Mimmo Lucano: “Non sono potente, sono di sinistra!”

Dom, 03/04/2016 - 11:55
La rivista Fortune ha collocato Mimmo Lucano, sindaco di Riace, al quarantesimo posto della classifica dei 50 leader più influenti della Terra, uomini e donne che nel mondo degli affari, del governo, della filantropia e delle arti stanno trasformando il mondo e ispirando gli altri a fare lo stesso. A Mimmo Lucano di questa corona non importa nulla anzi ne è quasi infastidito.

È entrato in redazione facendo seguito al suo sorriso epidemico. Manica corta prematura e cellullare bollente. “Chi ‘nci vinni ‘nta testa a sti mericani?!”. Non ha ben chiara la portata della sua incoronazione. “Ma è importanti sta cosa?”. L’epicità dell’umile. L’innocenza da Eden.
La rivista Fortune ha collocato Mimmo Lucano, sindaco di Riace, al quarantesimo posto della classifica dei 50 leader più influenti della Terra, uomini e donne che nel mondo degli affari, del governo, della filantropia e delle arti stanno trasformando il mondo e ispirando gli altri a fare lo stesso. Mimmo Lucano ha riportato la vita nel suo paesino dove erano rimasti solo i vecchi, dove c’erano case per altri 2000 abitanti mentre i riacesi, da 3000 che erano prima degli anni ‘70, erano scesi a 1600. Per fare risorgere Riace, Mimmo Lucano non ha puntato sul turismo enogastronomico o su quello legato ai beni culturali, tanto in voga negli ultimi tempi. Ha puntato su qualcosa che fa parte del nostro DNA: l’ospitalità. Grazie a lui l’accoglienza ha trionfato e oggi corre scalpitante per le vie del borgo di Riace superiore.
Era il 1998 quando le coste del paese dei santi Cosma e Damiano, i santi degli stranieri, furono interessate da uno sbarco di curdi e iracheni in fuga dall’inferno. Ancora una volta il miracolo per Riace veniva dal mare: nel ‘72, con il ritrovamento dei Bronzi, il mare aveva restituito il passato, adesso stava consegnando il futuro. In tutti questi anni Mimmo Lucano, seguendo la lezione di Monsignor Bregantini, ha spalancato le sue porte per regalare agli ultimi una seconda possibilità. Ha dato loro una casa e servito personalmente pasti caldi. Ha iniziato a parlare il loro italiano senza coniugazioni, per gettare ponti e creare unione. “Gettare ponti: non c’è sfida più nobile” - ha dichiarato qualche tempo fa Papa Francesco. Oggi Mimmo Lucano è ancora lì a fare guerra alla divisione. Per questo è tra i potenti. La sua è la potenza della dignità e della politica onesta.
Come è venuto a conoscenza di essere tra i leader più influenti del mondo?
Mi ha chiamato un giornalista chiedendomi: “Com’è sta storia?” - “Non ne so niente io” - ho risposto. Io un potente? Non mi piace questa parola. Mi fa persino vergognare. Io non so cosa significhi autorità. Non l’ho fatto neppure perchè sono buono. La mia è una missione di sinistra. A me la proprietà privata non interessa, mi interessa il collettivo. È una spinta istintiva per me aiutare. Potente... no, non mi sento affatto potente. Oggi sono contento! Sono contento di essere stato utile a migliorare quello che mi circonda. Nella vita ho imparato che è molto più incisivo trovare le soluzioni costruendo, generando processi importanti, dando l’esempio.
Una volta che la notizia si è diffusa, chi è stato il primo a chiamarla?
Il primo a chiamarmi, alle 6.20 di mattina è stato Peppino Lavorata, ex sindaco di Rosarno nonchè ex parlamentare del Partito Comunista. Era emozionato, forse più di me. Insieme abbiamo condiviso tanti ideali.
E la sua famiglia cosa le ha detto? So che questa sua missione ha purtroppo sfilacciato piano piano i vostri rapporti...
La mia famiglia non mi ha mai sostenuto. Quando mi sono candidato la prima volta, mio padre non mi ha votato. Piano piano mi sono ritrovato solo. Perchè è stato forte il mio credo. I miei familiari non sanno nemmeno che sono rientrato in questa classifica. Nell’ultimo comizio che ho fatto, mio figlio ha chiesto di prendere la parola: voleva conoscere con quali criteri vengono selezionati gli operatori che si occupano dell’accoglienza dal momento che lui era costretto ad andarsene dalla sua terra. Diceva che avrebbe votato scheda bianca. Non so cosa sia scattato nei miei familiari, forse c’è stata una gelosia di fondo. Mi avrebbero voluto tutto per loro mentre, piano piano, io venivo visto come il padre del mondo che avevo creato attorno a me. Ma non avrei potuto fare altrimenti: ho solo bevuto da quell’amore che, con la forza dell’accoglienza, era stato seminato.
