La Calabria dei sequestri sospesa nel Torbido

Dom, 25/02/2018 - 16:00

C’è chi sostiene - e io concordo - che per quasi mezzo secolo la co-gestione “dell’ordine pubblico” e della “legalità”, in tutta la provincia di Reggio Calabria, fu affidata al binomio “Stato”- ndrangheta! Un’affermazione così forte deve essere supportata quantomeno da seri indizi e partendo da fatti concreti. Un esempio: il 15 novembre del 1991 una ragazza ventenne, Roberta Ghedini, figlia di un imprenditore, viene sequestrata a Centenaro di Lonato in provincia di Brescia.
Siamo a pochi mesi delle elezioni politiche che si terranno nella primavera successiva e Brescia rappresenta uno storico caposaldo democristiano.
A poca distanza dalla casa della Ghedini, abita il potente ministro della Repubblica Giovanni Prandini.
In quegli anni la “Lega” aveva già iniziato la sua avanzata nelle valli e nei paesi della Lombardia. Il dramma dei sequestri perpetrati dalla ‘ndrangheta in terra lombarda è uno dei suoi principali cavalli di battaglia. La DC subisce l’iniziativa incalzante della Lega e si sente responsabile dell’incapacità del governo di tutelare i cittadini lombardi nei confronti di una criminalità “esterna”, “sudista”, “calabrese”.
Fu così che, nel “caso Ghedini”, dopo circa 15 anni l’amichevole “telefono blu” che funzionava a meraviglia collegando i “servizi” (si fa per dire) ai sequestratori entra in tilt.
Da “Roma” l’ordine è perentorio: liberate l’ostaggio! Non si può più concedere mano libera alla ndrangheta nel Nord; in Calabria si può ancora chiudere un occhio o tutte e due, ma in Lombardia assolutamente no.
Milleottocento uomini vengono aviotrasportati in Aspromonte e le forze dell’ordine ricevono istruzioni di mobilitazione generale su tutto il territorio nazionale.
Come ai tempi del sequestro Moro, ogni uomo in divisa viene ribaltato sulla strada.
Lo “Stato” fa sentire il fiato sul collo ai sequestratori, anche se il “caso Ghedini” sembra sia stato risolto più dalla “trattativa” e dalla “collaborazione” delle cosche che dalla pressione militare che, comunque, si è fatta sentire.
La ‘ndrina responsabile del sequestro viene individuata... e sicuramente non per un colpo di fortuna.
I sequestratori vengono braccati e chiusi in un’enclave tra l’alta valle del Torbido, Caulonia e Roccella. Contemporaneamente vengono circuiti promettendo loro, in cambio della immediata liberazione della ragazza bresciana, denaro e sconti di pena.
Una valigetta con soldi viaggia con discrezione e passa da una mano all’altra.
Dopo appena 29 giorni il capo della ndrina responsabile del sequestro, Vittorio Ierinò, si “arrende” e libera Roberta.
Chi aveva interesse a ucciderlo?
A quasi trenta ani di distanza un suo ex ndranghetista, tale Nicola Rocco Femia, dichiara ai magistrati: “So solo che i servizi ci mangiavano con i sequestri. Se arrivavano cinque miliardi, due miliardi se li prendevano i servizi”.
Il giorno dopo la liberazione di Roberta le campane, non solo di Centenaro ma di tutta la Valle, suonano a festa. Il principale giornale di Brescia titola a tutta pagina “Roberta è tra noi”.
Non saranno mai più tra noi molti sequestrati calabresi. Inoltre per il ritorno a casa di molti ostaggi della nostra zona, tra cui bambini, ragazze e ragazzi, le campane non suoneranno. Tutto avverrà con tanta amarezza e tristezza nel cuore. Sequestrati dalla ndrangheta, traditi e abbandonati dallo “Stato” che va ben al di là della componente “politica”.
Se per la Ghedini, la liberazione è stata possibile perché per gli altri ostaggi non lo fu?
In Calabria ci sono stati 180 sequestrati. Di questi 124 furono i calabresi. Su 180 sequestri fu fatta “giustizia” in non più di cinque casi.
Non è questa una pagina di storia che bisognerebbe riscrivere? Magari scavando con le mani nei segreti di Montalto dove fu scoperto il grande summit della ndrangheta. L’equivalente del famoso summit della mafia siculo-americana all’Hotel delle Palme di Palermo.
In entrambi i casi lo “Stato” apparentemente fece finta di non vedere ma in verità ha siglato un accordo con le cosche vincenti.
E all’accordo si allinearono quasi tutti: tantissimi politici, parte delle forze dell’ordine e dei magistrati, alti livelli della burocrazia.
Quindi sembra proprio che la Calabria sia stata “co-governata” dalla ndrangheta per scelta dello “Stato”. Dovremmo capire a che punto siamo!
Giampaolo Pansa sta rivisitando la Resistenza, atto di nascita della nostra Democrazia, e non per infangarla. Nelle stesso tempo si va riflettendo sul nostro “Risorgimento”, sulla “prima repubblica”, su “gladio”, sullo stragismo, sui rapporti Stato mafia in Sicilia, sulla P2, sul sequestro Moro.
In Calabria tutto viene lasciato a un “copia-incolla” di scrittori dozzinali e di regime che dicono in ogni occasione che la ndrangheta con i soldi dei sequestri si inserì nel mercato della droga. Questo lo sanno anche i bambini… ma basta?
Non pongo solo un problema di verità storica (che pure è importante) ma vorrei capire se il prisma opaco che, per decenni, ha assicurato complicità e impunità alla ndrangheta si è “suicidato” all’improvviso e senza lasciare eredi.
Oppure quel “prisma” – sia pure in altre forme – ha passato il testimone!
So per certo che la "lotta" alla ndrangheta è perdente! Se lo dicessi io sarebbe poca cosa; ma è la commissione parlamentare antimafia che, in settecento pagine, ha sottolineato la crescita, l’aggressività, la “geometrica potenza” della criminalità organizzata calabrese.
Solitamente non credo molto (anzi per niente) agli antimafiosi di professione; ma se così fosse, coloro che hanno sequestrato, sfruttato, succhiato alla lotta alla ndrangheta ne portano per intero la responsabilità. Sono stati “loro” il cuneo che ha tenuto fuori il popolo da questa battaglia.
Non ci può essere alcuna lotta alla ndrangheta che non sia, nello stesso tempo, lotta per la pari dignità, per il rispetto della persona umana, per una sostanziale uguaglianza dei cittadini.
Tutto il resto è fuffa, mera demagogia, menzogna.
Il “caso Ghedini” rimane “Top Secret”, quasi che quell’oscuro grumo oscuro di omertà e di sangue, di connivenze e di retorica, di teatralità e fulgide carriere antimafia, fosse ancora in grado di ostruire la verità e di tenere questa nostra Terra soggiogata ai poteri criminali che quasi mai coincidono con la sola ‘ndrangheta.

Autore: 
Ilario Ammendolia
Rubrica: 

Notizie correlate