La politica è lo specchio della società

Ven, 24/05/2019 - 20:00

In un episodio della serie televisiva “Vikings”, il conte Ragnar dice a un messaggero: “Dì alla tua regina di venire da me domani né da sola né accompagnata, né nuda né vestita, né affamata, né sazia”. Il giorno dopo, Aslaug, figlia della strega reale Brumilde, arriva con al guinzaglio un lupo, con addosso una tunica con squarci generosi, mordendo una mela: aveva trovato una soluzione a tutto, superato condizioni e contrasti che non sembravano superabili. Si possono abbandonare le rigidità e assumere le decisioni più adatte senza mandare in tilt il Paese? C'è chi riesce a puntualizzare tutto, ma proprio tutto tra ciò che e legalità e ciò che è giustizia? Ci potrà essere un ragionamento di mezzo tra quelli che insultano l'Elemosiniere del Papa per la vicenda dell'allaccio dell'energia elettrica nello stabile di Roma occupato abusivamente, la violazione che ha operato della legge, e quelli che vogliono completare il ragionamento, tenendo in grande considerazione la tragica condizione di quelle persone? Tra quelli che considerano Mimmo Lucano un pericoloso bandito e quelli che pensano che possa farsi le regole da solo? Si può discutere insieme della “grandezza” di Bill Gates e della fantastica solidarietà che mette in atto e delle povere condizioni della manovalanza che utilizza nei paesi asiatici? Non dobbiamo dividerci senza neppure abbozzare una soluzione oltre il nostro inderogabile punto di vista, anche se sappiamo che i modelli e le scelte vengono fuori dal libero gioco democratico, dai consensi che si accordano quando essi non sono dati in condizione di “cattività”, come avviene nei regimi o, anche, manipolandolo il consenso. Chi accetta l'accoglienza tout court (la difesa della vita è l'essenza della fede) deve anche collaborare per gestire i salvataggi in mare (solidarietà, progetti, responsabilità), chi vuole alzare un “muro” non può operare con il rosario in mano. Si deve trovare una soluzione che porti con sé tutto il rigore che serve nella gestione del fenomeno, per regolarizzare i flussi, intervenendo alla radice, nei paesi di partenza, e lavorare alla integrazione dentro il sistema economico e sociale dei Paesi europei. Di tutti i Paesi europei, ma senza intanto chiudere gli occhi davanti a chi annega o a chi è totalmente spogliato della sua dignità. Una strategia ragionata, insomma, che venga fuori da un'idea di confronto che può mettere d'accordo una società dedicata al progresso. Leggiamo due tra le migliaia di “francobolli” destinati da una penna “ostile” a Berlusconi: “Ha vinto lui perché, se non avesse vinto, Beppe Grillo farebbe ancora il comico”; “Ha vinto lui perché all'Aquila non ha fatto niente, ma lo ha fatto evidentemente così bene che lo scorso febbraio han rivotato lo stesso centrodestra di prima”. Il centrodestra si sposta su Salvini, il Partito Democratico non riesce a dimostrare niente di quello che era il credo della sinistra, una società nuova, con una morale autentica, che trovi la vita nel lavoro e nei diritti. Berlusconi, Grillo, Renzi, adesso Salvini, il loro consenso è venuto fuori dalle urne. E si rispetta. L'auspicio - c'è chi vuole abolirla questa parola - è che l'Italia sappia con quali politiche “stare in Europa”, con quale “profilo” presentarsi, come poter avere “risultati” convincenti. “Una forza che diventa un volo che realizza un sogno”. La politica è lo specchio della società, e viceversa. Ci hanno scritto dei libri. Siamo chiamati in causa tutti.

Autore: 
Franco Crinò
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