Locride al voto, ognuno per sé e Dio per tutti

Sab, 02/05/2015 - 12:10

Primo maggio! Nella Locride la politica è in fuga. Parlo di quella attività discreditata e discreditante che noi continuiamo a chiamare “politica”! Qualcuno si indigna dinanzi alla relazione che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale di Bovalino? Rappresenta un monumento alla morte dello Stato di diritto. Eppure tutti in silenzio. Ognuno per sé e Dio per tutti.

Per fortuna Siderno, il paese più popoloso della Locride, il cui consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni mafiose sarà recuperato alla democrazia. Così anche Ardore.
In entrambi i paesi la Sinistra ha raggiunto una forte unità mettendo in campo due uomini di grande spessore come Piero Fuda e Peppe Grenci.
Piero Fuda è un profondo conoscitore della macchina amministrativa e, volendo, potrà dare un contributo notevole all'associazione dei Comuni della Locride che vive un momento di difficoltà.
Peppe Grenci ha una bella storia politica alle spalle. Invece, quasi certamente Platì e S. Luca saranno ancora governati dai commissari prefettizi.  Non c'è alcuna forza politica sul campo. I partiti - tutti i partiti - si sono chiamati fuori per non contaminare la loro candida e adamantina coscienza.
Un tempo in questi paesi c'era la mafia e c'era l'antimafia. Quella vera.
Per esempio, a S. Luca c'era Giovanni Giorgi che contendeva alla mafia ogni centimetro di strada. Subì un attentato gravissimo ma rifiutò di interpretare il ruolo dell'eroe che combatte contro il suo popolo. 
A Platì ci sono stati sindaci come il comunista Ciccio Prestia che è stato ucciso insieme alla moglie, Michele De Maio, sindaco democristiano, che è stato ammazzato dinanzi alla figlia. 
Un tributo di sangue enorme da parte di gente che ha combattuto casa per casa e senza scorta.
Oggi quasi tutti i centri della Locride vengono classificati come mafiosi.
I piccoli borghesucci che occupano tanta parte della scena politica non reagiscono, non hanno un sussulto di dignità. Diceva l'Ariosto: “…non si adatta una sella o un basto a ogni dosso”
Lo “Stato” non hanno sconfitto la mafia ma hanno raso al suolo coloro che la combattevano.
Anche uno sciocco capisce che la mafia non si combatte dall'esterno, non ci vogliono né cannoni, né carri armati. Non richiede truppe di assalto.
Ci vuole lavoro.
Ci vogliono ospedali e servizi. Ci vuole pari dignità e uguaglianza tra tutti i cittadini.
Ci vuole una giustizia giusta, forse severa ma silenziosa, discreta, credibile.
Invece, hanno sciolto i  consigli comunali.
Hanno mandato commissari che hanno amministrato come proconsoli imperiali.
Hanno scavato in ogni paese una trincea e hanno messo tutti dentro. 
Hanno sparato nel mucchio e il risultato è che la maggioranza dei “caduti” sotto un fuoco concentrico si registra tra gli innocenti.
In tutti i nostri paesi ci sono tante persone coraggiose, oneste, integre. Sono circondate, delegittimate, scoraggiate, senza bussola. Spesso perseguitati perché toccati da un “peccato originale”: sono della Locride.
Ecco perché nessuna tra le tante persone serie che vivono in questi centri, vuole esporsi formando liste elettorali!
È una protesta civile e silenziosa che conducono con coraggio e in nome di noi tutti.
Il vero, grande, latitante è la politica! Abbandonare i nostri paesi al loro destino è un tradimento, una infamia.
E come se un ospedale rifiutasse gli ammalati gravi per far posto ai sani.
Oggi interi territori sono “persi”.
La “politica” s'è rifugiata nei “Palazzi”, in ambienti sterilizzati, ovattati, caldi d'inverno e freschi d'estate.
Trova repellente la gente, soprattutto i più umili, emarginati, porge loro solo qualche carezza  nel momento elettorale. Qualche strizzatina d'occhio preferibilmente quando si è al riparo da sguardi indiscreti.
Parla un'altra lingua e parla solo di se stessa.
Parla di cose così astruse e lontane tanto che verrebbe da dire: chi se ne fotte!
Una sola consolazione: sembra che a Villa  San Giovanni avremo una lista “Scilipoti”.
Ci voleva proprio! Adesso il quadro è completo e Dio ce la mandi buona.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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