La ricerca di un “mi piace” non deve essere esistenziale

Dom, 04/02/2018 - 17:20
Lo Zibaldone

Il Presidente Mattarella ha ripreso gli italiani che avrebbero l’intenzione di non andare a votare: “Troppo comodo lamentarsi – ha detto in sostanza – non ci si può limitare a guardare”. A tal proposito, è calzante citare Antonio Gramsci (“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”). Tutto ciò premesso, credo che il capo dello Stato abbia fatto un tentativo di ribaltare il problema, pur partendo da assunti legittimi. Chi non si reca alle urne (cosa sbagliata in tutti i sensi e sempre) - o almeno parte di essi - non lo fa per moda, disaffezione alla politica in generale, ma per un altro, forse più semplice, motivo: non si sente rappresentato da nessuno. E tanto meno da questa politica, che dimentica presto e si attorciglia su se stessa, che promette qualsiasi cosa, torna indietro e che parla alla pancia e poco al cervello, non mette quasi mai insieme proposte e ragionamenti approfonditi e concreti. Prende più piede, inoltre, la “politica” del sospetto. A volte si dimentica, irragionevolmente o in perfetta malafede, il danno che si può provocare semplicemente adombrando una fattispecie. I Latini facevano un distinguo fra il dicunt e il dicitur, come fra il de visu e il de relato. Si rendevano conto della differenza tra il riferire una notizia, anche vera, sic et simpliciter e il tentativo di propalare la medesima con l'allusione ad un comportamento scorretto. Viviamo in un momento in cui la comunicazione ha assunto una dimensione molto importante. A tutti viene data la possibilità di utilizzare i social. Ma questi sono soltanto strumenti. Faccio un esempio. Consideriamo il coltello. È indispensabile all'uomo per tagliare ma si può anche uccidere. Il social, quindi, non è in se stesso negativo ma, come strumento, dipende dall'uso distorto o meno di chi lo utilizza. La giusta dialettica politica deve essere la contrapposizione legittima fra diverse idee ritenute idonee per affrontare e risolvere il problema. Però, perché ciò avvenga è necessario che ci siano le idee in quanto se uno degli interlocutori ne è privo, la dialettica non può esistere. Gli avversari politici (che io definisco concorrenti in quanto dovrebbero essere animati dallo stesso fine - il bene della comunità -) non dovrebbero, quindi, dedicarsi esclusivamente alle subdole insinuazioni ma confrontarsi positivamente e non essere contro, come direbbe Totò, “a prescindere”. La ricerca spasmodica di un “ mi piace”, assurto a squallido riscontro per giustificare il proprio inutile e vacuo essere, non deve divenire esistenziale. Purtroppo, però, per questi sciocchi scribacchini del falso, a volte le cose vanno diversamente e arriva la verità. Senza se e senza ma. Capita.

Autore: 
Tonino Carneri
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