Nella Locride non c’è nessuna attenzione ai giovani con handicap

Sab, 27/06/2015 - 17:50

“Egregia Direttrice,
accolga la mia lettera come un invito, rivolto a cittadinanza e istituzioni, a riflettere sulle condizioni dei disabili.
Nella Locride i giovani con un handicap vivono in un isolamento dal quale non è possibile uscire se non grazie all’aiuto di familiari tenaci e premurosi.
La disabilità motoria è così diffusa da configurarsi come un problema sociale esteso.
Chi ne soffre, direttamente o meno, non può che indignarsi dell’ostilità in genere riservata ai disabili.
Ma la verità è che la maggioranza delle persone non ha neanche la più lontana idea di quale reale ostacolo rappresenti un dislivello di pochi centimetri.
Non c’è nessuna seria attenzione all’eliminazione delle barriere architettoniche, anzi, c’è semmai un disinteresse tale che queste si moltiplicano a dismisura, anche grazie agli innumerevoli problemi viari, urbanistici e di manutenzione stradale.
Fa indignare che si rivolga attenzione a tale problema solo quando scoppia un caso legato a un incidente a un disabile, o una discriminazione nei confronti di portatori di handicap.
Ciò suscita rabbia, disperazione e frustrazione nei cuori dei molti giovani con patologie, in anziani che hanno perso la capacità motoria, e nelle loro famiglie, che cercano conforto presso le amministrazioni, non trovando altro che solidarietà a parole e totale assenza di fattività.
Mi rivolgo alla classe politica: dovreste essere un esempio per la cittadinanza, essere capaci di compiere scelte equanimi e improntate alla giustizia sociale, rivestire la vostra carica infondendo partecipazione e senso di solidarietà ai cittadini, di cui siete responsabili.
Ad una difficoltà motoria non si lega sempre una difficoltà di elaborazione del pensiero: molti disabili potrebbero lavorare, anche in contesti di associazioni finalizzate al recupero sociale di minoranze emarginate.
Ma la realtà è che i disabili sono abbandonati: la società se ne disfa come corpi morti, caricando ogni peso sui familiari. In molti avrebbero potuto recuperare se le strutture sanitarie fossero state appena passabili. Mi chiedo se si riesce a immaginare il senso di profonda frustrazione che alberga in questi cuori.
È fondamentale, per una politica degna di tal nome, tenere le strutture ospedaliere pubbliche a livelli alti, per mantenere viva e sana la società, dare una speranza ai giovani e creare le premesse di un autentico benessere sociale, non legato al consumo di beni, ma alla qualità della vita.
Bisogna iniziare da subito con scelte coraggiose.
Spero che questo invito all’azione sia raccolto da chi ha la responsabilità.

Autore: 
Paolo Piscioneri
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