La “tenacia” della ’ndrangheta a Milano

Sab, 16/04/2016 - 09:20

La indagine denominata “Tenacia” rappresenta solo un tassello, di porzione almeno numericamente assai inferiore rispetto al “tutto”, di una ben più vasta azione investigativa e giudiziaria coordinata, che vede in campo due altri filoni: la indagine “Patriarca”, di competenza della DDA presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria e la indagine “Infinito” (RG n.r. 46733/06), che ha dato luogo alla emissione di ordinanza cautelare da parte dal medesimo ufficio GIP di Milano. Tutte e tre queste indagini insieme rappresentano la più vasta operazione mai condotta nei confronti delle mafie, e della ‘ndrangheta in particolare, nella storia del Paese.
In particolare, il procedimento emblematicamente denominato “Infinito” concerne non solo la esistenza di quel più ampio ed articolatissimo sfondo associativo, all’interno del quale muovono i protagonisti (sia con riferimento alla contestazione dell’articolo 416bis c.p. che dell’articolo 7, d.l. n. 152/91), ma pure quella impressionante serie di delitti scopo di matrice “nera”, che hanno costellato la vita della famigerata “La Lombardia”.
Per converso, pur senza perdere l’inconfondibile sapore ‘ndranghetista, la parte di vicenda che qui più strettamente interessa ruota attorno ad una delle (ex) maggiori imprese lombarde del settore edile: quella “P.C.” – variamente denominata nelle sue plurime e successive articolazioni e recentemente dichiarata fallita – che per lunghi anni diverrà preda e strumento degli interessi mafiosi. Qui si discute del punto di contatto tra colletti bianchi e organizzazioni criminali.
Ciò posto, la indagine “Infinito” e le sue risultanze rappresentano uno snodo fondamentale anche per i fatti qui valutati, in quanto essa offre la comprovata estrinsecazione della pervasiva e organizzata presenza della ‘ndrangheta in Lombardia; presenza all’interno della quale muovono e agiscono gli indagati.
Il 17 giugno 2009 tale P. telefona al sanluchese S.S.. P.: «Sabato viene a casa mia a pranzo e sabato firmiamo già l’accordo… Sia l’amministratore delegato, che W. D., quello della F.…». S.: «Tu sei l’unico… raro e solo». P.: «Sono partito stamattina alle sei con B. da Agrate, alle otto e venti ero alla C.. Ho detto: signori sabato firmiamo. Poi me ne sono tornato». S.: «Hanno accettato tutto?». P.: «Gli ho detto la verità. M. B. sta andando dall’A. Bank a vedere se ci fanno da fronting, perché lui è il presidente del collegio sindacale. Se la A. ci fa da fronting, le banche vedono che è entrata un’altra banca». S.: «Minchia…». P.: «Un po’ più soldi… Poi domani vado a Torino… lì a Londra… vediamo per venerdì di chiudere il quadro».
Gli inquirenti annotano: «Il passaggio è di estrema importanza per la comprensione delle dinamiche dell’organizzazione criminale, perché dimostra inequivocabilmente che tutta l’iniziativa che P. porta avanti in C. è sponsorizzata e appoggiata da S. e dunque dai calabresi».
Parlare di controllo del movimento terra nell’hinterland di Milano o di infiltrazioni ‘ndranghetiste in alcuni settori di impresa vuole dire già discutere di storia giudiziaria acquisita. In questo senso non possono non menzionarsi le indagini “Cerberus” e “Parco Sud”, nel cui ambito è emersa – con coerenza già sufficiente a mantenere numerose custodie cautelari e a giustificare la celebrazione di un processo – la presenza di un meticoloso controllo del territorio, da parte di una notissima famiglia d’origine platiese, nel Comune di Buccinasco e in zone limitrofe. E già in quel contesto il nome P. veniva fuori come quello di una grossa azienda che, proprio nell’area di Buccinasco, doveva cedere il passo di fronte alla Lavori Stradali di tale L, sodale e complice dei platiesi.

Rubrica: 

Notizie correlate