Mentre Salvini correva, la sinistra si allacciava ancora le scarpe

Dom, 02/06/2019 - 11:20

La sinistra è morta. L'Unità, storico quotidiano comunista fondato da Antonio Gramsci, una mattina si è svegliato non con "Bella ciao" ma con Belpietro direttore responsabile. Affidare a lui la direzione del giornale, anche se solo per un giorno, è il simbolo che anziché piangere al suo funerale, la sinistra la si sbeffeggia pure. Senza pietà, senza ritegno.
E il tradimento è stato consumato a un giorno dalle elezioni europee. Un insulto alla tradizione politica del giornale e della sinistra italiana. Una trovata pubblicitaria, anzi una volgare promozione per l'editore e Belpietro a discapito dei giornalisti dell'Unità che hanno a cuore la storia e l'onorabilità del giornale. Un gesto di sciacallaggio politico bello e buono che annuncia un risultato elettorale mortificante e mortifero per la sinistra (da cui escludo il PD che ormai è solo centro, anzi spera di farlo, tra un popcorn e l'altro).
Il 26 maggio scorso le urne sono state impietose con i rossi, praticamente scomparsi dalla scena politica. A nulla è servito sventolare in maniera scomposta Mimmo Lucano, impossessandosi indegnamente della sua impresa. A nulla è servito urlare "ripartiamo da Riace" senza gettare neanche lontanamente le basi perché ciò potesse davvero accadere.
Così come a nulla è servito agitare lo spauracchio del fascismo, ignorando che in troppi non sanno cosa sia: molti tra coloro che lo hanno vissuto sulla propria pelle non ci sono più; chi lo ha studiato, diciamocelo pure, non lo ha capito abbastanza.
La sinistra non è stato in grado, ancora una volta, di farsi riconoscere la sua vecchia forza identitaria. Si è fatta fregare dalla percezione, infondata, che la gente provi una sorta di avversione nei confronti delle ideologie, considerate camicie di forza del pensiero. Si è lasciata convincere che gli italiani potessero fare a meno delle ideologie. Un errore di valutazione imperdonabile. E così, mentre si diradavano le nubi di un pensiero critico in grado di fungere da deterrente, si sono fatte strada ideologie semplicistiche che si propongono di leggere e spiegare la realtà facendo valere criteri volutamente elementari. Criteri assai deboli e cedevoli che finiscono per forzare la realtà,  ingigantirla, se non addirittura inventarla.
È quello che ha fatto la Lega nella sua ascesa all'impazzata. Ha configurato nelle menti degli italiani dei nemici, gli immigrati, a cui pian piano ha trasferito i peggiori caratteri; ha gonfiato i numeri della loro "invasione" perché tutti ne avvertissero la minaccia. Ha fatto credere che se gli italiani sono poveri e disoccupati è perché si è dato vitto e alloggio agli "sbarcati".
Ha aumentato i numeri di omicidi, stupri e furti per fingere di risolvere il problema con una legge che ci rende tutti potenziali assassini. Ha incontrato e sedotto con la promessa di tagliare le tasse (ma senza avere le disponibilità finanziarie per farlo) pastori e operai, facendo "razzia" di quello che un tempo era l'elettorato per eccellenza della sinistra.
Salvini ha fatto evaporare l'idea di verità. Ha inventato un'altra Italia. Ed è stato più bravo di quelli che fecero la prima, perché lui mentre creava una nuova Italia, contemporaneamente, a colpi di tweet e post, ha fatto nuovi italiani. Italiani che la paura e la disperazione, reali ma soprattutto indotte, hanno reso rancorosi e inospitali.
La Lega, un partito nato per dividere l'Italia, è riuscita nell'impossibile impresa di unirla. Con le bugie.
Bugie che in poco tempo hanno attraversato in lungo e in largo il nostro Paese, mentre la sinistra si stava ancora allacciando le scarpe per iniziare la corsa.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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