Muore il capo dei capi della ‘ndrangheta australiana

Gio, 02/11/2017 - 16:00

È morto proprio nel giorno del suo 82º compleanno Antonio Sergi, di Platì, emigrato da moltissimi anni in Australia, dove gestiva un’imponente azienda vinicola. Indicato dalla stampa come il mammasantissima della ‘ndrangheta australiana, il nome di Sergi è legato a uno dei delitti eccellenti (e irrisolti) che, negli anni ’70 scossero la società oceanica, per la prima volta consapevole di essere alle prese con una frangia della criminalità organizzata proveniente dal vecchio continente. Nel 1977, infatti, il nome di Tony Sergi si sarebbe legato a filo doppio alla scomparsa del deputato liberale Donald Mackay, del quale venne ritrovata solamente l’auto con all’interno chiazze di sangue e i bossoli di una calibro 22. L’omicidio di Mackay, attivista antidroga e primo a sottolineare il legame che intercorreva tra lo spaccio e la comunità calabrese nel Nuovo Galles del Sud, secondo gli inquirenti sarebbe stato ordinato da Sergi di comune accordo con il boss Robert Trimboli, proprio all’interno della sua azienda, eppure le forze dell’ordine non sono mai riuscite a raccogliere prove sufficienti ad accusare formalmente il don originario di Platì. Benché siano stati numerosi gli indizi a suo carico, il profilo basso tenuto da Sergi in tutti questi anni gli ha permesso di continuare a vivere una vita distante dalle questioni legali, tanto da far bollare come speculazioni le accuse mosse a suo carico all’ex sindaco di Griffith Dino Zappacosta, che parla di lui come di uno dei membri più apprezzati e influenti della comunità.
Fonte: Gazzetta del Sud

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