Le sceneggiate del sindaco

Dom, 05/08/2018 - 18:20

L’altro giorno, Il Fatto Quotidiano, che pure fa il tifo per la componente grillina del governo, ci deliziava con un “francobollo” di prima pagina delle solite 4 righe “Questa eclissi è come il governo del cambiamento: mesi di annunci e alla fine non vedi un beneamato… nulla” (l’espressione era più colorita ). È così in tanti posti! Integriamo il discorso con il paragone e la provocazione del Professor Cassese, che non ha digerito l’idea di Grillo di superare la democrazia attraverso scelte casuali dei rappresentanti del popolo: “Se mi serve un chirurgo chiamo un chirurgo, se mi serve un falegname chiamo un falegname”. Quindi, a superare ogni aspetto, c’è sempre il discorso sulla competenza. Un eletto l’acquista, la competenza, con la concentrazione e la modestia. Chi ricopre incarichi pubblici non ci deve far vedere le cose solo in sogno. Prima sogno i miei dipinti, poi dipingo i miei sogni, ha scritto Van Gogh. Ora, tra il celebre pittore e un sindaco ce ne passa (magari qualcuno non lo ammette), ma non c'è dubbio che prima devi sognare di liberare il comune dai rifiuti urbani e poi lo devi fare per davvero. Chi prende più voti deve avere mano libera nei Municipi? Può scegliere di fare così, chiudersi nel “fortino” della maggioranza, ma in ogni caso deve rispettare la legge e deve studiarsi le pratiche. Abbiamo prove di chi ha vinto e non approfondisce gli argomenti, “preso” com’è dai Social, che lo portano addirittura a “condividere” i suoi post “da se medesimo”! Qualche giornalista osserva che il Ministro dell’Interno si siede poco dietro la scrivania per leggersi le pratiche. Sulle questioni dei Bilanci, dei Ruoli, dei Fitti, degli obiettivi dei servizi comunali e le progressioni delle carriere degli impiegati, del rapporto con le Associazioni, con il mondo della disabilità e della sofferenza, del mare da tenere pulito, del dissesto idrogeologico, dei Beni Culturali, del riordino degli Archivi comunali, ecc… su queste questioni, per “prenderci”, un sindaco non deve perdere tempo con le sceneggiate, deve approfondire. Capita, prima o poi, che le certezze vengano meno, c’è Bauman a ricordarlo… Perciò, per non correre il rischio di non prenderci quasi mai, sarebbero più adatte “la sicurezza insicura, la certezza incerta…?” La terza contraddizione del paradigma del grande sociologo è la “incolumità a rischio”. Come dire… Non ci pensi per nulla che puoi cadere e invece… Boh… questo vedo con chiarezza dalla lettura quotidiana dei giornali e dall’esperienza nel comune in cui vivo.

Autore: 
Franco Crinò
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