"Mio fratello è morto ma non sappiamo perché"

Dom, 11/02/2018 - 16:00

Non ha ancora avvertito l'odore intenso della camomilla fumante preparata dalla madre novantenne, quando Carlo riceve una chiamata urgente dall'ospedale di Locri. Giuseppe, il fratello, si è aggravato. È la sera del 4 febbraio scorso. Giuseppe Galea, insegnante sidernese con una grande passione per la mountain bike, sta male da più di un mese. Il giorno di Santo Stefano accusa dolori intensi al torace accompagnati da una forte tosse e da difficoltà a respirare. Accompagnato immediatemente al Pronto Soccorso dell'Ospedale di Locri, gli viene diagnosticata una broncopolmonite. Prescritte le cure del caso, Giuseppe viene dimesso. La notte tra il 23 e il 24 gennaio, ha una ricaduta. Nuova corsa al Pronto Soccorso: questa volta gli vengono somministrate quattro flebo. Al termine della somministrazione della quarta flebo, intorno alle 8 del mattino, Giuseppe viene sottoposto a una radiografia al torace, da cui si evince che la tosse che lo infastidisce è causata da una polmonite vera e propria che richiede l'immediato ricovero in terapia semi-intensiva. Il 27 gennaio Giuseppe viene spostato in una stanza da letto singola, in quanto un medico del Reparto di Pneumologia riferisce ai parenti che avrebbe dovuto rimanere isolato perché presenta i sintomi della tubercolosi. Per essere certi della diagnosi, muchi e sangue che Giuseppe perde dalla bocca sarebbero stati prelevati e inviati in un centro a Lamezia Terme, per sottoporli a esami specifici. "In quella circostanza - ci racconta Carlo - il medico ci ha pregati di non creare allarmismi e di far visita a Giuseppe uno per volta, muniti di mascherina. Qualche giorno dopo, però, visionando più approfonditamente la Tac, un nuovo medico del reparto di Pneumologia ci informa che mio fratello è affetto da alveolite polmonare". Viste le pressioni sempre più insistenti dei familiari circa i risultati che sarebbero dovuti giungere da Lamezia, un medico telefona presso il centro per conoscere l'esito degli esami specifici dei muchi e del sangue, e viene informato che i risultati del test sulla Tubercolosi sono negativi. Non viene, tuttavia, indicata una diagnosi esatta, in quanto erano richieste ulterori indagini. "Nonostante quanto comunicato da Lamezia, nei confronti di mio fratello veniva intrapresa una semplice cura antibiotica volta a debellare questa presunta alveolite polmonare. Inoltre, stando alle parole del medico, mio fratello sarebbe tornato a casa dopo circa 8-10 giorni e, potendosi trattare di alveolite, sarebbe potuto uscire dalla stanza tranquillamente".
La mattina di domenica 4 febbraio, Carlo, il fratello si reca in ospedale. Lo trova seduto su una sedia con una flebo attaccata al braccio. Giuseppe non riconosce Carlo e lo scambia per la moglie. Inoltre, dichiara di vedere nella stanza persone non presenti, tra cui il figlio che si trova a Torino. "Mio fratello mi chiedeva aiuto: sentiva che la somministazione di quelle flebo provocava in lui un gonfiore interno al petto". Carlo avverte il medico di turno che lo tranquillizza che a livello polmonare Giuseppe presenta dei miglioramenti aggiungendo che nel corso di 10 giorni il fratello si sarebbe ristabilito e sarebbe stato dimesso. "Ho implorato il medico di staccare le flebo e di ricorrere a un Elettrocardiogramma. La mia prima richiesta non è stata esaudita, però grazie alla mia insistenza sono riuscito a ottenere un elettrocardiogramma per mio fratello". Intorno alle 13 Carlo rientra a casa: l'esito dell'elettrocardiogramma avrebbe richiesto circa un'ora. Alle 16 Giuseppe viene trasferito d'urgenza in Rianimazione. Giunto di corsa in ospedale Carlo ritrova il fratello intubato in quanto il suo cuore si è ingrossato e la sua condizione cardiaca e polmonare è critica. "Alle 18 lo incontriamo e sembra stare meglio ma ci avvertono che sarebbero dovute trascorrere 48 ore per considerarlo fuori pericolo".
Carlo rientra a casa. Ad attenderlo la madre, con la solita domanda martellante:
- "Allora, come sta Giuseppe?".
- "Lo tengono sotto controllo, mà, ha ancora un po' di febbre"- è la risposta di Carlo che in tutto questo tempo non ha trovato il coraggio di dire la verità alla madre.
Poco prima delle 21, mentre è di fronte alla sua camomilla, Carlo riceve l'ultima chiamata dall'ospedale. Giunto insieme ad altri familiari, viene fatto accomodare nello studio di una dottoressa. Carlo con la coda dell'occhio guarda la stanza dove aveva lasciato il fratello e nota che la tendina attorno al letto è chiusa. Giuseppe non ce l'ha fatta. "Chiediamo chiarimenti ai medici di Rianimazione e ci sentiamo dire che dalla Tac effettuata il 26 gennaio era emerso che Giuseppe aveva un solo polmone, un'anomalia di cui non eravamo a conoscenza". Sebbene fosse ancora sotto shock, con l'ausilio dell'avvocato Antonio Ricupero, Carlo si rivolge alla Procura di Locri che immediatamente mette in moto la macchina delle indagini e pone sotto sequestro la cartella clinica di Giuseppe. L'accusa è di omicidio colposo.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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