con stima i Musulmani, che adorano l'unico Dio… misericordioso e onnipotente… Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio”. E ancora: “se nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani”, bisogna adesso “difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà” (Dichiarazione “Nostra aetate”, n° 3).
Mi pare ovvio sostenere che per la Chiesa cattolica la “guerra santa”, intesa come attività violenta e terroristica, soprattutto verso i cristiani, non appartiene al messaggio del Corano. In esso, infatti, precisa il Vaticano II, si  esortano i musulmani a venerare Gesù come profeta e a onorare la sua Madre Vergine, Maria, che pure talvolta  invocano con devozione.
La guerra che l'Occidente deve combattere, pertanto,  non è contro l'Islam, ma contro il terrorismo e l'estremismo di matrice, impropriamente, islamica.
Lungi dal considerare la posizione della Chiesa cattolica come  espressione di buonismo tattico in una fase storica molto delicata, essa si fonda su una vasta produzione di studi, sia di autori musulmani che cattolici e laici. Sicuramente il Corano contiene  espressioni che incitano con determinazione al combattimento e all'uccisione  degli infedeli (sura II) e degli idolatri (sura IX). Frasi non dissimili da alcune altre presenti nel Vecchio Testamento, specialmente, ma non solo, nei libri di Giosuè e dei Numeri. La loro interpretazione tuttavia non può, come per il V. T. o qualunque altro testo, prescindere dal loro contesto, dalle situazioni storiche nelle quali sono state scritte e dal significato che ad esse è stato dato dagli stessi autori, nel nostro caso da Maometto.        
Le sure che incitano alla guerra santa sono del periodo in cui il profeta era a Medina, in lotta con La Mecca, e si riferiscono soprattutto alle tribù politeiste, agli infedeli e a coloro che lo avevano abbandonato (gli apostati). Inoltre la guerra santa doveva essere sempre collettiva, non individuale e riguardava soltanto l'Arabia. Dalla lettura del testo coranico si evince inoltre che essa era da intendere come un dovere religioso, in particolare per difendersi contro le persecuzioni e qualora la comunità fosse in pericolo. Significativo l'esordio della sura II, 257: “Non ci sia coercizione in materia di libertà religiosa: la strada diritta è facilmente distinguibile dall'errore”, che è rivolto in primis alle “genti del Libro” (Cristiani, Ebrei e Zoroastriani), anche se escluse dalle cariche pubbliche.    
Dopo la morte di Maometto (632) e la successiva redazione del Corano (tra il 644 e il 656) le interpretazioni del jihad, cominciarono a essere le più diverse, soprattutto a seguito della scissione degli Sciiti, per i quali, a differenza dei Sunniti (Sunna = tradizione), ci deve essere la libera interpretazione degli Imam, diretti discendenti di Maometto. Addirittura, per i mistici musulmani il jihad, che significa “sforzo”, è la guerra che ciascuno deve combattere contro sé stesso e le proprie passioni. All'interno di queste interpretazioni prevalgono, anche per autorevolezza scientifica, quelle che ho sopra indicato e alle quali fanno oggi riferimento, oltre la Chiesa cattolica, anche  tutti i capi di Stato occidentali. In ogni caso, nessun musulmano, al di fuori dei terroristi, sostiene che il jihad prevede  azioni terroristiche.

Autore: 
Antonio Scordino
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