Modafferi: “Quattro persone sole non potevano sostenere le spese della Serie D”

Dom, 07/07/2019 - 12:20

Nell’arco di poco più di un anno il Locri Calcio è passato davvero “dalle stelle alle stalle”. La compagine amaranto, che ci ha fatto sognare con la promozione in D e oggi nuovamente retrocessa, versa ora in una situazione tecnica complicata, alla quale aggiunge un carico da novanta la polemica sorta negli scorsi giorni con le dimissioni della presidente Antonella Modafferi. L’abbiamo intervistata per fare un po’ di luce sulle sorti della squadra.
L’avevamo intervistata nel marzo del 2018 per commentare la riconquista della Serie D da parte del Locri. Oggi la situazione è quasi antitetica…
Sembra effettivamente un’altra era geologica: in meno di un anno l’entusiasmante realtà che avevamo costruito si è completamente dissolta. La conquista della Serie D non era stato il solo risultato positivo del campionato di Eccellenza, abbiamo vinto tutto ciò che c’era da vincere creando un gruppo eccezionale in un ambiente sano. Quest’anno le cose sono man mano degenerate e non è la retrocessione il dato più doloroso, il verdetto del campo ci avrebbe spronato a far meglio, semmai. Purtroppo, però, è servito da scusa a chi in questi anni ha tentato di delegittimare il lavoro svolto nell’interesse esclusivo della maglia e della sua storia. Oggi il rischio terribile è che la squadra non venga iscritta al campionato.
L’anno scorso ci raccontò che il Locri aveva tanti importanti progetti, per realizzare i quali serviva “consolidare e confermare una società che in questi due anni si è dimostrata forte e unita”. Eppure le sue ultime dichiarazioni hanno delineato una realtà diversa.
Il campionato di Serie D è stato molto dispendioso e non si sono verificate le condizioni per realizzare i nostri progetti, li abbiamo accantonati per dare priorità alle esigenze della squadra, dalle terapie mediche alle trasferte. Ci siamo ritrovati in quattro ad affrontare grosse spese giornaliere, la verità è che poche persone da sole non ce la possono proprio fare senza avere alle spalle forti soggetti economici.
Alla fine di maggio, dopo la retrocessione, ha dichiarato che la società avrebbe ricominciato e che non avrebbe permesso che diventasse l’ombra di sé stessa. Cosa è cambiato nei quindici giorni che hanno separato quella data dal giorno in cui è stata pubblicata la lettera con cui dava le dimissioni?
Ho dovuto prendere atto che stava venendo meno la forza che mi trasmetteva la gente: la maggior parte dei tifosi mi ha, legittimamente, dato la colpa per la retrocessione e, quindi, per la gestione del campionato e della squadra. Ho perso lo stimolo ad andare avanti. Una delle motivazioni più forti che mi ha spinto a iniziare questa avventura era stata quella di ridare soddisfazioni al grande pubblico locrese, ma se dai tifosi mi arrivano continui segnali di dissenso non posso che fare un passo indietro e lasciare il mio posto a qualcun altro. Inevitabile.
Quali sono stati gli sviluppi dal giorno del suo abbandono a oggi e, a mente fredda, come valuta la situazione in cui è rimasta suo malgrado coinvolta?
Non nego la mia inesperienza nell’affrontare la Serie D e gli inevitabili errori legati a ciò, ma al di là della retrocessione non posso sinceramente darmi altre colpe. Mi sono ritrovata a un bivio: iscrivere la squadra in Serie D e tentare il tutto per tutto o non iscriverla e rinunciare al sogno. Ho seguito il cuore. Se avessi dato retta alla ragione mi sarei ritirata in quel momento, da presidente vincente.
L’anno scorso ci disse di vedere un futuro radioso per il Locri Calcio. Oggi, invece, che cosa scorge all’orizzonte?
Oggi c’è una grande confusione attorno al Locri. Ascolto persone parlare per sentito dire, riferire cose non vere, cercare giustificazioni e scuse per non aver saputo (o voluto) dare una mano alla maglia, non a me. Serve comprendere che se si vuole una squadra in Serie D bisogna poi contribuire a mantenerla, non si può prosciugare economicamente il presidente di turno finché le cose vanno bene per poi voltargli le spalle al primo ostacolo. Servono imponenti forze economiche o piccoli contributi da parte di tutti, il resto sono solo chiacchiere da bar. Ci sono onori e oneri da caricarsi sulle spalle, fa tutto parte del gioco. Io mi sono sempre presa le mie responsabilità con coraggio, e sono pronta a confrontarmi su questo con chiunque nutra dubbi o li insinui solo per nascondere le proprie incapacità.

Autore: 
Jacopo Giuca
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