Natale nella Locride tra luminarie e black out

Dom, 04/01/2015 - 11:14

L'apoteosi della sobrietà. Luminarie ridotte all’osso. Nessun tripudio di luci, nessun addobbo da “Ooohh!!”. Un Natale  povero quello della Locride, meno luminoso, meno chiassoso, meno per bambini. Sono lontani gli anni del consumismo, delle strade accese, dei negozi e dei balconi con quelle lucette che si accendevano e si spegnevano in un’allegra intermittenza. Spente, accese, pulsanti, frenetiche. Sì, è vero, anche questo Natale è un po’ così, ma solo un po’. Qualche lucetta singhiozzante la si vede ancora, ma giusto qualche. Questi sono gli anni della crisi e se l’economia non brilla non si può certo pretendere che brillino le strade.
Si risparmia, e volentieri, un po’ ovunque, a dire il vero. Da Nord a Sud i tagli si sono abbattuti sui led delle feste e persino la capitale quest’anno appare meno agghindata, più spoglia, smunta, in linea con le ombre che nelle ultime settimane sono calate sulla caput mundi. Unica nota di colore e di luce le 144 bandiere delle nazioni che parteciperanno all’Expo 2015, nella visione di una Roma che non intende rinunciare a un ruolo di primo piano nel panorama internazionale.
Se a Roma è toccato un Natale un po’ più scuro, Bologna se n’è beccato uno “oscuro”. Qui a illuminare il ponte Matteotti, a due passi dalla stazione, quella della strage del 2 agosto 1980, tre diverse luminarie -  triangolo, occhio e raggi - che sommate danno il simbolo della P2. Sì, proprio quella del maestro venerabile Licio Gelli, grazie alla quale lui stesso disse di avere “l’Italia in mano” poichè “l’Esercito, la Guardia di Finanza e la Polizia erano tutti nettamente comandati da appartenenti alla Loggia”. La scelta di queste insolite luminarie fa parte di un progetto artistico, la cui idea era quella di lanciare un monito o, meglio, accendere una lampadina sulle tante storie occultate del nostro Paese. Beh un’idea cervellotica e ambigua: un po’ come celebrare la Resistenza utilizzando a mo’ di luminarie le svastiche.
Comunque, torniamo a noi per una veloce rassegna sulle nostre luminarie, a partire da Roccella fino a giungere al capoluogo reggino.
Roccella. Austere, eleganti, principesche, per un Natale regale e sfarzoso, con tanto di albero in piazza semplice ma d’effetto. Non vi è dubbio: Roccella si aggiudica un meritatissimo primo posto per la compostezza e raffinatezza degli addobbi ma anche per aver regalato con il suo Jazzy Christmas un Natale con un sottofondo firmato dalle voci più promettenti del jazz internazionale.
Gioiosa Superiore. In tutta sincerità parte avvantaggiata. Gioiosa è un piccolo grande presepe, una graziosa bomboniera da comò tutto l’anno. Con le sue casette antiche e le stradine strette è lo sfondo ideale per le luminarie di Natale. È bastata, infatti, un’illuminazione soft con addobbi simbolici per renderla ancora più incantevole. Medaglia d’argento per Gioiosa.
Marina di Gioiosa. Si conferma la più ospitale con tanto di augurio iniziale. Un gioioso “Buone Feste” apre una serie di luminarie a pioggia… radente, visto che alcune sono già fulminate. Apprezziamo comunque lo sforzo dell’amministrazione che, guidata da un sindaco che di cognome fa Vestito, di certo non avrebbe lasciato il paese spoglio!
Siderno. Qui le luminarie anticipano la pioggerella luminosa di Marina, ma sembra una pioggia più fitta, arricchita da stelline verdi, che guida fino all’abete multicolor della fontana dei leoni a piazza Risorgimento. Tutto sommato una medaglia di bronzo se la merita.
Locri. Sebbene qui di luminarie nemmeno l’ombra, ad animare le serate di festa c’è Locri on Ice che fino all’Epifania irrorerà le strade di buona musica e dell’odore dolcemente pungente di zeppole e vino.
Per Ardore e Bovalino i tempi di magra si sentono eccome: lo shopping per i regali da sistemare sotto l’albero è stato il più austero in assoluto. Stop alle luminarie, nessun augurio di Buon Natale da un lato all’altro della strada, solo qualche pallina colorata negli abeti finti all’esterno dei negozi. Bisogna fare i conti con una coperta sempre più corta: in fondo le amministrazioni hanno spento il morale dei cittadini, figuriamoci se non avrebbero spento le luci natalizie.
Reggio. Più che rimanere vittima dello spirito natalizio, è animata da un forte spirito ecologista: le luminarie di quest’anno ricordano vagamente quelle utilizzate qualche anno fa. Ma il giovane sindaco dandy Falcomatà ci aveva avvertiti: “punterò al riuso e riciclo”. E così, dopo la raccolta differenziata avviata in diverse periferie reggine, ha deciso di riciclare anche gli ornamenti natalizi.
Se vogliamo, invece, un Natale vecchia maniera, da “Mamma ho perso l’aereo”, dobbiamo rivolgere lo sguardo alle grandi capitali europee come Parigi o Londra. Qui, come ogni anno, si è abbandonato il grigiore di novembre e si sono accese tutte le luci possibili. Un’esultanza di colori e addobbi spettacolari. Tutto risplende e l’atmosfera è veramente magica. A Parigi e Londra le nuove tendenze fanno moda e va davvero in scena il Natale.
Quanto a noi, la scommessa per il prossimo anno è riuscire a risollevare, almeno in parte, le sorti di un Natale vissuto sottotono. Ma anche su questo meglio spegnere i riflettori.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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