Mezzogiorno in Movimento: “Qual è la strategia dello stato per la Piana?”

Lun, 04/06/2018 - 17:40

"La drammatica vicenda del migrante ucciso nel vibonese fa riemergere in tutta la sua assurdità la situazione in cui versa la Piana di Gioia Tauro e, in particolare, l'area di San Ferdinando dove, com'è noto, è presente una fatiscente tendopoli. Uno scenario di degrado assoluto di fronte al quale occorre una seria e autentica assunzione di responsabilità". E' quanto afferma “Mezzogiorno in Movimento”, la nuova realtà politica di impronta meridionalista e garantista fondata da Andrea Cuzzocrea, Mimmo Gangemi, Gianpaolo Catanzariti, Pierpaolo Zavettieri e Ilario Ammendolia.
"Al di là della necessaria e attenta attività investigativa che dovrà far luce su quanto accaduto - prosegue il movimento - riteniamo che si debba avviare una profonda riflessione sulla gravità di questo episodio che ha visto pagare con la vita una persona, un giovane, che si batteva con coraggio per rivendicare condizioni di vita dignitose per tutti coloro che occupano, senza controllo, l'enorme baraccopoli pianigiana. Al riguardo, pertanto, ci chiediamo quale sia l'impegno e la strategia complessiva che lo Stato sta attuando per porre fine a tutto ciò, ovvero per impedire che uomini e donne vengano continuamente sfruttati da persone senza scrupoli, magari al soldo delle organizzazioni criminali, che del traffico di vite umane hanno ormai fatto un vero e proprio business illegale ma incredibilmente gestito alla luce del sole. E' forse il caso - proseguono gli esponenti di “Mezzogiorno in Movimento” - che gli organi competenti illustrino quale sia lo stato dell’arte rispetto, ad esempio, al proclamato smantellamento della baraccopoli sorta e mantenuta irregolarmente ed a che punto sia il piano di accoglienza tanto sbandierato. Il risultato, sconfortante, parla oggi di un vero e proprio ghetto a cielo aperto, un non luogo fatto di baracche, tende, alloggi di fortuna e totale assenza di servizi minimi, specchio fedele di una regione che sembra tornata decenni indietro nel tempo. Cosa ne è stato, ci chiediamo, dei piani per favorire l'accoglienza diffusa, restituire dignità a queste persone e ridare decoro al territorio, consentire una civile e regolare integrazione? Un altro interrogativo non più eludibile inoltre, - evidenzia il movimento - tocca da vicino il tema tanto sbandierato della legalità. Ebbene, cosa sta facendo al momento lo Stato per garantire ai braccianti agricoli una qualsivoglia forma di tutela minima legale, quali vitto, alloggio, compensi regolari e tutele assicurative? Ecco, sono questi a nostro avviso gli interrogativi da porre con urgenza al centro dell'agenda politica nazionale. Il prezzo delle mancate risposte continua a diventare, ogni giorno, sempre più caro come testimonia l'assurda morte del povero Sacko Soumayla. Aspettiamo con fiducia che si ponga fine all'approccio fatto di chiacchiere e inutili cerimonie, per passare al più presto ad azioni che riportino nella Piana di Gioia Tauro al ripristino delle basilari regole del vivere civile, in primis per le tante persone che ancora nel 2018 vivono in condizioni di schiavitù, private della dignità e del futuro, evitando, al contempo, di scaricare sulle popolazioni pianigiane una delle emergenze democratiche, favorita dall'assoluta inerzia statuale".
A tal proposito Mezzogiorno in movimento propone a tutte le associazioni ed alle organizzazioni della città metropolitana la convocazione, nei prossimi giorni, degli Stati generali delle organizzazioni democratiche nella piana reggina.

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