La fabbrica tascabile calabrese che ha rivoluzionato il mondo dell'edilizia

Dom, 11/02/2018 - 12:20
Intervista a Francesco Tassone

In un paese con meno di 1000 abitanti, sul cucuzzolo dell’altopiano delle Serre vibonesi, Francesco Tassone, giovane ingegnere, e il fratello Luigi hanno fondato la Personal Factory. Qui è stata data alla luce una fabbrica tascabile che ha rivoluzionato il mondo delle costruzioni. Partendo dalla costatazione che i materiali per l’edilizia sono composti per il 98% da sostanze leganti e inerti come sabbia, cemento, calce - prodotti reperibili ovunque - e per il 2% da reagenti chimici, Francesco Tassone ha creato una piccola macchina elettronica, Origami, che consente ai rivenditori di materiali edili di produrre malte al posto delle grandi fabbriche. In casa propria, a km zero. Dopo aver indicato al computer il prodotto di cui ha bisogno, il rivenditore inserisce cemento e materiale inerte che trova in loco e aggiunge il 2% del composto chimico prodotto dai fratelli Tassone. In un’ora la macchina è in grado di sfornare una tonnellata di malta, ovvero quanto prodotto da una fabbrica di grandi dimensioni. Partendo dalla Calabria questo processo edilizio innovativo ha varcato i confini nazionali imponendosi con forza nei mercati africani, dove è in atto una crescita del settore dell’edilizia residenziale che deve, però, fare i conti con le difficoltà logistiche del territorio.
Nel 2006 dà alla luce la sua creatura: Origami. Perché le ha dato questo nome?
La motivazione ufficiale è molto semplice: così come un origami parte da un foglio e può prendere innumerevoli forme, allo stesso modo il nostro impianto da poche materie prime può creare decine di prodotti. Il nome però ha altri vantaggi: è comprensibile senza fraintendimenti e difficoltà di pronuncia in quasi tutte le lingue ed è associato al concetto di perizia in un lavoro artigianale.
Ha usufruito di finanziamenti regionali, statali o europei per avviare la sua attività?
Il progetto per la sua complessità ha avuto una lunga gestazione. Il primo prototipo è stato realizzato con un mutuo decennale a tasso agevolato la cui ultima erogazione, tanto per constatare l’efficienza dei finanziamenti pubblici, è stata erogata lo scorso anno, dopo 10 anni. L’azienda Personal Factory è stata fondata nel 2009 con il primo investimento di fondi di Venture Capital nella storia del sud Italia. Ancora oggi penso che siamo solo in due in Calabria ad avere attratto investimenti in capitale di rischio. Nel 2013 abbiamo fatto un grosso progetto di ricerca finanziato con la programmazione PON insieme a ENEA e UNICAL, in cui abbiamo dimostrato la fattibilità di malte al 100% provenienti da materiali da riciclo. Come dimostratore tecnologico abbiamo anche realizzato una piccola imbarcazione in malta ad alte prestazioni che rimasta quasi un anno in mare. Sempre in ambito ricerca abbiamo fatto altri piccoli progetti con il Polo Materiale nel TECHNEST all’UNICAL, e oggi sempre con UNICAL stiamo realizzando un progetto molto avanzato sull’evoluzione dell’impianto (oggi riservato). Siamo stati destinatari di tre Seal of Excellence della commissione europea sullo SME2 e vincitori di una ventina di premi internazionali. L’ultimo dal global Tech Tour a Rotterdam.
Dopo aver progettato il modello base per produrre malte cementizie, oggi la sua azienda ha creato dei robot in grado di sfornare materiale da design. Come funzionano?
In realtà l’impianto è lo stesso, già dalle origini il sistema è nato per produrre prodotti da design in polvere. Per avere un’idea: il Vanke Pavillion all’EXPO e la Nuvola di Fuksas sono stati realizzati con i nostri prodotti. Il motivo sta nelle basi del principio Personal Factory. Per fare un prodotto di design ho bisogno di una tecnologia che permetta la più bassa contaminazione tra processi, la più elevata qualità del materiale, in piccole quantità il più vicino possibile all’utilizzatore finale del bene. Un poco come succede quando compro una pittura colorata in un rivenditore o colorificio. L’idea è uguale solo che applicata al mondo “polveri” riguarda l’intero processo.
