Makbeth...Delirio

Sab, 24/08/2013 - 11:51
In scena lo spettacolo della Scuola Locri Teatro

Metto subito le mani avanti dicendo che le mie conoscenze di teatro sono gravemente lacunose, per cui il lettore esperto voglia perdonarmi se dirò qualche sciocchezza.
Domenica 18 agosto, presso la Saletta Rossa della libreria Mondadori,  è andato in scena lo spettacolo di Vincenzo Muià “Makbeth...Delirio” per la scuola Locri Teatro di Bernardo Migliaccio Spina.
Come per lo spettacolo precedentemente recitato “Il futuro è nelle uova”, ciò che sembra caratterizzare le scelte sceniche della Scuola Locri Teatro sono la rapida successione delle scene, i forti contrasti tra gruppi d'attori, la velocità, la simultaneità dei movimenti e delle battute. In questo spettacolo, liberamente rivisto da Muià accorpando brani di Esiodo, Shakespeare, Ionesco e Szymborska, si racconta di “attriti familiari”.
Due gruppi di attori, in particolare,  hanno tenuto scena: il primo composto da Nicoletta Nesci e Giuseppe Futia, che interpretavano il brano dell'assassinio nel Macbeth di Shakespeare, con grande lentezza e misura nei movimenti, dall'altra Cinzia Costa e Giulia Palmisano in “Delirio” di Ionesco, velocissime sia nel ritmo delle battute che nei movimenti, tanto da risultare impossibili da fotografare. La clamorosa entrata in scena delle tre Parche (Natalina Belevedere, Maria Orobello e Evelyn Candido), ha suscitato viva sorpresa e un po' di inquietudine tra il pubblico, che per tutto il tempo (me compresa) si è dimostrato timoroso nell'applaudire e incerto sulla scansione delle scene, poiché non avvezzo al teatro contemporaneo.  
Corollario ai due brani centrali, delle interpunzioni di Elisabetta Bungaro ed Ekaterina Karoleo, con brani di Esiodo (“Le opere e i giorni”) e Wislawa Szymborska (“Monologo per Cassandra”), che hanno reso il racconto surreale e onirico. Eccellenti come sempre le interpretazioni degli attori, ormai sulla via di un'affermazione più professionale, tutti perfettamente calati nel ruolo, tanto che sarebbe bello dilungarsi sulle particolarità di ogni perfomance. Raffinata e sorprendente la regia di Muià e la sua insolita scelta di brani, che mescolano il tradizionale con l'esotico, pur mantenendo lo sguardo su una attenta indagine sociale sulla famiglia e i rapporti tra coppie. Confessa candidamente che gli attori non hanno avuto modo di provare insieme e che ci sono state delle “sporcature” nelle entrate e nelle uscite (noi non ce n'eravamo accorti e a memoria non sapremmo ritrovarle).
Alla domanda “Cosa pensi di fare nei prossimi mesi?” risponde placido “Pomodori, melanzane, zucchine...”.
Lidia Zitara

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