Mi chiamo Fido, ma non mi fido…

Dom, 08/10/2017 - 16:00
Giovedì il consiglio metropolitano di Reggio Calabria si è riunito per la prima volta fuori sede per discutere della sempre piů precaria condizione dei lavoratori Call&Call. Alla presenza dei sindacati e di moltissimi attori istituzionali, soprattutto del nostro comprensorio, Giuseppe Falcomatà e i consiglieri metropolitani hanno trasudato ottimismo affermando di avere la soluzione in tasca. Anche se vogliamo dargli fiducia, tuttavia, le loro dichiarazioni non ci hanno convinto fino in fondo…

Giovedì mattina il Consiglio della Città Metropolitana di Reggio Calabria si è riunito, un po’ a sorpresa, presso la sala delle adunanze del Comune di Locri.
Unico punto all’ordine del giorno, la situazione dei lavoratori del call center Call&Call.
L’assise, a nostro parere un po’ tardiva, è stata suggerita dal sindaco di Caulonia Caterina Belcastro che, nella sua veste di consigliere metropolitano, ha invitato Falcomatà a coinvolgere tutti gli attori istituzionali e sindacali al fine di dare una risposta certa ai dipendenti silurati dal call center e alle loro famiglie. Nelle ultime settimane, scoprendo definitivamente le proprie carte, l’azienda di Umberto Costamagna ha fatto recapitare la lettera di licenziamento a 16 dipendenti a tempo determinato del tutto estranei alla commessa di Engie Italia, facendo così lievitare il numero degli “accompagnati alla porta” a 145. Complicatissima, adesso, la situazione di questi centralinisti senza lavoro, senza stipendio e, in definitiva, senza un futuro. Ancora più deprimente la condizione occupazionale di Locri e della Locride, orfana di 145 posti di lavoro che erano oro per un comprensorio in cui di lavoro non ce n’è mai stato.
A partire da questi presupposti, dicevamo, è stata indetta una seduta del Consiglio Metropolitano che passerà alla storia per aver conseguito ben due differenti primati, come ha voluto ricordare il sindaco Falcomatà ai colleghi dei microfoni di LaC: il fatto di essere la prima seduta aperta ai soggetti non istituzionali e quello di essere stata indetta per la prima volta fuori dalla sede usuale di Palazzo Alvaro.
Preoccupante il fatto che non indichiamo tra gli aspetti da ricordare le soluzioni proposte in sede di consiglio, direte voi. È perché troviamo poco convincente quanto è stato detto, controbatteremo noi.
In primo luogo ci ha dato da pensare il fatto che la seduta, originariamente programmata per le ore 10:30, sia cominciata con una lunghissima ora e mezzo di ritardo per la mancanza di alcuni consiglieri che avrebbero pregiudicato il raggiungimento del numero legale utile a poter affrontare l’assise, atteggiamento che, indipendentemente dagli impegni istituzionali, fa comprendere quanto i membri del consiglio metropolitano fossero interessati ad affrontare la questione. Una volta inaugurati i lavori, poi, Demetrio Marino ha sentito la necessità di infondere fiducia ai presenti instaurando un pindarico parallelismo tra la situazione dei 120 lavoratori precari di Recasi e Reges, mercoledì sera stabilizzati dal comune di Reggio Calabria con la costituzione della nuova società Hermes, e quelli della Call&Call Lokroi, come a sottolineare la capacità del consiglio di affrontare crisi che, tuttavia, sono radicalmente differenti.
Il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà, dunque, ha esplicitato che la presenza dei vertici metropolitani a Locri sarebbe da sola la riprova di quanto la Città Metropolitana sia sensibile all’emergenza occupazionale che la affligge e ricordato che le dichiarazioni di intenti da parte del Governo Gentiloni, che non fa altro che affermare che l’Italia non risorgerà senza la ripartenza del Mezzogiorno, sarebbero da sole sufficienti a lasciare ragionevolmente sperare nel buon esito della vicenda. Un po’ come dire che è più logico ascoltare l’amico burlone che ci dice di uscire senza ombrello piuttosto che il buonsenso mentre fuori sta tuonando da tre quarti d’ora.
Ma tant’è…
«Resta il fatto - ha chiosato Falcomatà ritrovando un po’ di lucidità - che queste dichiarazioni devono tradursi in risultati concreti, altrimenti rischiamo di innestare nei cittadini il dubbio che in realtà si tratti di parole vuote. - (Non temere, Giuseppe, il dubbio è già innestato! Mo’ ti voglio a disinnestarlo!)
«Al netto di queste considerazioni - ha continuato il primo cittadino metropolitano - non abbiamo la pretesa di camminare da soli, ma vogliamo coinvolgere tutte le istituzioni, i sindacati e gli attori territoriali per trovare una risoluzione univoca. Non ci illudiamo, soluzioni a portata di mano non ne abbiamo, ma il percorso che vogliamo promuovere è già ben delineato: provare a imitare percorsi analoghi già seguiti in altre città, anche del Mezzogiorno, che hanno condotto a esiti positivi».
Il riferimento del sindaco, esplicitato successivamente, è alle risultati ottenuti dalle Città Metropolitane di Palermo e Napoli nelle operazioni di salvezza, rispettivamente, dei lavoratori del Consorzio Almaviva e dei dipendenti di un call center grazie, “ironia del destino” sottolinea Falcomatà, alla collaborazione di aziende reggine.
Insomma, il sindaco ha proposto di seguire l’esempio virtuoso di due differenti realtà meridionali per aiutare i dipendenti Call&Call, Locri, la Locride e, allargando l’orizzonte la Città Metropolitana di Reggio Calabria, la Calabria, il Mezzogiorno, l’Italia, a ripartire, un piccolo passo per il sindaco, un grande passo per la società, che viene preparato continuando a celare il nome di chi sarà l’artefice di questo salvataggio.
La nostra speranza è che Falcomatà abbia fatto questa promessa sapendo già a chi rivolgersi, magari a quelle stesse imprese reggine di cui parlava ai microfoni dei nostri colleghi, ma ricordiamo anche che l’ultima volta che è andata a termine un’operazione del genere, a Locri, il salvatore era originario di La Spezia e rispondeva al nome di Umberto Costamagna.
Se siete curiosi di sapere com’è finita quella volta rileggete l’articolo d’accapo…
Noi, nel frattempo, attenderemo qualche settimana per osservare con speranza l’operato del sindaco metropolitano.

Autore: 
Jacopo Giuca
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