Katia e Gianluca, che brutta storia.

Lun, 30/06/2014 - 09:48
Katia Scarfò, ex fidanzata d Gianluca Congiusta, risponderà davanti a giudici di Reggio di falsa testimonianza

«Se la tua natura è amare, va’ tra i morti e amali» gridava Creonte ad Antigone. Ma a Siderno non c’è amore oltre la morte di Gianluca Congiusta e non c’è giustizia nelle aule di tribunale.
Tommaso Costa è nuovamente il presunto omicida dell’imprenditore sidernese, dopo che la Cassazione l’ha rimandato ad una nuova sezione della Corte d’Appello reggina, dove si eleva altissima un’intercettazione, sottaciuta, ma che meritava più attenzione.
Francesco Muià - (classe 1940) indagato nel processo penale “Recupero- Bene Comune”  sarà chiamato a rispondere sul contenuto di un’intercettazione ambientale in cui attribuirebbe il delitto non a Tommaso Costa ma a Salvatore Salerno.
L’intercettazione è la stessa che il pm De Bernardo ha depositato al fascicolo d’udienza del 14/12/2010, a chiusura del dibattimento di primo grado per l’omicidio Congiusta davanti alla Corte d’Assise di Locri. Il settantaquattrenne Muià, commentando i giornali del 13 Marzo del 2009 sembra esclamare al proprio interlocutore, tale Antonio, riferendosi al delitto di Gianluca Congiusta: «Salerno l’ha ammazzato», probabilmente (secondo la Gazzetta del Sud) riferendosi al Salvatore Salerno, detto Sasà, ucciso il 22 Ottobre 2006, ritenuto dai magistrati della Dda reggina al vertice di una cosca scissionista dalla casa madre dei Commisso. Più avanti nell’intercettazione, Muià sembra dire: «Mo’ glielo portano al Costa…ma non lo mpizzau lui».
E se questa intercettazione fosse vera e seria? E se la ‘ndrangheta è arrivata prima e dove lo Stato non è arrivato? E se è vero che il comune di Siderno era mafia e in quanto tale sapeva, perché si sarebbe dovuto costituire parte civile contro chi non riteneva colpevole?
Non c’è pace, non c’è giustizia e non c’è verità, forse neinte oltre la morte.
E non c’è amore, tranne quello di genitori e di Dio
Katia Scarfò, ex fidanzata di Gianluca Congiusta, sarà protagonista in negativo davanti al giudice del tribunale di Reggio Calabria, insieme ai suoi genitori per rispondere di falsa testimonianza resa nell’ambito del dibattimento a Locri.
Eppure Katia e Gianluca erano bellissimi.
«C’è un canone estetico, prima che morale» sosteneva Sigmund Freud, il più grande detective di tutti i tempi.
C’è. Per non dimenticare che la bruttezza è il reato massimo.

Autore: 
Ercole Macrì
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