Maria Carmela Lanzetta: “Locride, azzera tutto e ricomincia daccapo”

Dom, 28/12/2014 - 11:03

Si parla di “politica malata”, il cui fine consiste nell’acquisizione di consensi per la gestione del potere anziché per pervenire alla soluzione di problemi che abbiamo di fronte. Il Governatore Oliverio fa notare che anche la domanda proveniente dalla società è finalizzata alla difesa di interessi particolari. Da ciò si evince che nessuno è immune da responsabilità per il mancato sviluppo delle nostre realtà territoriali. Qual è il suo pensiero?
Capire quali sono le istanze e i bisogni che provengono dalla società è uno degli aspetti fondamentali del rapporto Politica-Cittadini. Ma i partiti sono stati spesso  distanti, costringendo i cittadini ad allontanarsi dalla politica o a praticare una politica-partitica deviata, indirizzando  le iniziative, soprattutto di tipo economico, a  favore di gruppi di interesse privati in opposizione a quelli collettivi, tipo quelli scoperti in Mafia Capitale.
Per quanto riguarda i Cittadini Normali non possiamo escludere che il consenso verso lo Stato venga compromesso dalla percezione dell’incapacità dei governi di risolvere i problemi sociali.
Comunque la stragrande maggioranza delle domande provenienti dalla società non sono finalizzate alla difesa di “interessi particolari”, ma solo a quella parte che ha trovato le giuste sponde partitico-politiche per una scambio vicendevole di cattive pratiche. In questo gioco politico perverso la politica-partitica non ha scusanti; pertanto, se vogliamo uscire dal pantano clientelare e bloccare gli interessi particolari, è necessario una selezione ferrea della classe politica e dirigenziale, con controlli mirati preventivi e con una legge anticorruzione che non consenta   discrezionalità di scelte e di decisioni.
Il giudice Nicola Gratteri, dalle pagine del Fatto Quotidiano, ha suggerito al governatore Oliverio di piazzare nei posti di comando i figli degli emigrati calabresi che si sono contraddistinti altrove nei settori dell’eccellenza pubblica e privata. Lo stesso aveva fatto un mese prima la Riviera con Falcomatà, sindaco di Reggio. È questa la strada per evitare il punto di non ritorno della Calabria?
Va letta come una provocazione positiva. Abbiamo le prove che i giovani che si formano altrove raggiungono ottimi risultati nel pubblico e nel privato. Si potrebbe realizzare un percorso privilegiato per quanti di loro vogliono tornare in Calabria e mettere a frutto la loro esperienza, con lo scopo, nello stesso tempo, di coinvolgere i  giovani che sono rimasti  in Calabria, curando la loro formazione.
Sicurezza uguale sviluppo? Nelle aree che presentano picchi di criminalità superiori a quelli calabresi (Messico, Brasile, Colombia), i due aspetti vengono affrontati separatamente. Dopo quarant’anni senza risultati questa equazione andrebbe ripensata dato che la Calabria continua a registrare declini e mai un’ascesa per quanto riguarda la crescita economica, l’occupazione e i livelli di civiltà?
La  sicurezza contribuisce allo sviluppo che, però, non esclude la possibilità che non ci sia la criminalità organizzata, la quale ha molte possibilità di crescere proprio con lo sviluppo. Tanto è vero che, oggi, la ‘ndrangheta opera molto di più nelle regioni del nord che del sud.  Nello stesso tempo, però, non in tutto il Mezzogiorno si è formata la mafia come in Calabria e in Sicilia: penso a Basilicata e Sardegna.Purtroppo, ancora non ho visto delinearsi una o più soluzioni per uscire dalla situazione calabrese, ora italiana, in cui ci troviamo e di cui siamo responsabili. Senza paragonarci con i Paesi da lei citati, che hanno una storia economico-sociale molto diversa dalla nostra, diciamo che la situazione è molto migliorata rispetto al passato. Non è paragonabile, per esempio, agli anni ’80, tempo di sequestri di persona (e la mia famiglia ne ha subiti due), quando lo Stato brancolava nel buio più totale per mancanza di preparazione delle forze dell’ordine e deficienza o volontà  politica nell’affrontare queste problematiche. Quel periodo ha colpito a morte la Locride, condizionandone il futuro economico, in quanto i sequestri hanno desertificato i nostri paesi con la fuga di tantissimi imprenditori e professionisti, quelli che avrebbero potuto produrre investimenti in vari campi. I realissimi e gravi problemi della Calabria e dell’Italia meridionale sono stati poi aggravati dal fatto che la pur giusta messa in gioco della “questione  settentrionale” è stata usata contro la “questione meridionale” ancora irrisolta non prestando mai la giusta attenzione ai problemi del “mezzogiorno normale”, cioè a una realtà che riguarda la vita e  l’operare quotidiano della maggioranza della popolazione meridionale. Relativamente a questa condizione, i mass-media, negli anni ’70 e ’80, hanno fatto la loro pessima parte. Ricordo le inchieste di televisive svolte in Calabria, quando arrivava il giornalista di turno e, brandendo il microfono come un’arma, chiedeva: «Lei ha visto qualcosa?» Siccome non rispondeva, giustamente, quasi nessuno (anche perché non era scontato aver visto qualcosa), siamo diventati omertosi.
