L'attenzione del Parco Nazionale verso San Luca è totalizzante

Dom, 05/08/2018 - 11:20

Se la Reggina non riuscirà a svolgere la seconda parte del ritiro nello stadio comunale “Corrado Alvaro” di San Luca, l’“intoppo”, come lo definisce Antonio Strangio, è da ascrivere esclusivamente a ragioni di tempo. Nel momento in cui è nata l’idea, i tempi nei quali la stessa avrebbe potuto concretizzarsi erano incompatibili con la consumazione degli atti amministrativi di un ente pubblico, vigilato da un ministero. Tra l’altro, la Reggina era già pronta a partire per il ritiro a Salerno, quindi tutto doveva essere concluso nell'arco di pochissimi giorni. Tengo a precisare che l’idea non si limitava ai soli 10 giorni del ritiro della Reggina a San Luca, ma la squadra sarebbe stata un elemento di un progetto la cui composizione era molto più articolata e che si sviluppava nell’arco di un anno. I calciatori della Reggina avrebbero partecipato alle attività extra allenamento con la comunità locale. Un’azione prevedeva il cammino tra la gente, un'altra che i ragazzi di San Luca partecipassero alle partite della Reggina a Reggio per ricambiare la visita. Ci sarebbero state, inoltre, delle escursioni congiunte tra i calciatori della Reggina e i ragazzi di San Luca. Stiamo parlando, infatti, di un progetto intitolato “San Luca è…”. San Luca è integrazione, cultura, natura, accoglienza, geologia, paesaggio, enogastronomia. Il progetto avrebbe coinvolto anche l’associazione Save The Children, che è radicata in San Luca presso una struttura recuperata dal Parco Nazionale, l’associazione calcistica locale, le guide ufficiali del Parco Nazionale, la cooperativa di giovani sanluchesi. La Reggina era un pretesto per avviare questa grossa cooperazione. I tempi non ce l’hanno consentito ma il progetto resta. Non rinunceremo, lo riproporremo. Il progetto, tra l’altro, trovava il favore dell’attuale commissario che amministra il comune di San Luca.
Strangio ritiene che San Luca abbia ricevuto poche attenzioni e gli siano stati destinati pochi fondi. Non è così. L’attenzione del Parco Nazionale verso San Luca è un’attenzione totalizzante. Intanto l’ex Casa Fera – l’edificio architettonicamente più significativo della Locride montana – è stata completamente ristrutturata dal Parco Nazionale. Inoltre, il Parco ha inserito, nell’ambito di un progetto di valorizzazione della viabilità per le infrastrutture verdi, il percorso Montalto-Polsi. A Polsi abbiamo, poi, recentemente finanziato il percorso della Via Crucis, inaugurato un presidio medico-sanitario e un presidio per la sicurezza della popolazione e per quanti vi giungono in occasione delle festività mariane.
Veniamo ora al grande equivoco. Il territorio di San Luca non è stato sottratto dal Parco Nazionale dell'Aspromonte. Il territorio di San Luca è un territorio eletto che ricade all’interno del Parco e che è stato conservato e valorizzato. Abbiamo preservato il bello evitando lo sfregio, come è avvenuto in altri territori. Un bene “messo sotto chiave” può essere visto da due diversi punti di vista: da un lato, mi viene da pensare che non mi consente di raggiungerlo; d’altro, rifletto che si tratta di un bene che mi impone di misurarmi con la sua bellezza in modo innovativo e inedito. Significa che lì può accadere qualcosa che altrove non può accadere. Che il Parco abbia determinato vincoli, come sostiene Strangio, è una leggenda; e poi sfido chiunque a dimostrarmi che fuori dal Parco dell’Aspromonte ci sia stato uno sviluppo – è stata abbattuta la disoccupazione, le imprese sono floride – da cui i territori ad esso interni siano stati preclusi. Da presidente del Parco chiedo ai giovani di farsi avanti con progetti: il Parco li accompagnerà. Ma fatevi avanti con progetti che dimostrino che avete consapevolezza del valore che sta alle vostre spalle e sulle pendici dei nostri monti, perché su quel valore possiamo costruire una progettualità comune.

Autore: 
Giuseppe Bombino
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