La gita cancellata alla Bello-Pedullà-Agnana? Una questione di inciviltà

Lun, 15/05/2017 - 13:01

Carissimo direttore,
leggo la nota del tuo giornale sulla mancata effettuazione dei viaggi d’istruzione dell’istituto da me diretto mentre mi trovo sul Frecciarossa 9563 Firenze-Napoli. Non è mia intenzione soffermarmi sui motivi che mi hanno spinto a bloccare la partenza dei viaggi dei ragazzi, perché verrei meno alla mia deontologia professionale nel momento in cui chi di competenza è chiamato a pronunciarsi sulla legittimità o meno della mia decisione. Una cosa è certa: è mia intenzione rivendicare in tutte le sedi il diritto legittimo della scuola e delle famiglie di scegliere, di domandare, di volere una determinata qualità del servizio e non di farcela imporre. Non mi riferisco all’idoneità dei mezzi che non discuto, perché l’accertamento è di competenza degli organi di polizia e, nel caso in questione, non viene messa assolutamente in discussione; mi riferisco alla scelta qualitativa del servizio che appartiene solo a chi lo richiede e non a chi lo deve offrire: nel nostro caso è stata aggiudicata il 14 marzo 2017 una gara per la fornitura di mezzi di trasporto immatricolati tra il 2015 e il 2017. Per quanto mi riguarda, la scelta è stata conseguente: o gli alunni della mia scuola viaggiano su tale tipologia di bus o non vi sarà mai la mia autorizzazione.
In questa vicenda c’è certamente una presa di posizione di rivendicazione giuridico-economica che non consente al fornitore, una volta affidato il servizio, di venir meno agli impegni assunti (garanzia questa di tutela dell’utenza e non una mia scelta capricciosa); ma c’è, anche, un motivo di giustizia nella sua accezione più ampia. Di questo vorrei parlarti mettendo a confronto un modo di fare servizio nella nostra terra rispetto ad altre parti del Paese che colgo meglio stando seduto nel salotto del Frecciarossa 9563 sul quale sto viaggiando.
Prima di salire sul treno a Santa Maria Novella ho fatto una fugace puntata al Terminal di Fortezza del Basso destinato agli autobus GT che accompagnano giornalmente e senza tregua a Firenze frotte di turisti provenienti da tutto il mondo. Ebbene in quasi mezz’ora di sosta annoto decine e decine di autobus nuovi fiammanti e di ultima generazione provenienti dal Nord, dal Sud e da paesi europei come Germania, Austria e Spagna. Entro nella Stazione Santa Maria Novella e i binari sono invasi di Frecciarossa e Italo firmato Giugiaro con destinazione Milano, Torino, Venezia, Roma e Napoli con partenza intervallata massimo di un’ora. Nello spazio di due o tre ore si raggiungono queste città in tempi e confort che hanno letteralmente messo in ginocchio il traffico aereo interno. Quando avremo noi questi servizi? Quando verremo messi nelle condizioni di vivere in tale contesto di civiltà? Ne abbiamo o no il diritto!
Come collegare logicamente questo discorso con il mio stop alle partenze dei ragazzi per i viaggi d’istruzione? C’è un collegamento, e come!
Lo Stato, in questo profondo Sud, dopo tanti gargarismi su sviluppo e turismo ci fornisce servizi di trasporto fatto di treni formato scatolette che sferragliano semivuote sull’unico binario che costeggia il litorale jonico e autobus di linea (spesso acquistati con il concorso di cospicui finanziamenti pubblici), nel migliore dei casi, rimessi a nuovo con cura e reimmatricolati dopo aver fatto brillante carriera all’estero. Contro lo Stato inadempiente abbiamo il diritto-dovere di scagliarci, nonostante le innumerevoli sconfitte, imbracciando con vigore e decisione le armi della politica, sia nelle piazze che nelle urne. Il vostro giornale, penso agli articoli dell’amico prof. Ilario Ammendolia, è su questa linea e mi fa piacere. Ma vogliamo, almeno, essere determinati quando siamo noi a chiedere e a individuare il fornitore del servizio? O dobbiamo fare i Pilato della situazione e soccombere ai voleri di fornitori furbi che vogliono rifilarci i servizi a loro meglio graditi? Mi chiedo: è un nostro sacrosanto diritto, almeno quando paghiamo direttamente noi il servizio, di scegliere come e quando viaggiare o, anche in questo caso, chi offre la fa da padrone? Abbiamo diritto come gente del Sud di viaggiare su autobus pagati da noi e scelti da noi o dobbiamo rassegnarci a prendere al volo quello che passa il convento? Dobbiamo assecondare la convenienza del privato imprenditore che vuole fare affare con il pubblico credendolo sempre distratto e accomodante o dobbiamo mettere al centro il nostro diritto-dovere di pretendere di salire sugli stessi autobus sui quali hanno l’opportunità di viaggiare gli utenti di altre parti del nostro Paese e d’Europa? È marziano, forse, questo discorso o è legittima aspirazione di chi ritiene di appartenere al rango della civiltà?
Questa variante di giustizia, nell’accezione più ampia del termine, è alla base della mia decisione di sospendere i viaggi d’istruzione. Spero di poter portare queste ragioni alla vittoria nelle aule di giustizia e, nel frattempo, sono certo di trovarmi in buona compagnia di tanti uomini e donne di questo territorio non rassegnati a subire decisioni altrui lesive delle legittime aspirazioni di civiltà. Bastano e avanzano quelle imposte da uno Stato assente che ci relega ogni giorno al rango di cittadini di serie B. Se io cittadino sovrano, nell’esercizio della mia funzione pubblica, pretendo per i ragazzi un servizio del tipo di quello indicato nell’atto di gara (prima immatricolazione dal 2015 al 2017), ritengo di esercitare, prima ancora di un legittimo diritto, una scelta di giustizia quella che dobbiamo impartire tra i banchi di scuola non con la sfilza di “progetti legalità”, ma con la dura, chiara e insostituibile legge dei buoni comportamenti.   Confesso a te, caro direttore, e ai lettori di Riviera il mio stato d’animo di uomo del Sud spesso sconfitto sul piano della giustizia sociale; ma non disposto a sottostare ai veti della rassegnazione. Sono certo di trovare nella Riviera un compagno di viaggio su questa strada impervia!

Vito Pirruccio
Dirigente Scolastico dell’istituto Comprensivo “M. Bello – G. Pedullà – Agnana” di Siderno

P.S.
La presente nota è stata condivisa dalla componente genitori del Consiglio d’Istituto

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