L’emergenza sanità, il Falcomatà Vanitoso, Labate e Sergio Rubini

Dom, 30/12/2018 - 18:00

Il mese di novembre si apre con la cronaca del sanità day, conclusosi con una inedita unità di intenti da parte dei sindaci del nostro comprensorio. Al termine di una partecipata manifestazione, infatti, un incontro presso la direzione sanitaria dell’ospedale ha permesso ai primi cittadini di fissare degli obiettivi da raggiungere entro la metà di dicembre per tenera alta l’attenzione sulla questione. La rimozione di Massimo Scura in dicembre scombinerà i piani dei nostri sindaci, dai quali oggi ancora aspettiamo notizie in merito all’esito della protesta a oltranza che tanto successo ebbe all’inizio di quel mese.
La settimana successiva è il momento di tornare a parlare del sindaco Metropolitano Giuseppe Falcomatà dal quale, nonostante le parole che rilasci al nostro giornale in giugno, contavamo a vedere molti selfie, col suo sorriso plastico degno del Ken più vanitoso, e dirette facebook, ma (ancora!) niente di davvero concreto.
Nei giorni successivi, complice il ritorno nella Locride, si fece un gran parlare del giornalista Tommaso Labate “I Rassegnati”, un libro nel quale il cronista politico del Corriere della Sera originario di Marina di Gioiosa Ionica affermava che, per provare a vincere, come successo a Baggio in Italia-Norvegia nei mondiali del ’94, i padri hanno sacrificato la generazione dei quarantenni, che non è mai diventata classe dirigente come lasciato credere in un primo momento ma una generazione angosciata, le cui angosce si sono trasferite sui genitori e, probabilmente, anche sui figli.
Il mese, dunque, si conclude con le belle parole di Sergio Rubini, impegnato nelle riprese del film “Via dall’Aspromonte”, che il regista Mimmo Calopresti stava girando nella nostra zona.
Questo film - domandammo a Rubini - la presenza di Calopresti e la tua partecipazione al progetto hanno dato nuova linfa vitale al nostro territorio, che ha bisogno di momenti come questo per crescere. Come hai vissuto la Calabria e l’orgoglio del regista nel raccontare i suoi luoghi d’origine?
Mi sembra doveroso premettere che io ho fatto molto cinema in Puglia, ma sono mezzo calabrese, perché mio padre è di Castrovillari. Certo, di una Calabria diversa, la Calabria del nord, ma ho qui molto parenti ed è per questo una terra che conosco bene, che amo, e so quanto i calabresi amino la propria terra. Venire a girare qui, per me, è stato bellissimo, anche per la natura del film che racconta Calopresti, una storia molto emblematica di questi luoghi. Io credo che il cinema a voi calabresi faccia bene, tanto più che, da pugliese, so quanto bene è stato in grado di fare alla mia regione.
Infatti noi abbiamo studiato a lungo il modello portato avanti da Nichi Vendola…
Nichi è stato bravissimo: ha avuto la sensibilità di comprendere che con il cinema e con la musica si potesse cambiare la storia di un territorio. È stato anche coraggioso perché si è mosso controcorrente in un periodo in cui, lo ricorderai, un Ministro, Tremonti, affermava che con la cultura non si fa PIL. Invece Nichi ha insistito sulle potenzialità del cinema e della “Taranta” e, con l’aiuto di un sindaco illuminato, Sergio Blasi, è riuscito a realizzare qualcosa di straordinario.
Noi vorremmo ripartire da queste esperienze della Puglia o della Basilicata, dove Paride Leporace sta seguendo una percorso di rilancio, dove si sta organizzando Matera 2019, per fare in modo che questi film realizzati in Aspromonte, come questo di Calopresti o “Anime Nere” possano farci seguire le orme di altre aree del meridione. Ma cosa ci serve, ora, per continuare crescere?
Ho visto “Anime nere” e l’ho molto amato. Non conosco personalmente né Gioacchino Criaco né Francesco Munzi, ma conosco il loro lavoro e, adesso che loro hanno posto questa prima pietra, voi dovete essere bravi, devono essere brave le istituzioni e, forse, anche la gente del territorio a recepire il cinema non come un intruso ma come uno strumento attorno al quale si possa creare sviluppo.
Ho scritto un articolo, dopo un incontro ad Africo vecchio, in cui dicevo che la Calabria non è per tutti, perché penso che non sia facile apprezzare le bellezze di questa terra. Tu come l’hai vista?
A me rimarrà il ricordo di una terra in cui c’è una dimensione ancora arcaica che nel sud a poco a poco si sta perdendo. Certo, questa mia impressione è certamente dettata dalla mia natura meridionale, che mi fa ritenere che il sud non debba essere bonificato proprio nel rispetto di questa dimensione arcaica che, una volta eliminata, renderebbe il meridione un posto in cui mettere un gettone per poterlo vedere senza tuttavia viverlo, e questo non è possibile. Qui, invece, c’è ancora una cultura palpitante, viva, che va preservata anche se, ovviamente, ci sono diverse asperità che vanno smussate, regolate.
Insomma, ti sei trovato bene?
Benissimo, benissimo.
Buon viaggio, Sergio, è stato un piacere incontrare una bella persona come te.

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