Margherita, donna Brigante colpita da sindrome di Stoccolma

Dom, 07/07/2019 - 17:40

Occorre fare una distinzione tra “Brigantessa” e “Donna del Brigante”, entrambe figure che concorrono a definire il ruolo della donna nelle classi rurali di fine 800, ma assai diverse nel ruolo, nelle responsabilità e nelle funzioni all’interno della banda di appartenenza.
La Brigantessa è colei che ha scelto di divenire tale per decisione autonoma e a prescindere dalle motivazioni che l’hanno originata. La Donna del Brigante, invece, è colei che ha dovuto o voluto seguire il proprio uomo, marito o amante, che si è dato alla macchia e l’ha privata, diciamo così, del “calore umano” e del sostentamento, con la conseguenza di vedersi additata con disprezzo dai paesani e non di rado anche dai familiari che la evitano per allontanare i sospetti di connivenza.
Donna del Brigante è anche colei che è stata sedotta da un brigante e lo segue nelle sue azioni e nei suoi spostamenti tra valli e monti inaccessibili.
Margherita (non meglio identificata) è “Donna del Brigante”, precisamente del brigante Bizzarro.
Il calabrese Bizzarro, uomo assai rozzo e violento, imperversò in lungo e in largo nella sua regione durante il periodo dell’occupazione francese.
In una delle sue scorribande nei paesini collinari abbarbicati al massiccio della Sila adocchiò Margherita che in compagnia della madre si stava recando in campagna per accudire le pecore e la seguì guardingo. Le due donne si accorsero di lui e tornarono indietro, ma da quel giorno Bizzarro si fece vedere da quelle parti con sempre maggiore frequenza.
Il padre e il fratello di Margherita tentarono di far allontanare il bandito dalla ragazza, ma Bizzarro non esitò a scaricare il suo schioppo sui due malcapitati e la stessa cosa fece sulla madre che, udendo i colpi, si era affacciata sulla porta per vedere cosa fosse accaduto.
Bizzarro entrò in casa come una belva assetata, si caricò letteralmente sulle spalle l’atterrita Margherita e se la portò in montagna.
I giorni trascorrevano tra assalti alle masserie, attentati alle guarnigioni francesi e spostamenti da rifugio a rifugio tra le impervie gole della montagna.
Margherita seguiva il suo uomo senza battere ciglio e col passare dei giorni, anziché odiare il suo rapitore per averle sterminato la famiglia, cominciò a vederlo con occhi diversi. Non trascorse nemmeno un mese che se ne innamorò perdutamente.
La “sindrome di Stoccolma” aveva colpito.
Da ragazza timida e riservata che era, a poco a poco diventò intraprendente e audace, forse più per compiacere il suo amante che per propria indole, ma fu proprio la sua audacia che le fece commettere la fatale imprudenza di esporsi troppo in una delle tante azioni della banda.
Catturata in un’imboscata dei gendarmi, fu messa in prigione, ma dopo qualche anno morì dimenticata da tutti.

Autore: 
Enzo Movilia
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