La potenza del Festival

Dom, 28/08/2016 - 14:57

36 anni fa. 2 settembre del 1980, ore 21. Nel cortile delle scuole elementari, Randy Weston, pianista afroamericano, si siede al pianoforte ed inizia a suonare quella che sarebbe divenuta una storia straordinaria.  La storia del Festival Jazz Rumori Mediterranei di Roccella.
Suonava una musica strana, che nulla aveva a che fare con la nostra tradizione musicale. Una musica che però parlava e parla il linguaggio universale della voglia di libertà, di riscatto, di confronto e contaminazione, di futuro e di progresso. Per questo, quella musica che poteva sembrare folle voler fare suonare a Roccella, fu capita ed amata.
Il Senatore, come al solito, aveva visto bene. Aveva prima di tutti intuito la forza politica dirompente del progresso culturale di una comunità come unico strumento di affrancamento da logiche perverse di vassalismo politico o di subcultura mafiosa.
Dopo 36 anni possiamo dire, e tutti saranno concordi, che quella visione si è realizzata e che il Festival è stato qualcosa che è andato ben oltre la semplice rassegna musicale: è stato per Roccella, per la Locride e per la Calabria un eccezionale strumento di progresso sociale, culturale e politico.
Ho parlato volutamente al passato. Per dare il senso del rischio che avremmo potuto correre dopo che il Senatore ci ha lasciati. Ma dopo che abbiamo visto quello che è successo dal 13 al 22 agosto, anche se la strada ancora è lunga, qualcuno può dire che il Festival è morto? Che non ha più futuro? Che non ha più senso?
Per 35 anni il Festival ha vissuto sulla presenza trascinante del suo ideatore. Ciò che lui ha costruito nel tempo, il suo carisma, l’amore della sua gente, hanno fatto sì che la 36esima edizione, la prima senza di lui in prima fila, abbia vissuto la forza travolgente della sua assenza.  Quella forza che in ognuno delle decine di volontari, dei collaboratori, dei dipendenti comunali, dei semplici spettatori, ha generato la voglia di assumere la piena responsabilità di fare il proprio pezzettino per non far morire il Festival. Perché a lui era dovuto questo omaggio.
Dal 13 al 22 agosto Roccella è stata Jazz come non avveniva da decenni. Per le sue strade, ogni sera, per 9 sere consecutive, si è sentita musica straordinaria. Un esercizio commerciale si è inventato l’aperijazz per introdurre i concerti al teatro. Tantissimi si sono messi a disposizione della manifestazione, tantissimi volevano fare qualcosa di utile. I dopo Festival sono nati così, non programmati: voluti e partecipati per continuare la magia dei concerti fino a tardi. Il 22 agosto al dopo Festival tutti dicevano: ora abbiamo di fronte solo due parole: Jazzy Christimas, l’appuntamento di Natale.
È stato facile fare tutto questo? No. E non per la fatica che abbiamo fatto assieme ai direttori artistici, ai dipendenti comunali, ai volontari ed ai collaboratori. Non è stato facile per lo stesso, costante e ripetitivo motivo.
In tutta Italia e in tutto il mondo produrre cultura costa. In alcune parti d’Italia questi costi le sopportano istituzioni locali finanziariamente ricche, gli sponsor istituzionali (le banche, le società in house, le fondazioni private), gli sponsor commerciali, le entrate da bigliettazione.
In Calabria no. In Calabria si può produrre cultura solo a tre condizioni. La prima è che ci sia un forte sostegno pubblico. La seconda è che quel sostegno sia assicurato per un ragionevole arco di tempo. La terza è che chi produce cultura abbia adeguata capacità finanziaria per anticipare i costi prima della erogazione del contributo.
Vogliamo sperare che la Regione capisca, dopo quello che è successo quest’anno, la necessità di preservare come bene prezioso le non numerosissime realtà regionali capaci di produrre cultura. Che spesso vengono confuse con i promoter che acquistano concerti o pacchetti di rappresentazioni teatrali che possono essere visti in ogni altra parte d’Italia. O addirittura con le Pro Loco o altre associazioni di promozione turistica che organizzano bellissime manifestazioni turistiche. I recenti impegni annunciati a proposito dal Governatore Oliverio fanno ben sperare. Ma sia chiaro che non potremmo tollerare più quello che è successo quest’anno: vedersi ridurre il contributo in due giorni dall’80% al 50% delle spese ha messo in serio rischio lo svolgimento stesso della manifestazione. Agire così significa non solo non sostenere ma addirittura uccidere chi produce cultura in Calabria.
Roccella Jazz 2016 ha dimostrato concretamente come la cultura sia capace di costruire valori positivi di appartenenza, di orgoglio, di confronto e di crescita. Che un evento culturale può fondare una comunità e contaminare il territorio, come dimostra la sensibilità del Comune di Siderno che ha voluto fortemente che una delle serate in programma fosse realizzata sul suo territorio.
Dopo quello che è successo dal 13 al 22 agosto è chiaro che il Comune di Roccella difenderà sempre il suo Festival Jazz perché uno dei suoi beni più preziosi, un elemento fondativo della sua comunità. Ma non lo consideriamo una nostra esclusiva. Vogliamo e crediamo che nei prossimi anni il Festival possa divenire uno dei biglietti da visita internazionali di un intero territorio: quello della Città Metropolitana.
Ho la netta impressione che Sisong sarà ricordato a lungo.

Autore: 
Vittorio Zito, Vicesindaco di Roccella Ionica
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