Mediterraneo e Calabria due destini intrecciati

Dom, 10/02/2019 - 13:00

Nel 2019 la trappola politica e mediatica fa apparire il Mediterraneo come una frontiera per sbarrare il passo ai migranti e la Calabria, che è al centro di questo mare, si è ridotta a Terra rassegnata al proprio destino: non esiste infatti una Regione così sottosviluppata, così esclusa e così emarginata sotto il tetto di una stessa Costituzione, tanto da rappresentare un’anomalia nell’Occidente. Tutto questo e molto altro si trova nel libro “Destino Mediterraneo. Solo il mare nostro ci salverà”, scritto da Domenico Nunnari, docente universitario e giornalista. Il volume presentato, sabato 2 febbraio, presso la Libreria Mondadori Bookstore a Siderno dalla giornalista Maria Teresa D’Agostino, con la collaborazione di Domenico Calabria, presidente del Caffè letterario “Mario La Cava”, edito da Rubbettino, racconta tutto quello che è accaduto e tutto quello che sta accadendo nel nostro mare, da dove ha inizio la storia. Una storia che non è fatta solo di cultura, arte e bellezza, ma anche di guerre, conflitti e contraddizioni. Il termine Mediterraneo deriva dalla parola latina “Mediterraneus”, che significa in mezzo alle terre. Di Mediterraneo si cominciò a parlare soltanto nel III secolo, con un semisconosciuto autore di un’opera descrittiva di meraviglie, tale Gaio Giulio Solino. È stato un mare conosciuto, attraverso la storia dell’umanità, con diversi nomi: “Mare interno” lo chiamavano i Greci; “Nostrum” i Romani, denominazione data da Giulio Cesare in persona che lo descrive nel “De Bello Gallico” e in effetti fu, per secoli, il mare controllato dalla potenza romana. Eppure se i romani ne ebbero il dominio, l’egemonia rimase greca. È un pezzo di mondo che ha visto l’arrivo di numerosi personaggi della storia: il cartaginese Annibale ha scatenato la seconda guerra punica per conquistarlo; Cleopatra ha posto il suo dominio nella parte orientale; scrittori come Omero e Virgilio ne hanno ambientato le imprese dei loro eroi: Ulisse ha girovagato dentro questo mare, prima di raggiungere Itaca; Enea ha attuato l’itinerario del suo viaggio lungo le sue coste. E gli arabi? Per gli arabi quel mare era spazio sociale comune per pescatori, commercianti, viaggiatori e nomadi. Fino all’emergere dell’Islam e della sua prodigiosa espansione, prevalse il mare greco, latino, bizantino, cristiano. Un’espansione quella arabo-islamica che tra conflitti e incontri, sia con la cristianità, sia con altre religioni diede un impulso straordinario alla creazione di una Koinè mediterranea: euromediterranea, afromediterranea, asiomediterranea. Tre continenti uniti da un solo mare, che poteva dunque continuare a essere chiamato “nostro” da ciascuna delle sue componenti, sia geografiche che culturali. Da secoli il Mediterraneo ha perso la sua centralità geopolitica ed economica, ma non ha perso il suo fascino, essendo il mare più ricco di storia. Nunnari racconta di questo straordinario mare, delle tre religioni monoteiste, degli scambi, dei commerci, dei misteri, delle leggende, delle scorrerie piratesche e delle migrazioni bibliche. Quante vite, quanti traffici, quanta cultura, quanto dolore si sono imbevuti nelle sue acque. Acque dalle quali sono sgorgate civiltà e sono affondati imperi. Riflette a lungo sull’Italia, che nel Mediterraneo è completamente immersa, col suo Sud ponte di collegamento con l’Europa. “Destino Mediterraneo”, scritto prima che scoppiasse il caso Riace e Mimmo Lucano, fa riferimento al modello di accoglienza del borgo ionico e lo scrittore lo spiega col fatto che al Sud le popolazioni comprendono meglio il dramma dei migranti afromediterranei. Nel destino dell’Occidente, impegnato nella difesa della sua sopravvivenza e a sanare le sue numerose fragilità, c’è l’urgenza di ricomporre le fratture con un mondo del quale intere popolazioni si muovono con la forza e la velocità di un fiume in piena, ponendo con lungimiranza il problema dell’integrazione. In base alle sue considerazioni sulle risorse di questo mare e osservando la Calabria come centro di questa immensa risorsa, il giornalista grida all’indignazione, perché se la situazione non cambierà, la nostra Terra è destinata ad andare persa. La causa principale? La politica attuale, che manca di una vera visione, presenta carenze culturali e contiene volgarità del linguaggio. È il momento in cui la politica si trova soprattutto nei social; oggi mancano i valori sia nei partiti che nei sindacati; oggi prevale una corruzione volta ad arricchire il singolo, una corruzione che non fa altro che alimentare il fenomeno mafioso. Al contrario, in passato, c’è stata una classe politica che, potendo contare su una maggiore cultura, voleva riportare, per lo sviluppo del Sud e di tutta la Nazione, il mercato mondiale nel Mediterraneo. Nell’attuale presente, invece, questo mare è messo da parte perché non c’è lungimiranza, i politici neanche sono sfiorati dal pensiero che il suo sviluppo possa convenire anche a loro. La Calabria, insieme al Mediterraneo, si trova in una situazione di totale emarginazione,; anche se molti puntano il dito contro l’Unità d’Italia, in realtà la nostra Regione non era ricca neanche prima, la presenza del feudalesimo ha sempre impoverito il Sud; ma dopo il 1861 la situazione si è aggravata, perché il Meridione è diventato zona da sacrificare per consentire lo sviluppo del Nord.
Il Mediterraneo non è solo una nozione geografica ma è un patrimonio culturale che, in un futuro che si presenta pieno d’incognite, in un mondo smarrito privo di veri punti di riferimento, rappresenta l’eredità che ci può salvare. La Calabria, quindi, è ricca di risorse naturali e di gente che lotta per il suo sviluppo. La soluzione? Aggregare tutte queste risorse e fare rete. E probabilmente la salvezza della Calabria è immersa nelle acque di questo glorioso mare, perché come scriveva Corrado Alvaro: “Il Mediterraneo sarà il cuore del mondo”.

Autore: 
Rosalba Topini
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