L'ultimo messaggio di Berlinguer a Piazza dei Frutti

Dom, 09/06/2019 - 12:20

Le ultime parole le pronunciò con eroica e dolente fatica.
La mente ormai irrimediabilmente violentata, tentava di trasformare il pensiero in indicazioni di lotta.
Roche, stentate, tenacemente espresse.
Parole comprensibili. Perentorie, chiare, sincere.
Forti, come la natura dell'Uomo. Volgeva tragicamente al termine un comizio elettorale, l'ultimo, in una fredda serata. A Padova. Non era un atto eroico che tragicamente si consumava. Ma il senso del dovere, che lo sorreggeva nel disumano sforzo. Fino all'ultimo istante di vita cosciente trasmetteva al Suo popolo, con la potenza della sofferenza fisica, quella che per Lui era una missione: "Andate di casa in casa, di porta in porta".
Siate i militanti di un’Idea di Pace, di solidarietà, di giustizia sociale.
Nessuno ci saprà mai dire, non la scienza, se Enrico avvertì la drammaticità di quell’ultimo messaggio. Certamente lo avvertirono i Suoi compagni, che invano tentarono di fargli concludere quel dannato comizio. Nella fredda serata di Padova. Invano applaudirono, urlarono con dolore e rabbia, quasi volessero opporsi all'impossibile. Per trattenerlo in vita.
Per conservarlo a noi militanti. Ai Suoi cari. Come tanti figli verso un Padre, a cui esprimono affetto e riconoscenza incondizionati.
L'urlo lacerante dell'ambulanza. La corsa in Ospedale. La speranza di chi lo circondava d'affetto e lo proteggeva, si scontrava, incredula, con la consapevolezza della scienza. La vita stava andando via. E l'amore non poteva impedirlo. Un disperato intervento chirurgico. L'agonia. Pertini che volò a Padova. Rimase al Suo fianco. Poi quando tutto si compì lo riportò a Roma, come fa un Padre con il figlio. E in quel momento, come spesso avvenne nel Suo settennato, ci rappresentò tutti. Tutti su quell'aereo che trasportava un simbolo di onestà, acume, lungimiranza, umanità.
Infine i funerali, nella piazza S. Giovanni.
La Sua Piazza. La nostra Piazza.
Lì, con i grandi del mondo, gli umili, i lavoratori, gli intellettuali. L'Italia che con Lui ha sperato, e con Lui ha creduto che ci potesse essere un Mondo diverso. Migliore.
Le note dell'Adagio di Albinoni, il lento incedere di un popolo dietro al Feretro. Una folla dolente, che non reprime il pianto, fa ala al passaggio del mesto carro. Un elicottero volteggiando sul cielo limpido di Roma, restituì al mondo quelle monumentali immagini di dolore. Tutto ci disse che non c'era più l'Uomo del Compresso Storico. Di chi capì che nei tornanti più impervi della Storia, quando si mette a rischio la democrazia, le grandi forze popolari hanno l'obbligo di mettersi assieme.
Di far fronte. Lo stesso che capì e assecondò la rivoluzione femminile, come grande evento di emancipazione, per tutti. Che capì e denunciò il degrado della politica e dei partiti. La questione morale. Che propose con l'Austerità un nuovo modello di sviluppo. Oggi si direbbe economia circolare. Capì e anticipò i drammi ambientali, e intuì "che questo mondo, questo nostro piccolo mondo" dev'essere governato in funzione dei bisogni e della sua conservazione.
Nel tempo della " Milano da bere" sembrava un visionario, vestito del saio francescano. Triste pauperismo, lo definirono commentatori sprezzanti. Tra questi tanti laudatores postumi. LUI, piccolo di statura sul palco del Congresso del PCUS, non esitò a definire la Democrazia valore universale, facendo impazzire i traduttori, e irritando il giurassico consesso. E più tardi non tardò a denunciare il venir meno della "spinta propulsiva" nata dalla Rivoluzione di Ottobre.
Questi pensieri affollavano la mente di un popolo che in lacrime e con rabbia assistevano a quell'ultimo rito laico.
Da quel giorno chi cercava l'applauso in un comizio doveva evocare il nome di Enrico Berlinguer.
Ci interroghiamo, da tempo, sull'ubi consistam della sinistra. Per parte mia farei riferimento ai Suoi profetici pensieri lunghi, ai sobri comportamenti, alla nettezza degli ideali.
Ma ognuno deve fare la propria parte.
Perché come canta De Gregori, la Storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi Bella Ciao...
Impariamo a odiare, con Gramsci, gli indifferenti.
Lo dobbiamo a una Idea trasmessa fino all'ultimo istante, drammaticamente, da quel maledetto palco. A Padova. In campagna elettorale.
Sarai sempre nel cuore di chi crede nei valori di onestà, giustizia sociale, libertà, pace.
Con il Tuo dolce sorriso.
GRAZIE ENRICO!

Autore: 
Francesco Riccio
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