Ma oggi, a seguito di tantissimi eventi negativi che avvengono al nord, possiamo constatare che la cosiddetta omertà non è una questione geografica, ma una questione legata alla devianza e alla paura che provoca.
Purtroppo i media si cibano di notizie negative e di stereotipi. Quando scorrazzavano le bande criminali, Milano era sempre in prima pagina. Lo era anche Palermo con la mafia, certo; ma quando i palermitani scesero in piazza per la morte di Falcone e Borsellino Palermo divenne la città dell’antimafia.  
Ci si è lamentati di questo stato di cose, ma non si è riusciti ad andare al di là di un modo tradizionale di porre la questione. A questo proposito, il professor Lombardi Satriani ha affermato che il fatto di aver ignorato mediaticamente il Sud è spesso sfociato in lamentela moralistica e discorsi stereotipati. Chiediamoci se dagli anni ‘80 a oggi qualcosa è cambiato.
Credo che il punto focale della nostra debolezza Politica sia stata ed è la difficoltà a declinare un nuovo concetto di meridionalismo.
Negli anni ‘90 ci sono stati ottimi tentativi dell’Istituto Meridionale per le Scienze Sociali di rinnovare gli studi e le prospettive della “questione meridionale”,  ma quanto è stato attuato delle idee elaborate da studiosi meridionalisti? A quanto mi risulta poco o niente, mentre vedo che molto successo hanno avuto i libri sulla “questione meridionale” dopo l’Unità d’Italia. È una storia da conoscere, certamente, perché il futuro va riprogrammato partendo dal passato.
Anche il professor Vito Teti si è espresso sulla “questione calabrese” con toni da me pienamente condivisi. «Di fronte agli eventi negativi - scriveva - i calabresi si sentono colpiti di “lesa calabresità”», elemento che diveniva incentivo per elencare meccanicamente le bellezze della propria terra. Amare la Calabria, tuttavia, dovrebbe significare scorgerne e denunciarne i mali prima di valorizzare in funzione di questo le cose positive.
Da più di 20 anni, comunque, le colpe sono italiane, complice una politica governativa  di insulti, minacce secessionistiche e colpevolizzazioni varie. Il vero dramma è però che molti politici calabresi erano alleati di questi governi e, ancora oggi, sono pronti ad allearsi con chi ci ha catalogati dispregiativamente.
Bisogna far capire a tutta l’Italia che senza il Sud non si riparte. E come lo si potrebbe fare con chi sostiene che siamo una palla al piede?
La Vallata del Torbido ha avviato con entusiasmo l’unione dei suoi comuni. Siderno e Locri parlano di fusione. L’Associazione dei Sindaci della Locride è al capolinea?
L’Associazione dei Sindaci ha vissuto momenti positivi, ma si è persa per strada. È perfettamente inutile colpevolizzare questo o quello, perché rischiamo solo di produrre polemiche inutili personalizzando lo scontro. Non c’è dubbio, però, che bisogna riflettere sugli errori commessi, prendendo atto che  i tempi  e le finalità sono cambiate.
Lo scopo sarà lavorare per l’unione/fusione della Locride, sulla quale noto con piacere che ci sono idee convincenti. È veramente l’occasione per azzerare tutto il passato per una nuova Locride. Il mio Ministero, naturalmente, sarà a disposizione per riprogrammare il nuovo futuro del nostro territorio.
La Calabria presenta un coefficiente di strade a disposizione pari a 1,8 per abitante, la Lombardia 1,7. Questo significa che i calabresi hanno più strade a disposizione dei lombardi. Sarebbe ora, secondo lei, di finirla con il luogo comune figlio della Cassa del Mezzogiorno che vede nelle infrastrutture stradali la principale soluzione dei problemi? Non sarebbe meglio, e più onesto, viste le tante tragedie, rendere sicure le tante che abbiamo in proporzione all’utenza?
