L’acqua pubblica e gli sciacalli del profitto

Dom, 03/03/2019 - 17:20

Il “diritto all'acqua” è stato sancito da una risoluzione dell’ONU nel 2010 e rappresenta un rafforzamento del “diritto alla vita” promulgato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo nel 1948, e come tale va difeso e tutelato. L'acqua potabile, buona per bere e per l’igiene umana, oltre a essere un diritto di ogni uomo, riguarda soprattutto la dignità della persona. Essa rappresenta un bene comune di tutta l’umanità, un bene intoccabile, universale e fondamentale che appartiene a tutti, un bene pubblico che deve essere amministrato con la partecipazione delle popolazioni del territorio. Sono passati quasi 8 anni dallo straordinario successo al referendum del 12 e 13 giugno 2011 sull’acqua, e se le leggi dello Stato vanno rispettate, non di meno deve esserla quella scritta dai cittadini italiani con l’esito di quella consultazione che ha abrogato il tornaconto economico sull’acqua stessa e l’obbligo di privatizzarne la gestione, stabilendo che essa è un bene comune, un diritto inalienabile che niente e nessuno può trascurare o addirittura ignorare. Le regioni e gli enti locali non sono obbligati a far gestire questo bene così prezioso agli “sciacalli del profitto” per poi farcelo pagare e con prezzi stratosferici. Se si organizzasse l’intero sistema idrico, i più piccoli magari riuniti in consorzio, potrebbero garantire ai propri cittadini un accesso alla risorsa, popolare e sostenibile, se non addirittura gratuito. La politica deve riappropriarsi del suo ruolo di servizio per il bene pubblico, ispirandosi a una condotta di sviluppo di tutto il bene comune. Le grandi società multinazionali stanno imponendo le loro logiche affaristiche, mettendo le mani sull’acqua ovunque nel mondo e in molti paesi europei, i governi stanno subendo grosse e pesanti manovre di lobbying affinché la dichiarino privatizzabile. Purtroppo, bisogna anche ammettere che ancora si è poco sensibili su questa tematica, e ciò non ci permette di coglierne l’importanza essenziale e vitale, portandoci anche a sprecarla e fare un uso scorretto e smodato. Il modello neoliberista che favorisce la mercificazione dei beni e delle attività umane sostenendo più in generale il sistema capitalista, ha generato una gigantesca disuguaglianza per quanto riguarda l’accesso. È giusto che al più presto si prenda in seria considerazione la via indicata dagli italiani con la importante vittoria dei referendum. È necessario che la politica cambi passo e determini un percorso per dare inizio a una nuova gestione pubblica dell’acqua, capace di garantire il diritto di accesso a questa importantissima risorsa, la condivisione attiva dei Comuni, le politiche di adeguamento ai cambiamenti climatici e la tutela di ciò che ormai è diventato un elemento indispensabile di sopravvivenza. Questa è una battaglia che non si può perdere, con tutte le forze bisogna lottare per vincerla, altrimenti le nuove generazioni rischiano di ereditare una situazione a dir poco disastrosa per cui andranno incontro a un futuro pesantissimo. L’acqua è un diritto umano assoluto e inalienabile che può essere garantito solo con una gestione collettiva e partecipata. Se un giorno si riuscirà a concepire l’idea di universalità dei diritti, che ancora in molte aree del mondo sono negati, e ad essa integrare l’essenzialità e la centralità del lavoro, di un nuovo Stato sociale e tutto ciò che può essere bene comune, si potrà finalmente pensare a un modello produttivo e sociale veramente alternativo.

Autore: 
Pasquale Aiello
Rubrica: 

Notizie correlate