La disamina del Direttore Generale di Bankitalia sulla questione meridionale

Dom, 11/02/2018 - 18:00

Provo a richiamare la vostra attenzione sul contenuto di un articolo apparso su “Il Foglio” del 20 settembre scorso. L’autore è Salvatore Rossi, attuale Direttore Generale della Banca d’Italia. L’articolo contiene una puntuale ed a tratti impietosa disamina delle principali differenze, economiche e sociali, che da sempre attanagliano il Sud se messo a confronto con il Nord del nostro Paese. Mai prima d’ora a mia memoria, ma può darsi che mi sbagli, un così alto esponente dell’Istituto, peraltro anch’egli meridionale , aveva così dichiaratamente manifestato il suo pensiero su un tema così delicato. Alcuni passaggi dello scritto aprono, a mio parere, una singolare finestra interpretativa sui mali che hanno sempre afflitto il nostro Meridione. Il lavoro di Rossi si ispira al Rapporto sul Mezzogiorno stilato nel 2000 dall’Ufficio Studi della Banca d’Italia, di cui lo stesso Rossi è stato per lungo tempo ai vertici. Spiccano, nel Rapporto, gli indici tra popolazione e pil prodotto nonché quelli riferiti alla disoccupazione ed alla povertà. Tutti gli indicatori hanno visto ed ahimè vedono il Sud in netto ritardo rispetto al Nord Italia ed alle medie nazionali.
Quel Rapporto del 2000 sottolineava inoltre come siano sempre esistiti flussi di redistribuzione del reddito da nord a sud, corrispondenti al differenziale tra le minori entrate tributarie del Sud (perché minore è il reddito pro-capite) e la spesa pubblica che, spalmata in tutto il paese in modo uniforme a prescindere quindi dal gettito tributario, dà luogo, di fatto, a quel travaso di risorse pubbliche dal Nord al Sud Italia, quantificato nel 4 per cento del pil nazionale.
Secondo Rossi, la gestione di quel travaso ha funzionato poco e male, a causa di una gestione dei servizi pubblici molto peggiore al Sud che al Nord, fattore questo che non ha fatto altro che perpetuare il divario tra le due parti del nostro paese. E per giunta anzi, quelle risorse aggiuntive si sono difatti trasformaste in macchine infernali per produrre ed incentivare corruzione e spreco. Quel Rapporto dell’Ufficio Studi auspicava, anziché il perpetuarsi del meccanismo di redistribuzione sommariamente sopra descritto, un utilizzo più efficace dei fondi strutturali europei, anche mediante l’applicazione di meccanismi di incentivo/disincentivo con l’obiettivo di ridurre il deficit di efficacia tra Nord e Sud. L’assunto era ed è che se i servizi pubblici al Sud funzionano meglio, anche le imprese producono meglio. Salvatore Rossi reputa quel Rapporto valido ancora oggi e si chiede da cosa dipende quel differenziale di efficacia dei servizi generali tra Nord e Sud d’Italia. Individua tre settori nevralgici per la vita sociale di un Paese: l’istruzione scolastica, la sanità e la giustizia e rammenta che il confronto degli indicatori funzionali di dette aree evidenzia il netto svantaggio del Sud rispetto al Nord Italia . E ciò non dipende, in alcuna delle aree indicate, da penurie di carattere finanziario. A titolo esemplificativo, si pensi solo che in campo educativo, mentre al Sud a 10 docenti corrispondono 1000 studenti, al nord lo stesso rapporto è di 9 docenti su 1000 studenti. Per gli altri indicatori la storia non cambia.
I “sociologi” attribuiscono quel “gap”, non già pertanto a carenze negli investimenti finanziari verso il Sud, bensì alla minore dotazione al Sud di “capitale sociale”, che ha principalmente a che fare con il senso civico dei cittadini, con la fiducia verso gli altri e con la partecipazione alla vita comunitaria.
Ma la domanda che si pone Rossi al termine dell’amara disamina è “Ma il capitale sociale di una comunità può cambiare o è immutabile?”. Qualche spiraglio Rossi lo apre. Il “capitale sociale” di una comunità può cambiare anche se è maledettamente difficile. Rossi richiama la società meridionale al senso del dovere ed a compiere uno sforzo nel provare a realizzare quel cambiamento. Ma come? Intanto facendo leva sui segnali di cambiamento già avvenuti in alcune isole felici dove c’è buona impresa privata e buona amministrazione pubblica. Ma ovviamente devono poi entrare in gioco le politiche pubbliche. Perché è certo che se la qualità dei servizi pubblici migliora anche l’ambiente civico migliora. Il governo nazionale, quando disegna una politica generale, dovrà prevedere quindi incentivi per i singoli funzionari locali che fanno bene, e scoraggiare coloro che fanno male, utilizzando strumenti come le riduzioni delle retribuzioni nette, la penalizzazione nelle carriere e nello status sociale. L’efficacia di tali misure dipenderà tuttavia dalla continuità temporale, coerenza e vigore degli interventi. Rossi ricorda che però quelle misure trovano un limite insuperabile nelle logiche elettorali. Gli incentivi (sussidi, bonus etc) fanno guadagnare voti, ma i disincentivi li fanno perdere. E non viene ovviamente colpito il furbetto dirigente che fa male, bensì il governo. Esiste difatti un retropensiero che ragiona in questi termini “Oggi è toccato a lui, ma domani potrebbe toccare a me”… subire quel disincentivo. Considerazioni di tal genere, afferma Rossi, non possono essere sottaciute se si vuol essere realisti, anche se, al termine del ragionamento, non esclude la possibilità che venga raggiunta una soluzione di compromesso. Non lascia dubbi di interpretazione quando invece afferma che la lotta all’illegalità deve essere affrontata dalla politica con coraggio e determinazione. Al Sud, in particolare l’abusivismo e la corruzione sono molto più presenti che non al Nord e l’irrogazione di sanzioni serie e sistematiche, sia penali che civili, deve essere applicata con vigore. Rossi rammenta, tra le fconseguenze di quei mali, i boschi incendiati dolosamente nel corso delle stagioni calde o le morti causate da smottamenti o terremoti che non dovrebbero esserci. Il successo del Sud quindi, a parere di Rossi, non è solo di carattere economico, bensì politico, sociale e culturale. E conclude affermando che esistono da un lato le analisi serie, intrise anche di dubbi, che utilizzano però dati attendibili e che si servono di indagini statistiche ed altri strumenti scientifici inconfutabili. Dall’altro lato esistono i proclami e le urla urlate. Occorre liberarsi di questi ultimi, esclusivamente effimeri ed illusori. Le prime richiedono tempo, intelligenza ed atteggiamento critico. Solo puntando su di essi, il Sud potrà un giorno “sorgere”.
Le considerazioni svolte da Salvatore Rossi non possono che essere condivise. Gli indicatori ripresi dal Rapporto dell’Ufficio Studi della Banca d’Italia riportano dati inconfutabili. Se si volesse tuttavia completare il quadro d’analisi, occorrerebbe discutere di altri fattori, che hanno ad esempio a che fare con la natura, anche antica, della gente di Calabria e/ o con i meccanismi di funzionamento che hanno prodotto l’attuale macchina burocratica e determinato la qualità dell’attuale dirigenza degli apparati pubblici.

Autore: 
Ernesto Campiti
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