Master of the Universe ovvero 150 sfumature, 50 di grigio, 50 di nero e 50 di rosso

Lun, 18/02/2019 - 18:40

Quando la scrittrice inglese E.L. James (pseudonimo di Erika Leonard) cominciò a pubblicare episodi di erotismo esplicito su siti dedicati aveva intitolato la serie Master of the Universe; disavventure legate a violazione di regolamenti delle piattaforme che la ospitavano la spinsero a rielaborare l’opera (tra virgolette) ampliandola e trasformandola in una trilogia che ha venduto ben 125 milioni di copie e i diritti sono stati ceduti a 52 paesi. Un successo planetario che si spiega con la capacità di stimolare i recettori del voyerismo internazionale. Ha trovato ciò che unisce e ne ha fatto uno strumento di potere, cioè una macchina da soldi. Perché chi ha denaro comanda, come ci insegna la Daniela Garnero, in arte Santanchè; se poi il denaro porta a pratiche BDSM estreme di tendenze sado-maso ancora meglio, il tempo scorre più velocemente e la quotidianità diventa interessante e certamente più stimolante. Non nego di avere acquistato la trilogia in una sosta in autogrill (era a prezzo stracciato) ma non sono riuscito a leggere neanche le prime 20 pagine del grigio, il nero e il rosso neanche sfiorati. Amo molto i romanzi eroici ma non mi stimolano quelli erotici, neanche a quest’età. Colgo l’occasione di questa reminiscenza per accostarla alla vita politica del nostro paese in questo particolare momento. Dai vari Vaffa-day, alle Leopolde, alle ampolle dell’acqua del Po a Crissolo, la politica ha seguito lo stesso sviluppo del romanzo a episodi Master of the Universe. Prima episodi sporadici che avevano tutti la pretesa di essere la Soluzione per l’Italia, tutti Maestri dell’Universo. La situazione si è evoluta e ora abbiamo le prime cinquanta sfumature di grigio concretizzate dal grigio Di Maio che agisce da statista, pensa da vanesio e fa una gran confusione. Comunque sia la sua biografia è più breve della carriera politica, altro che grigiore! all’età di 32 anni porta sulle spalle un fardello non indifferente: vicepresidente del Consiglio, dopo Angelino Alfano, ministro dello Sviluppo economico, dopo Carlo Calenda, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, dopo Giuliano Poletti, leader del movimento 5stelle dopo Beppe Grillo. Da tutti ha ereditato qualcosa ma più da Grillo, fa tanto ridere. Avanzano le cinquanta sfumature di nero con Salvini che da costruttore di muri per dividere il nord dal sud ha saltato il fosso e ha fatto l’en plein nella roccaforte di Rosarno ma che l’azzurra Fulvia Caligiuri gli ha fatto fare dietro front rispedendolo nel Lazio, e rimane senatore grazie all’ombrello-paracadute allestito da Renzi. Ma sta dipingendo di nero tutto lo scenario politico nonostante i suoi trascorsi da rosso, è stato tra i fondatori dei Comunisti Padani mentre era un assiduo frequentatore del Centro Sociale Leoncavallo. Nel 1994, in qualità di consigliere comunale del comune di Milano, pronunciò il suo primo discorso pubblico per difendere il centro sociale Leoncavallo dallo sgombero disposto dal Sindaco leghista Formentini. “Là stavo bene, mi ritrovavo in quelle idee, in quei bisogni” dichiarava. Oggi da rosso a nero li fa sgomberare. Nel 1999 Salvini coordinò in fondo all'aula del comune di Lazzate il coro «Prefetto italiano, via da Milano!»; l'idea anti-prefetto verrà poi ripresa dallo stesso Salvini in qualità di segretario federale nel 2013, a distanza di 5 anni sarà lui il capo dei prefetti. Che sfiga! Ma si rifà indossando qualsiasi casacca gli si presenti e questo lo fa sentire un dio.
Per le 50 sfumature di rosso dobbiamo prendere fiato. Cominciamo con qualcosa di sbiadito, Renzi appunto. Qualche giorno fa mentre passeggiavo per le strade di Bologna mi ha colpito la quantità di scritte Basta Renzi, la sua stella ha illuminato poco il firmamento, forse come per tutte le altre stelle vedevamo la luce ma era già spenta da tanto. Risuonano ancora le celebrazioni del più giovane presidente del consiglio della repubblica, il primo non parlamentare! Secondo la rivista Usa, Fortune, nel 2014, il premier italiano è tra i 10 "giovani" che possono maggiormente influenzare gli scenari mondiali. Al primo posto, a pari merito, Travis Kalanick e Brian Chesky, rispettivamente di Uber e Airbnb, al secondo posto Mark Zuckerberg di Facebook e a seguire lui il Matteo rossiccio. Ma le classifiche di Fortune portano sfortuna, guardate cosa è capitato prima a Renzi e poi a Lucano. Per il nostro Alessandro Manzoni, Napoleone è andato due volte nella polvere e due volte sull’altar, a Renzi bastò una sola volta. Ora litigano per la sua eredità ma come tutti i dante causa lascia attività e passività da prendere in blocco e soprattutto azioni da rivalutare altrimenti vi è il rischio default.
Luchino Visconti da regista realizzò anch’egli una trilogia, tedesca, e cominciò con “La caduta degli dei”. Attenzione alle trilogie non sono di buon auspicio per i giovani politici, la gavetta è fondamentale in politica per evitare passi falsi e a quest’età sono fatali. Improvvisarsi statisti fa bene al proprio io ma non al paese. Ma come dice, sbagliando, Di Maio il Governo è sovrano, o no?

Autore: 
Arturo Rocca
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