Naufragi clandestini

Lun, 20/08/2018 - 19:00
Giudiziaria

Negli ultimi anni le coste calabresi hanno assistito, inermi, all’arrivo di numerose navi di fortuna che hanno trasportato diverse decine di migranti. Quello che doveva essere un approdo sicuro, la porta dell’Europa, spesso si è trasformata in un cimitero.
Scafisti hanno lucrato sulla pelle di disperati, forse anche con la connivenza di criminali indigeni.
Tra le più tragiche vicende una rimane scolpita nella cronaca giudiziaria, quella avvenuta nei pressi di Roccella Ionica al sera del 27.10.2007, quando un'imbarcazione carica di cittadini extracomunitari, partita dalla costa di Alessandria d'Egitto e giunta sulla costa jonica calabrese, dopo diversi giorni di navigazione in condizioni meteo marine avverse e proibitive, nell'effettuare la manovra di spiaggiamento, veniva colpita dall'urto dei marosi, capovolgendosi e impattando rovinosamente sull'arenile. Il naufragio è costato la vita a undici passeggeri.
Dalle testimonianze dei rappresentanti delle forze dell'ordine intervenute sul posto, subito dopo il tragico evento, procedendo a rilievi fotografici e tecnici e al recupero dei corpi delle vittime, era emerso che: - l'imbarcazione impiegata per il trasporto era stata rinvenuta completamente distrutta, spezzata in due grossi tronconi sparsi a grande distanza l'uno dall'altro; si trattava di un'imbarcazione da pesca di vecchia costruzione, non destinata al trasporto di persone, con gravi carenze strutturali, che, già inidonea ad una navigazione in sicurezza per le sue oggettive condizioni, lo era ancora di più in una situazione ambientale caratterizzata da condizioni di mare pessime e con un carico eccessivo di passeggeri; - il forte vento e le onde che raggiungevano i sei metri di altezza rendevano impraticabile ed estremamente pericoloso l'avvicinamento alla costa per la presenza dell'onda di risacca; - la manovra di spiaggiamento dell'imbarcazione aveva certamente determinato la distruzione del peschereccio ed il naufragio con la caduta in mare di tutti i passeggeri; - i naufraghi erano stati provvisoriamente raccolti, prima, nel parcheggio custodito antistante il ristorante … ove avevano ricevuto i primi soccorsi e poi nel palazzetto dello sport di Roccella Jonica, prima di essere smistati presso i centri di accoglienza; - nei giorni immediatamente successivi alcuni clandestini, ricoverati presso l'ospedale di Locri, avevano raccontato che la nave proveniva dall'Egitto da cui era partita una settimana prima, che ciascun trasportato aveva pagato la somma di 1.300 euro per il viaggio, che i membri dell'equipaggio erano presenti nei filmati registrati e mandati in onda dal telegiornale di un'emittente locale e dal TG 3 Rai della Calabria. Non era stato possibile, però, eseguire alcun riconoscimento, in quanto, nelle more dello svolgimento dell'attività necessaria all'acquisizione dei filmati e all'estrapolazione dei relativi fotogrammi, i soggetti, formalmente o informalmente sentiti, si erano allontanati dal nosocomio.
Un contributo decisivo era stato fornito dai parenti delle vittime giunti sul luogo del fatto per procedere al riconoscimento dei corpi dei congiunti. Sulla base delle convergenti dichiarazioni de relato da costoro fornite, si apprendeva: - che l'organizzatore del viaggio era stato tale G. di cui veniva fornita l'utenza telefonica, sottoposta a controllo tecnico. L'usuario, identificato in E. G. A., veniva rintracciato dopo una decina di giorni nei pressi del confine con la ex Jugoslavia, catturato in esecuzione del fermo disposto dal P.M.; quindi giudicato e condannato, unitamente ad alcuni complici, con sentenza della Corte di assise di appello di Reggio Calabria del 12.10.2009, irrevocabile il 25.5.2010, acquisita ai sensi dell'art. 238 bis cod. proc. pen; - che ciascuno dei passeggeri aveva corrisposto una parte della somma richiesta per il viaggio prima della partenza, impegnandosi al versamento della parte residua a sbarco avvenuto e rilasciando in garanzia una cambiale in bianco; - che i passeggeri erano stati minacciati prima della partenza da uomini armati di coltello che li avevano costretti a salire sull'imbarcazione e che, dopo due giorni di navigazione, poiché per le cattive condizioni del mare in molti avevano chiesto di tornare indietro, il motopeschereccio era stato raggiunto ed affiancato da altra imbarcazione con a bordo uomini armati di coltelli e mitra che li avevano minacciati costringendoli a proseguire il viaggio.

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