Minniti contestato a Londra: "Il suo governo ha sdoganato la ferocia contro i migranti"

Ven, 15/03/2019 - 18:00

Il 12 marzo scorso l’ex Ministro degli Interni Marco Minniti ha tenuto una conferenza presso la London School of Economics (LSE) sulla “situazione del Mediterraneo, migrazioni e sicurezza”. Il ministro ha provato a presentarsi come il volto pulito e razionale del governo neoliberale delle migrazioni. Ha esordito invocando la separazione tra emergenza, sicurezza e migrazioni, a suo dire, usate dalla sola destra “nazional-populista” per conquistare il consenso in Europa.

Ma ha trovato ad accoglierlo e a contestarlo un nutrito gruppo di studenti, ricercatori e attivisti antirazzisti, uniti dietro al j’accuse Blood on the Eu’s hands. 

È stato proprio Minniti, infatti, ad ammonire per primo sul pericolo per la democrazia posto dai flussi migratori, inaugurando gioielli etici come il codice di condotta per le Ong e innescando la loro criminalizzazione; il diritto etnico che ora regola il diritto d’asilo; fino al governo neoliberale e autoritario della povertà, con la sua potente razzializzazione, implicito nelle misure sul Daspo urbano e sui sindaci-sceriffi.

Se ora la gente spara urlando “Salvini, Salvini!” e l’odio è ufficialmente sdoganato, secondo i conteastatori è anche perché c’è una lunga storia di criminalizzazione delle migrazioni che affonda le sue radici nei governi di centro destra e centro sinistra, e assume il suo volto più feroce con le politiche di Minniti sotto il governo Gentiloni prima e Salvini e Toninelli ora.

A Minniti sono state esposte e imposte decine di mani rosse, per ricordargli che la sua retorica non copre il sangue versato e reso invisibile dalle politiche europee.

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