L'aborto non è solo una questione di Chiesa

Dom, 18/02/2018 - 11:00

Francesca era giovane, poco più che maggiorenne, innamorata, e in un attimo sola, "come una pezza buttata via in un angolo". Sola con il suo dolore. Senza il figlio che avrebbe voluto. È stata costretta ad abortire, anni fa, dopo essere rimasta incinta di un prete. Ha deciso di denunciare tutto alle telecamere delle Iene e il servizio è andato in onda la sera di San Valentino. Stando a quanto emerge, Francesca avrebbe subito delle pressioni psicologiche da parte del prete con cui aveva avuto una relazione, Don Giuseppe Leone, e anche dall'attuale arcivescovo emerito di Cosenza, Salvatore Nunnari. Anzi sarebbe stato quest'ultimo, ancor più dell’amante, a spingerla a ricorrere all’aborto. “Il vescovo mi disse che io non ero altro che una sbandata - riferisce Francesca all'inviata delle Iene - e che per la nostra Chiesa era un duro colpo e che cose del genere non dovevano uscire fuori". L'avrebbe messa quindi di fronte a una scelta: "Se avessi tenuto mio figlio, dovevo partire, non rimanere qui" oppure "abortire e continuare la vita così com'era". La storia venne a sapersi in paese e Francesca venne isolata: “Mi hanno abbandonato tutti, non avevo più un sacerdote, non ero più considerata una ragazza per bene”.
Al servizio delle Iene ha fatto seguito una nota del legale di monsignor Salvatore Nunnari: il servizio contiene “prospettazioni e affermazioni che, per quanto riguarda monsignor Nunnari, non sono vere e appaiono gravemente lesive della figura dell'arcivescovo emerito di Cosenza». E per questo Monsignor Nunnari ha annunciato di aver dato mandato di querelare per diffamazione, «con ampia facoltà di prova», i responsabili delle Iene e gli autori del servizio. «Nessun ruolo attivo ha svolto monsignor Nunnari nella vicenda in oggetto - prosegue il legale. - Men che meno ha assecondato o discusso di pratiche abortive nelle circostanze oggetto del servizio. Altri elementi del servizio diffamatorio saranno portati da monsignor Nunnari all'attenzione di diversi organismi competenti per le valutazioni e le determinazioni del caso».
Sull'aborto la Chiesa si è pronunciata più volte. Nel novembre 2016, a conclusione del Giubileo straordinario sulla misericordia, Papa Francesco ha pubblicato una lettera apostolica in cui afferma: «Concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto… Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre».
Ora, l'assoluzione del peccato dell'aborto è una cosa, la guarigione delle ferite dell'aborto ben altra. Richiede molto più tempo. E questo tempo per Francesca deve ancora trascorrere. Se fosse vero che l'allora vescovo di Cosenza Monsignor Nunnari le abbia consigliato di abortire e "continuare la vita così com'era", al di là del peccato di cui si è macchiato - che per quanto Dio possa essere misericordioso, a me viene un tantino difficile perdonare - il negare l'aborto facendo finta di niente, non è affatto un consiglio saggio da offrire a una madre che stava per rinunciare, contro il proprio volere, al proprio bambino. Francesca non lo ha dimenticato e infatti dice: "Non c'è giorno in cui non ci pensi". Ogni anno, il 22 gennaio - data in cui si era recata all'ospedale, in pullman, per effettuare l'aborto - per lei è un incubo. Ricorda quanto sia stato terrificante: "Mi trovavo in mezzo a delle donne con cui non c'entravo nulla. Uscita da lì mi sentivo sporca". Consigliarle di gettare tutto nel dimenticatoio per salvaguardare il "bene" della Chiesa non l'ha aiutata a guarire. E, infatti, a distanza di anni Francesca è ancora lì che trema. Quello che mi sento di dirle da donna è di scrivere una lettera al suo bambino, ristabilire un legame con lui, chiedendo il suo perdono, la sua comprensione, il suo abbraccio. Perché un bambino anche non nato è capace di gesti straordinari. Le consiglio anche di parlargli di suo padre, non abbastanza all'altezza di prendersi una responsabilità così grande e così bella, e degli uomini di Chiesa che, per quanto misericordiosa, a volte è così ingiusta.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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