Sta già pensando a nuove macchine da impiegare nella produzione di smalti per rivestimenti. Sarà possibile produrre rivestimenti sul posto grazie a una capsula, lo stesso principio delle macchinette del caffè. Ci spieghi meglio...
È già così per tutti i nostri clienti. La Personal Factory è fornitrice di una soluzione integrata fatta di un impianto robotizzato - meccanica, elettronica e software - il tutto realizzato a Simbario e di una consumabile chimico, “le capsule”, che rappresenta circa il 2% del prodotto finito, che è sempre realizzato in un secondo stabilimento a Simbario. Il cliente si procura in loco le materie prime “povere”: sabbia, cemento, calce, gesso etc.
Inizialmente si è posto la domanda se crescere o restare in Calabria. Crescere restando in Calabria non è possibile?
Non è un’idea, è una costatazione. Comprovata da qualsiasi dato statistico. Noi non siamo né turismo, né agroalimentare ma produciamo alta tecnologia di processo - meno del 1% del nostro fatturato è realizzato in Calabria. Quindi non abbiamo nessun vantaggio “territoriale”. La crescita industriale, robusta, non è frutto della semplice capacità del singolo ma della competitività di un ecosistema. Fino a un certo punto si compensano queste mancanze con il lavoro individuale, oltre un certo punto c’è un tetto di cristallo. Se io oggi volessi assumere un disoccupato cronico, magari semianalfabeta, che già potrei pagare pochissimo, ho un ventaglio di agevolazioni fiscali enormi. Se voglio assumere managers di esperienza che servono a far crescere l’azienda devo prevedere almeno il 30% in più che in Brianza. Bisogna, poi, considerare che quelli bravi non si spostano con famiglia a seguito, dal momento che il pronto soccorso più vicino è l’aereoporto di Lamezia Terme. A che scuole mandano i loro figli? I territori competitivi hanno la capacità di attirare talenti. Hanno banche e infrastrutture che funzionano. Quali sono gli asset forti che oggi la Calabria ha per essere competitiva?
Qualche anno fa in un’intervista a Repubblica ha dichiarato: “La Calabria è marcia a tutti i livelli, dal consiglio regionale all’usciere. È ancora di questa opinione?
Il difetto delle democrazie è che nonostante tutto sono rappresentative. Per cui sono una fotografia, magari sbiadita e un poco distorta della società. Io ho il sospetto che siamo contro la raccomandazione, le ruberie, l’inciviltà del vicino di casa. Citando il mio presidente di Unindustria, Colacchio, accettiamo come se niente fosse che ci definiscano e ci definiamo grigi. Se una persona, un’azienda è onesta, lavora, paga tasse e contributi non si raccomanda, non corrompe è Bianca. Per questo ha dei diritti che devono essere rispettati in tempi certi e deve essere possibilmente premiata. Se non si è così, si è Neri e bisogna usare tutte le forze, l’intelligenza per perseguire ed espellere dalla società queste persone/aziende. Si tollera invece un’immagine della Calabria grigia, dove chi è bianco prende mazzate e non ha diritti, chi è nero può stare tranquillo. Siamo una società che non conosce più la differenza tra giusto e sbagliato e invece di fare una rivoluzione pretende che la faccia qualcun altro, sperando di salire poi sul carro del vincitore. La colpa è sempre di qualcun altro.
Perché allora è rimasto a Simbario?
Quando si avvia un’azienda, si parte da dove si ha qualche risorsa, un nucleo familiare, i primi collaboratori, etc. L’azienda cresce piano piano non nasce grande e strutturata. Ogni start-up che si rispetti ha bisogno di un garage e il mio si trovava a Simbario. Poi io faccio parte di una minoranza della società estremamente privilegiata, faccio un lavoro gratificante per cui posso dire di vivere decentemente anche in Calabria. Ma sono cosciente che non si tratta di opportunità di cui tutti possono godere.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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