La maligredi, la maledizione di chi è nato in faccia allo Ionio

Dom, 18/03/2018 - 18:00

C’è per i calabresi una cosa più vasta dello Jonio. È la rivoluzione ma non è da tutti saperci nuotare dentro. È per i tipi come Papula il cui vento impetuoso ha osato sfidare lo Zefiro per poi mettersi contro tutti: padroni, malandrini, preti, politici e carabinieri. Contro chi si dice Stato ma Stato non è. Papula arriva ad Africo per liberarla da calli, sudore e usurpazioni, per salvarla dall’atavica condizione di “posto maledetto dove si sconta il peccato e si va via”. Per insegnare che c’è qualcosa che può fregare lo Stato: il sogno e le favole, due doni grandi che hanno i bambini. Papula conosce la storia di un Aspromonte diverso, terra di eroi, non solo di vinti. E in un Aspromonte così la rivoluzione è possibile: Stato contro “uova di gallo”, perché “l’azione è il fatto più magnifico che c’è”.
Papula è il samurai senza padrone del nuovo romanzo di Gioacchino Criaco, “La maligredi”, in cui viene narrato per la prima volta il Sessantotto aspromontano, un tempo in cui i paesi della Locride si spaccarono fra chi chiedeva favori e chi pretendeva diritti.
Nicola, Filippo e Antonio dei dritti senza berritta storta... Per colpa di chi?
Sono tre ragazzini che iniziano un percorso di criminalità minima, ancora reversibile.
La grande colpa del mondo criminale organizzato è di avere instradato i ragazzi delle rughe al crimine, di avergli fatto credere che non c’era altra via possibile.
A dare una sterzata alle loro vite, il ribelle Papula che ai loro occhi diventa più dritto di tutti gli gnuri e i don. E così alle favole di gnura Cata si mescolano le favole di Papula. Passato e futuro. Che peso hanno le favole nella rivoluzione?
Papula arriva a spiegare che c’è una via nuova: si chiama libertà. I cunti delle vecchie narrano di una lotta perenne per la libertà e di una storia antica fatta di unione, di comunità, corse solidali, le sole in grado di rispondere ai bisogni popolari.
Uno come Papula figurerebbe oggi tra gli eroi ufficiali dell’antimafia?
Papula è un eroe vero, del popolo calabrese ma come per tutti i rivoluzionari non c’è posto nell’artefazione della retorica antimafiosa dominante. Lui si è opposto sul serio a ogni prevaricazione che fosse mafiosa o padronale. Ma in fondo a molti ha fatto comodo pensarlo come africoto e, in quanto tale, irredimibile.
Prima della rivoluzione capeggiata da Papula, Africo aveva conosciuto un altro ribelle Don Santoro Motta. Che differenza c’è tra i due?
Africo ha una storia costante di ribellione. Ogni epoca ha avuto la propria lotta, figlia di una cultura endogena ribelle. Tra gli eroi popolari africoti, Papula è il meno compromesso nella sua storia, non c’è stato spazio per alcun accordo col nemico. Libertà o nulla. È lotta senza resa.
Perché lo Stato non ha voluto che gli africoti diventassero migliori?
Lo Stato o non ha capito o se ne è fregato di Africo e del Sud. L’ha lasciato in pasto a un potere locale rapace e spietato.
La Maligredi è una maledizione ma anche una brava attrice. Che ruoli sa interpretare?
La Maligredi ha interpretato i diversi ruoli di una maledizione che in modo differente ha divorato migliaia di tartarughine nate in faccia allo Ionio.
Torna prepotente la figura femminile. In Anime nere le donne sono custodi dell’odio, ne Il Saltozoppo tifano per l’amore. Ne La maligredi?
Nella Maligredi ci sono le madri, mamme di gelsomino, che tornano dopo aver lavorato per tutta la notte nei campi e nascondono la fatica dietro il profumo del gelsomino. Fanno le madri e poi sono compagne e in prima fila in ogni lotta che potrebbe salvare i loro figli.
Grazie alle madri e a Papula, per Africo è stato un destino da anime meno nere?
Africo è stato il luogo di un sogno meraviglioso creato dalle donne e da Papula e chissà che il sogno non torni con le sue bandiere rosse e nere.
Mentre scrivevi La Maligredi pensavi a una sua possibile trasposizione cinematografica?
E certo, non sarebbe male farci un film per mostrare a tutti quanti che gli africoti, i meridionali hanno provato a essere migliori. E quanto potente fosse ed è l’esercito che hanno avuto e hanno contro.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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