La nascita di un Re mancato

Lun, 21/01/2019 - 17:20
I briganti

Il 16 gennaio è una data importante per molti. Dovrebbe esserlo per tutto il sud, ma, come è risaputo, la storia la scrivono i vincitori, i quali omettono spesso (e volentieri) fatti che potrebbero infondere un senso di orgoglio e di appartenenza a una terra martoriata che non attende altro che un po’ di rivalsa. Non sia mai che adesso alzino la testa questi meridionali! Una volta il sud della penisola non era ciò che è ora, ma vogliono farci credere questo. Certamente non tutti stavano bene, ma sfido a trovare, nell’arco di millenni, un regno in cui tutti se la passassero bene. Malgrado tutte le menzogne scritte sui libri, di scuola soprattutto, la verità viene sempre a galla, così come molti documenti celati per anni. Non sto qui a parlarne, perché basta un click per scoprire cose nuove. Chi è curioso, curioserà. Voglio invece ricordare un uomo che fu strappato al suo destino, additato come colui che affossò un regno, ornato da un epiteto spinoso come “Franceschiello”. Uno spirito, oltre alla sua qualifica nobiliare, che lo innalzava più in alto di molti altri re longevi, che invece ebbero la possibilità di regnare e di portare a termine un sogno.
Francesco II di Borbone fu l’ultimo Re del Regno delle due Sicilie. La gloria del sud è morta con lui. Fu l’ultimo re a governare queste terre, sacre e misteriose, oggi non capite. Parlava napoletano, era persona di cuore. Ebbe appena il tempo di prendere il comando, poiché dopo soli 18 mesi subì un attacco non dichiarato, un vile attacco dal regno di Sardegna. Non starò qui a scriverne oltre perché altri meglio e più di me possono farlo. Nel giorno in cui alcuni, ormai molti, ricordano la sua nascita, riporterò celebri frasi rivolte al suo popolo, rimaste indelebili nella carta e nel cuore, scritte quando ormai la sconfitta era vicina.
“Io sono Napolitano; nato tra voi, non ho respirato altr'aria, non ho veduti altri paesi, non conosco altro suolo, che il suolo natio. Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno: i vostri costumi sono i miei costumi, la vostra lingua la mia lingua, le vostre ambizioni mie ambizioni.”
“Se così è, io mi reputo onorato di essere un brigante. (…) io non rinnego, né rinnegherò mai coloro che combattono in mio nome…"
“Io non soffrirò… che mi si pongano condizioni o mediazioni o che se ne discuta punto. Sarò povero come tanti altri che sono migliori di me; e ai miei occhi, il decoro ha pregio assai maggiore della ricchezza.”
“Tutte le lagrime dei sudditi miei ricadono sopra il mio cuore, …comunque grande sia la mia catastrofe e meschine le mie risorse, io sono re, e come tale, io debbo l’ultima goccia del sangue mio e l’ultimo scudo che mi resta ai popoli miei.”
“… il dover di Re, l’amor di padre mi comandano di risparmiare lo spargimento di sangue che nelle presenti circostanze non sarebbe che la manifestazione di un eroismo inutile. (…) Mercé vostra è intatto l’onore dell’esercito nelle Due Sicilie; mercé vostra il Sovrano potrà con orgoglio levare alta la fronte." 

Autore: 
Brigantessa Serena Iannopollo
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