L’aggravante dell’unitarietà del sodalizio criminale

Mar, 19/02/2019 - 11:20
Giudiziaria

È stato osservato in relazione a fattispecie inerente proprio il sodalizio unitario ‘ndrangheta, che “la circostanza aggravante in oggetto é configurabile a carico di ogni partecipe che, pur non avendone effettiva consapevolezza, ignori per colpa il possesso di armi da parte degli associati, per l'accertamento del quale ben può assumere rilievo il fatto notorio della detenzione di strumenti di offesa in capo ad un determinato sodalizio mafioso, a condizione che detta detenzione sia desumibile da indicatori concreti - quali fatti di sangue ascrivibili al sodalizio o risultanze di titoli giudiziari, intercettazioni, dichiarazioni od altre fonti - di cui il giudice deve specificamente dare conto nella motivazione del provvedimento” (cfr. Cass. Sez. 1, Sentenza n. 7392 del 12/09/2017, Rv. 272403; cfr. altresì Cass. Sez. 1, Sentenza n. 44704 del 05/05/2015, Rv. 265254, avente ad oggetto proprio il caso di associazione di stampo mafioso denominata ‘ndrangheta).
Del resto, già in relazione ad altra “mafia storica” (nella specie “Cosa Nostra”), la giurisprudenza aveva evidenziato che “Non si espone a censura la sentenza del giudice di merito che ritenga la sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 416 bis, quarto comma, cod. pen. qualora quest'ultimo reato sia contestato agli appartenenti di una "famiglia" mafiosa aderente a "cosa nostra", anche nel caso in cui sia provato solamente il possesso di una pistola a carico di un solo appartenente. Tale affermazione trova fondamento nell'esperienza storica e giudiziaria le quali consentono di ritenere il carattere armato di detta organizzazione criminale. D'altra parte, la norma richiede la semplice "disponibilità di armi" da parte dell'associazione e non l'effettiva utilizzazione delle stesse” (Cass. Sez. 6 n. 5400 del 14/12/1999).
Analogamente, in epoca ancora più risalente era stato osservato che “In tema di partecipazione ad associazione di stampo mafioso, l'aggravante prevista dall'art. 416- bis comma quarto, cod. pen., è configurabile a carico di ogni partecipe che sia consapevole del possesso di armi da parte degli associati o lo ignori per colpa. Con riferimento alla stabile dotazione di armi della organizzazione mafiosa denominata "Cosa nostra" può ritenersi che la circostanza costituisca fatto notorio non ignorabile” (Cass. Sez. 1, n. 5466 del 18/04/1995).
Alla luce dei suesposti principi giurisprudenziali, appare evidente la sussistenza, in relazione a tutte le fattispecie sopra indicate, della circostanza aggravante di cui ai commi 4 e 5 dell’art. 416 bis c.p..
Ed invero, dalle risultanze emerse dal materiale probatorio in atti, si evince che il sodalizio criminoso, sia in relazione alla sua dimensione unitaria, sia con specifico riferimento alle singole articolazioni che lo compongono, si caratterizza per l’ampia disponibilità e l’utilizzo di armi micidiali.
Molteplici sono del resto gli arresti giurisprudenziali, anche recenti, che, ad esempio, postulano la configurabilità della aggravante in discorso anche in difetto della esatta individuazione delle armi, essendo sufficiente l'accertamento, in fatto, della disponibilità di un armamento, desumibile, ad esempio, dai fatti di sangue commessi dal gruppo criminale o dal contenuto delle intercettazioni (cfr. Cass. Sez. 6, Sentenza n. 55748 del 14/09/2017, Rv. 271743).
Peraltro, dalla natura unitaria del sodalizio denominato ‘ndrangheta deriva che, in merito all’aggravante della disponibilità di armi, prevista dai commi quarto e quinto dell'art. 416bis c.p., è necessario fare riferimento al sodalizio nel suo complesso, prescindendo da quale specifico soggetto o da quale specifica "locale" abbia la concreta disponibilità delle armi (cfr. Cass, sez. 6, Sentenza n. 44667 del 12/05/2016, Rv. 268677). Da ciò deriva che l’aggravante in discorso è configurabile a carico dei partecipi che siano consapevoli del possesso delle stesse da parte della consorteria criminale o che per colpa lo ignorino, attesa la pacifica natura oggettiva dell’aggravante in discorso e la conseguente operatività del disposto di cui al comma 2 dell’art. 59 c.p..

Rubrica: 

Notizie correlate