Perfettamente d’accordo. Le proteste per strade nuove hanno spesso costituito un alibi per non occuparsi di altro, mentre le vecchie sono ancora fonte di pericolo. Conosco molti posti dell’Italia in cui si arriva solo attraverso strade provinciali, ma il turismo è presente, perché dipende soprattutto da cosa offri al turista, che ha molte possibilità di scelta per quanto riguarda la spesa da affrontare. Più che continuare a investire nelle abitazioni private, sarebbe necessario operare investimenti nelle strutture alberghiere di vario taglio e nei paesi-albergo.
Qualche dubbio ce l’ho per quanto riguarda la Bovalino-Bagnara. Le opinioni sono tante, ma auspico che, prima di giudicare, si faccia una indagine e un’analisi di vantaggi e svantaggi, costi, benefici e impatto ambientale. Nessuno deve avere la presunzione di poter dire si o no prima di uno studio e di un dibattito approfondito.
La Città Metropolitana è il nuovo tormento della politica nostrana. Qual è il suo giudizio?
La Città Metropolitana non è un “tormento”, ma una sfida a cui bisogna fare fronte se non si vuole perdere la possibilità di uscire fuori dalla stagnazione. Ecco perché è molto importante la riunione intrapresa sull’unione/fusione lanciata dal Sindaco Calabrese e sponsorizzata dalla “Riviera”: finalmente un bel segno di crescita socio-politica da cui ormai non si può e non si deve tornare indietro.
Turismo, agricoltura, beni archeologici, ecc. Quale vocazione può permettere alla Locride e alla Calabria di passare dalle tenebre al piano terra del mondo in una fase in cui la nostra Regione non è capace neppure di liberarsi dei rifiuti che produce?
Sono vocazioni importantissime che vanno rivalutate e riorganizzate alla luce di quanto affermato precedentemente. A questo proposito è stata molto significativa la partecipazione all’incontro dell’imprenditore calabro-canadese Antony Reale, per il quale possiamo citare quanto disse un giorno Einstein: «Cose impossibili da realizzare? Basta non conoscere la parola “impossibile” e le realizzerete». E anche: «Chi dice che una cosa è impossibile non dovrebbe disturbare chi già la sta facendo».
E come ignorare quanto è stato fatto a Mammola con la valorizzazione di vari prodotti tipici locali che hanno anche creato possibilità occupazionale, consentendole di farsi conoscere anche a livello nazionale?
Da più parti viene evidenziata la poca incidenza del Comitato dei Sindaci della Locride. Non mi pare che, nel passato come nel presente, i sindaci dei 42 Comuni della Locride abbiano avanzato progetti mirati di sviluppo del territorio. Qual è il suo punto di vista?
Affermo quanto già detto a proposito dell’Assemblea dei Sindaci.
Fra poco tempo ci sarà il varo dei Fondi Strutturali 2014 - 2020. Come invertire la tendenza che segna negativamente la Calabria come la Regione che utilizza male e poco le risorse dell’UE?
Utilizzare allo scopo una task-force di esperti e giovani laureati, H24.
Un consiglio all’onorevole Mario Oliverio nel momento in cui si accinge a varare il nuovo esecutivo calabrese.
Diciamo che intanto ha iniziato bene, occupandosi degli ammortizzatori sociali, dei precari e della volontà di cambiare lo Statuto, manifestando, nel contempo, la volontà di chiudere le sedi di rappresentanza di Bruxelles, Milano e Roma-Piazza Campitelli (rispettivamente: € 270.000 annui + € 17.000 e € 14.000 mensili), che anch’io avevo  chiesto di fare per dare subito un segnale netto che la Regione vuole evitare gli sprechi, visto, tra l’altro, che l’Ente è proprietario di un immobile inutilizzato proprio davanti a Palazzo Chigi.
1° consiglio: far sapere sempre ai calabresi, quando si attuano dei tagli, a quali progetti, scopi, obiettivi, ecc., saranno destinati i soldi risparmiati. È un modo per rendere  partecipi e responsabili i cittadini delle scelte effettuate.
2° consiglio: ascoltare la Calabria, anche e soprattutto quella dei piccoli centri, dove  operano persone che hanno scelto di restare e che meritano di essere ascoltate e appoggiate nei loro progetti socio-economici e culturali.
In questo senso avrà bisogno di assessori Normali che dialoghino e incontrino la gente, evitando di rinchiudersi nella Cittadella.

Autore: 
Giovanni Pittari
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