Silenzio anche dalle istituzioni. Gli uffici stampa della politica regionale, provinciale, locale ci inondano di comunicati di solidarietà. In questo periodo difficile di intimidazioni e agguati in modo particolare. Nessuno che ci abbia scritto per congratularsi con lei. Nessuno nemmeno tra i rappresentanti della sinistra. Perchè questa politica si affretta a mostrare tutta la sua vicinanza nella sventura ma non riesce a condividere le gioie e le conquiste? (Precisiamo al lettore che l’intervista è di mercoledì 30 marzo, la notizia di Fortune circolava già da tre giorni. Giovedì qualcuno inizia a svegliarsi).
L’unico ad avermi chiamato è stato Agazio Loiero che, tra i tre presidenti che si sono succeduti in Calabria negli ultimi anni, io considero l’unico vicino agli ideali di Democrazia Proletaria. È con lui che nel 2009 viene approvata la legge sull’accoglienza e l’integrazione degli immigrati, una legge che nasce da quella Locride solidale che era riuscita a diventare presidio d’accoglienza nel periodo dell’emergenza umanitaria a Lampedusa. La risposta di soli tre paesini della Locride - Riace, Caulonia e Stignano - fu molto più forte di quella di Milano, allora guidata dalla Moratti. Milano diede la disponibilità di 20 posti, Riace, Stignano e Caulonia 200. Con la legge 18/2009 Loiero, nonostante venisse da quella democrazia cristiana da sempre interessata al potere, dimostrò di avere a cuore il tema dell’accoglienza e si fece interprete di questo messaggio solidale, di un modello da imitare, da riprodurre e portare come esempio e come punto di riferimento per una legge nazionale. I flussi migratori non devono farci paura, possono essere gestiti grazie al “potere” della saggezza e della lungimiranza.
L’attuale governatore, invece, non si è fatto vivo...
Oliverio mi ha deluso. Io l’ho votato, mi immaginavo una piccola svolta. Non mi ero fatto illusioni che potesse succedere chissà che cosa, so benissimo che i cambiamenti politici richiedono molto tempo. Però speravo in un avanzamento dopo il modello Reggio che ci ha fatti vergognare un po’ tutti. Ad oggi, il presidente Oliverio ci deve delle risposte. Innanzitutto perchè ha puntato su De Gaetano, nonostante il veto del governo centrale? Quali meriti speciali ha avuto? Perchè Oliverio non ha nominato uno come Gianni Speranza che a Lamezia ha dimostrato di saper gestire una realtà estremamente complicata? Perchè non fare riferimento a una persona come Ilario Ammendolia che ha dimostrato tanto al nostro territorio, sia quando è stato sindaco che quando è stato presidente dell’assemblea dei sindaci della Locride? Ammendolia, oltre che un valido politico, è un intellettuale serio e caparbio: ha avuto grande coraggio a schierarsi contro Gratteri, quando tutti lo portavano in palmo di mano. Sarrebbe stata un’ottima guida per questa terra. E invece si sono preferiti personaggi, protagonisti di storie piene di ombre. Addiritura De Gaetano verrà arrestato e chi viene nonimato come assessore? Una che fa parte di questo sistema ma che hanno voluto fare apparire a tutti i costi come una paladina dell’antimafia. 
Nel trasformare quella che lei chiama “utopia della normalità” in realtà, si è visto mettere il bastone tra le ruote dalla criminalità organizzata. Dopo questa incoronazione la ‘ndrangheta perderà ulteriormente consenso, sentirà mancare la terra sotto i piedi e magari vorrà rifarsi. Questo non la spaventa?
Questa esperienza di accoglienza è lontana anni luce dal mondo delle mafie. Riace ha vissuto periodi difficili quando io facevo parte di Unità Proletaria. Nelle campagne si incuteva terrore e non era raro che venissero uccise persone. Era diventato stranamente un territorio difficile da vivere. Stranamente perchè a Riace non si era mai ucciso per mafia. Dopo quel periodo di sangue non si sono verificati episodi allarmanti. Quello che oggi più mi preoccupa, a dire il vero, non è tanto la mafia,
quanto piuttosto le ombre dell’antimafia. Quest’antimafia strombazzata, funzionale solo a giustificare un disarmante vuoto politico.
È da anni che siamo in attesa di una vera ricetta da parte di questa antimafia, finora solo di facciata, di professione. Non aspettiamo altro che conoscere quale sia l’azione proposta così da metterla in pratica.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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