L’estate appesa a un filo

Dom, 01/07/2018 - 11:20

Il cedimento di una campata del ponte sul fiume Allaro, tre anni, fa, avrebbe dovuto essere un incidente di percorso al quale rimediare con l’intervento delle istituzioni regionali e sovraordinate. La Locride messa in ginocchio dall’alluvione non aveva subito solo quel danno, eppure, a distanza di tempo, mentre le altre opere danneggiate dall’acqua e dalle mareggiate sono tornate alle normalità (a volte anche in tempi record), il Ponte sul fiume Allaro è stato abbandonato a se stesso senza che si chiarisse davvero di chi fosse la responsabilità, finendo addirittura per subire nuovi e sempre più preoccupanti cedimenti. Di sopralluoghi, rilevamenti, controlli e misurazioni da parte di ANAS se ne contano al soldo una dozzina, eppure la situazione, che fa temere il peggio a utenti e società civile, secondo i tecnici dell’ente stradale non desta preoccupazione e la “guardania con turnazione h24 finalizzata al monitoraggio del traffico” viene ritenuta più che sufficiente per tirare a campare fino a quando non potranno finalmente iniziare i lavori di ripristino delle campate cedute (qualcuno dice con l’autunno, proprio quando nuove piogge potrebbero riempire d’acqua l’alveo del torrente). Nel frattempo, chiunque debba attraversare il Ponte per recarsi dalla parte sud a quella nord della Locride (e viceversa) lo faccia a suo rischio e pericolo, magari facendo un bel segno della croce e gli opportuni scongiuri. Urla, strepiti, passerelle e richiami degli amministratori locali, forse non sufficientemente convinti, non hanno prodotto altro che temporeggiamenti e tavoli tecnici senza soluzione di continuità che hanno rimarcato l’urgenza del problema senza di fatto produrre nulla più di un blando monitoraggio. La generale poca incisività dell’Associazione dei sindaci della Locride e le difficoltà organizzative del nuovo governo nazionale (che comunque davvero poco pare interessarsi dell’emergenza infrastrutturale del nostro territorio) sembrano poter permettere ad ANAS di continuare a comportarsi impunemente allo stesso modo, in barba agli appelli e agli hashtag disperati lanciati sui social network da sconcertati ex assessori regionali. Insomma, dopo l’incubo della chiusura della galleria Limina, che ha funestato la scorsa estate con somma preoccupazione di commercianti e operatori turistici, anche la bella stagione 2018 sembra essere destinata ad essere funestata da un’altra criticità in grado di danneggiare il fatturato di una territorio che ha bisogno di denaro e lavoro come di ossigeno per respirare. Mai come in questa occasione, insomma, è giusto affermare che il nostro destino è appeso un filo, quello teso dai tecnici ANAS tra una campata e l’altra del ponte e in grado di rassicurarci non certo perché in grado di impedire all’infrastruttura di crollare, ma perché ci permetterà di controllare a vista quando l’abbassamento della campate avrà raggiunto il punto di non ritorno…

Autore: 
Jacopo Giuca
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