La “donna” che esige la preferenza di genere tradisce la storia

Mer, 17/04/2019 - 12:40

Le donne non hanno bisogno della doppia preferenza di genere. La legge elettorale regionale, nulla toglie alla possibilità di accesso alle cariche elettive della massima assise calabrese per le donne. Nessun torto viene fatto al genere femminile non approvando la ‘doppia preferenza di genere’, e risulta strumentale attaccare e tacciare di maschilismo chi è fermamente convinto che la donna non abbia bisogno di questo strumento di ‘facilitazione’.
Sia chiara una cosa: non viene svilito alcun diritto, proprio perché gli elettori, di fatto, possono esprimere nella massima libertà la propria preferenza, a prescindere dal genere a cui essa si riferisce. Dunque le donne hanno le stesse opportunità degli uomini di raccogliere consensi ed essere elette. La meritocrazia, l’impegno e la credibilità di chi vuole mettersi in gioco sono valori universali e non hanno sesso.
Trovo inopportuno proprio per il profondo rispetto che nutro per le donne, che si metta in piedi un’onda di protesta per cercare uno spazio che esiste già. Le donne sono vita, sono anima e massima espressione di caparbietà; rappresentano il cuore pulsante delle comunità occidentali.
Battaglie sterili che non rendono giustizia alla forza e alla dignità della figura femminile, da sempre protagonista nella storia della nostra regione. E ho trovato paradossale e fuori luogo l’accenno di protesta inscenato da alcune donne a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale. Perché proprio in quel luogo che esprime il massimo livello istituzionale calabrese, bastava volgere lo sguardo in prossimità dell’aula consiliare che ospitava il dibattimento per accorgersi che l’aula intitolata a Giuditta Levato e la sala stampa a Rita Pisano, sono riconoscimenti tangibili a storie di emancipazione, di lotta, di onorabilità e di orgoglio femminile che hanno consegnato un valore inestimabile alla nostra terra.
La donna non ha bisogno di quote; piuttosto, avrebbe bisogno del cameratismo di solidarietà che ha acceso il dibattito in queste settimane, per far fonte alle ingiustizie delle quali le donne stesse sono quotidianamente vittima. Vorrei che i movimenti femministi alzassero la voce quando datori di lavoro fanno firmare le dimissioni in bianco o quando lasciano a casa lavoratrici perché scelgono il percorso della maternità e dunque scelgono la vita; vorrei che queste donne si battessero per l’istituzione di asili nido sul posto di lavoro. Vorrei che le donne portassero avanti queste battaglie e si facessero carico di sfide che rischiano davvero di compromettere il ruolo centrale che nella nostra società la donna detiene.

Enzo Marra - Consigliere comunale di Reggio Calabria

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