La stretta di mano che ferisce la Chiesa

Dom, 13/07/2014 - 15:44

Giuseppe Giarmoleo

Vi è un modo di fare informazione, sempre più presente anche nei media italiani, che dovrebbe allarmare tutti coloro che amano la libertà. Mi riferisco alla  "macchina del fango", alla "gogna mediatica" o, semplicemente, ad un modo di informare che dà voce solo ad una delle parti in causa, magari distorcendo le parole della parte "sgradita" oppure utilizza modalità più sofisticate di suggestione e di distrazione: è così che l'informazione, anche sulle reti pubbliche,  diviene "propaganda".  I pericoli insiti in questi processi di "informazione-formazione", ormai resi molto efficaci, sono così pericolosi per i singoli, per i gruppi e per le istituzioni da mettere in dubbio la realtà della democrazia. Un esempio recente è il caso della "processione di Oppido". La "notizia" è arcinota e non intendo commentarla; interessa, in questa sede, evidenziare "come" i media si sono occupati della questione poiché si tratta di un classico esempio di "gogna mediatica". I telegiornali, i giornali e i siti web hanno dato la notizia senza avanzare dubbi circa la verità dei fatti, senza dare voci a tutte le parti coinvolte nella vicenda: una condanna senza attenuanti,  ancor prima di ogni inchiesta giudiziaria o giornalistica. Così funziona la "macchina del fango"! Non interessa la verità, interessa colpire, ferire, eliminare l'obiettivo. Nel caso specifico la "notizia" era particolarmente appetitosa per i supremi censori della "morale pubblica": la vicenda riguardava la Calabria e la Chiesa: insomma, una sorta di "tombola" mediatica. Ciò significa che i fatti di Oppido sono stati  inventati da un maresciallo in malafede o confuso? No, non è questa la mia convinzione e senza dubbio, se le cose sono andate come è stato detto e ribadito più volte, il giudizio da cittadino e da cristiano è di condanna senza "se" e senza "ma". La mia attenzione, ritorno a dire, è su come è stata proposta questa vicenda: un modo di informare che  condanna prima ancora di accertare, di ascoltare di verificare. Peraltro, la questione che stiamo analizzando è solo l'ultimo capitolo di un attacco mediatico che si prolunga da anni: un vero progetto, forse, di annientamento della Chiesa cattolica che si realizza con menzogne, distorsione dei fatti, resoconti parziali e tendenziosi: anche quando i media sembrano esaltare le parole del Papa riescono a mentire, a generare confusione, come avvenuto anche in occasione della visita pastorale a Cassano. Infatti, un altro modo per colpire la Chiesa è di concepirla come una società di "puri", quando, fin dall'inizio, è stata, ed è; una comunità di peccatori che lottano contro il male che c'è fuori e dentro se stessi: un ospedale da campo come ha detto Papa Francesco che cerca perdono e si rivolge, in modo particolare, ai peccatori più incalliti, ricordando loro la verità, ma ancor più, amandoli: sull'esempio di Gesù, l'Unico puro e giusto! Si tratta di fatti che interessano solo i cattolici?  Forse farebbero meglio i tanti, che si fregano le mani soddisfatti mentre sogghignano, a preoccuparsi? Di certo vale la pena riflettere: oggi la gogna è per la Chiesa e, per altri motivi, per  la Calabria, domani sarà la volta di altre realtà  sgradite al Potere. Inoltre, ricordo che nel colpire la Chiesa, cioè i cristiani, non solo si colpisce la realtà che più bene ha fatto, e continua a fare,  all'umanità; ma si cerca di abbattere il pilastro più importante della nostra Civiltà, infatti ricordo che, nonostante i tanti limiti, la nostra è la migliore civiltà dell'intero pianeta: abbiamo impiegato secoli per costruirla: l'alba, già luminosa, della civiltà greca accolta e irrobustita dalla civiltà romana e poi la mirabile sintesi con la Rivelazione cristiana che ha dato senso nuovo alla vita, alle Istituzioni civili e pari dignità a tutti gli uomini. Ogni uomo, oggi più che in passato, deve scegliere se dissolvere o conservare, con la volontà di migliorare, il patrimonio di cultura ricevuto!

 

Un nuovo corso con il vescovo Francesco Oliva

Pagina di storia. L'ordinazione episcopale di Monsignor Francesco Oliva ha anche una valenza storica. L'Ufficio liturgico di Locri, in una nota breve e precisa, ricorda che per la prima volta  il vescovo della  Diocesi di Gerace-Locri riceve la dignità episcopale nella stessa cattedrale che guiderà. L'ultima ordinazione avvenne nel 1813: il neo vescovo raggiunse poi altra diocesi. Ma l'interesse per questo evento, che si celebra  il 20 luglio nell'antica cattedrale di Gerace, non è legato solo alle particolarità storiche che, di certo, hanno la loro importanza e rispecchiano le nuove sensibilità; ma è la diretta conseguenza delle attese e delle speranze suscitate dalla nomina di Monsignor Oliva. Nomina che giunge dopo un'attesa, apparsa a tanti troppo lunga, che ha accentuato il bisogno di avere, nella Locride, una guida autorevole, una voce forte e credibile.  Il vescovo è, e rimane, un'autorità spirituale e non deve, né desidera, invadere altre dimensioni della società, ma ciò non toglie che la sollecitudine per il suo popolo lo porta a dare voce a chi non sa dire, a coloro che non hanno più forza o coraggio: a stare accanto, innanzitutto, ai più deboli. Pertanto, mentre il vescovo conferma il popolo nella fede, inevitabilmente la sua azione di tipo spirituale, entrando nel cuore delle persone, ha risvolti di tipo sociale... e questo lembo di Calabria ha bisogno estremo di un'autorità  che diventi punto d'appoggio per tutti coloro che, senza speranza, vivono nel  proprio cerchio asfittico, lontani dagli spazi pubblici, disinteressati al bene comune.
Nel periodo antecedente  la consacrazione, singoli fedeli e gruppi ecclesiali hanno intensificato la loro preghiera anche in forma comunitaria: il modo migliore di sostenere il proprio Pastore.  Il passo successivo sarà di sostenere l'impegno di Monsignor Oliva che, in obbedienza, si è assunto un compito gravoso, ha messo  da parte sicurezze, abitudini e rete consolidate di rapporti, accettando di guidare una realtà difficile: non si tratta, infatti, di gestire l'ordinario, ma di riscoprire la sostanza della vita cristiana aldilà di tradizioni e consuetudini.  I credenti, ora, pregano per il loro nuovo vescovo nella consapevolezza che occorrerà fare dei passi avanti: non solo Monsignor Oliva dovrà affrontare nuove sfide e costruire sentieri nuovi: è tutta la Chiesa, anche quella di Locri, che deve accelerare il passo, come costantemente ricorda il Papa. Il mondo contemporaneo, nonostante i tanti progressi compiuti, presenta ombre da non sottovalutare, peraltro ciascuna realtà umana ha le sue caratteristiche che interpella, in modo particolare, il cristiano. Infatti, l'amore che il credente è chiamato a vivere, sull'esempio di Cristo, lo porta a interessarsi non solo del bene che può fare nella sua vita personale, ma anche del bene comune, di ciò che attiene la vita politica, nel senso più nobile del termine.
Presto Monsignor Oliva assumerà la guida della diocesi: sarà l'inizio di un percorso nuovo che si farà insieme o non si farà!

G.G.

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