L'imprenditoria calabrese che ha scelto l'eresia come religione

Dom, 24/01/2016 - 11:32
L’intervista: Massimiliano Capalbo grazie a ereticamente.it, la sua creatura sul web, negli anni è riuscito a farsi conoscere e a mettere in contatto i territori calabresi con i suoi imprenditori, soli e sconosciuti.

Io sono solo realista. I problemi ci sono dappertutto, la vita è piena di ostacoli. Conosce qualcosa che si ottenga senza fare nulla?», a parlare è Massimiliano Capalbo. Catanzarese, classe 1973, si definisce un imprenditore eretico calabrese.
«Se si aspetta che mi lamenti di come le cose vadano, di quanto ci voglia a ottenere risultati in Calabria, di quanto noi calabresi siamo svantaggiati. Bene se vuole questo, le dico subito che ha sbagliato persona». Non ci gira intorno così al primo accenno di frecciatina sul suo semplificare una situazione molto più complicata, sul fatto che questo sia un modo positivo di guardare a una questione complessa, Capalbo va dritto per la sua strada. L’eresia è la religione che ha deciso di adottare e in cui credere dal 2010, da quando ha aperto un blog con cui cerca di creare qualcosa. Ereticamente.it è la sua creatura sul web, grazie ad essa negli anni è riuscito a farsi conoscere e a mettere in contatto i territori calabresi con i suoi imprenditori, soli e sconosciuti. A diffondere il suo pensiero positivo. Ops, non sarebbe d’accordo con questa definizione.
«Io credo nel rimboccarsi le maniche e nell’agire. Piuttosto che nel lamentarsi, una cosa che al Sud piace molto. Non sono un positivo, sono gli altri che sono depressi. Io conosco i punti deboli e quelli di forza. Semplicemente decido di puntare su questi ultimi, invece di fare come tanti che rinunciano o che non ci provano perché tanto in Calabria è inutile». Capalbo non sembra preoccuparsi di dare dei vittimismi ai suoi corregionali. Il suo atteggiamento è esattamente l’opposto dei 160 mila inoccupati della Regione, di quelle persone cioè che scoraggiate dalla situazione attuale un lavoro non lo cercano più. Con un tasso di disoccupazione giovanile che si aggira intorno al 60%, cosa tutt’altro che positiva in una regione dalla storica densità mafiosa. I disoccupati complessivi si è attestato intorno al 25 per cento, pari a circa il doppio di quello nazionale.
Però è anche vero che il vittimismo è una delle caratteristiche più contestate ai calabresi, forse tanto quanto la mafiosità e l’omertà. Rimboccandosi le maniche ce la si può fare? Ci sono numerose storie che sembrano supportare l’eresia di Capalbo. Basti pensare al numero di startup nate negli ultimi anni anche grazie all’Unical, e ce ne sono alcune che sono anche state inserite nell’elenco delle 100 imprese più innovative di Italia. Forse l’eresia del Lutero calabrese non è poi da buttar via. Ma a noi per adesso lo scetticismo sembra la decisione più prudente.
Quel che è certo è che Capalbo e il metodo eretico stanno facendo proseliti e diffondono il loro verbo. Dalle attività di Ereticamente è nato anche l’Eretico Tour, un raduno di imprese e cittadini o altri imprenditori per condividere esperienze e per sentirsi più uniti nel costruire un’alternativa in Calabria. Un modo per fare rete, anche se Capalbo questa espressione non la apprezza molto. Troppo abusata negli anni da chiunque.
Un passo per creare unione in una Regione poco abituata a fare gruppo e ad apprezzare i traguardi dei propri concittadini. Se c’è un luogo in cui è vero il detto nessuno è profeta nella propria terra, la Calabria sicuramente lo rappresenta a pieno. Il primo di una serie di eventi si è svolto ad Amantea il 16 gennaio. L’idea alla base di questo appuntamento è quella di mostrare al pubblico che in Calabria c’è chi si impegna, c'è chi non si fa bloccare dalla burocrazia e dalle istituzioni assenti.
Lo spirito dell’Eretico tour è quello di mettere in discussione lo status quo e di sfatare falsi miti su imprenditoria e Calabria. «Possiamo essere un esempio o uno stimolo. Di solito divido le persone in due categorie, la fiamme ardenti e quelle sotto cenere» - spiega Capalbo - «I primi sono coloro che hanno già preso coscienza di doversi dare da fare per cambiare le cose, gli altri sono quelle persone che invece devono ancora trovare il coraggio di farlo.
Gli appuntamenti creati in questi anni sono serviti esattamente a far incontrare questi due tipi di persone, i primi raccontando la loro esperienza hanno mostrato una strada per affrontare i problemi. E contemporaneamente non si sono più sentiti soli».

Autore: 
Eleonora Aragona
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