Nicola Iervas, il ballerino roccellese, trasferitosi per fare fortuna, a Ny ha trovato l’amore e si è sposato

Sab, 31/08/2013 - 19:41

Nicola Iervasi, coreografo e ballerino, specializzato in teatro danza, (nasce 38 anni fa a Roccella Jonica ), espatria nella Grande Mela. Inizia tardi i suoi studi di danza che lo portano ad esibirsi come professionista nella sua città natia e subito dopo nella capitale, dove incontra i maestri Marco Ierva e Walter Zappolini, con i quali ha l’opportunità di perfezionarsi. In Italia studia danza jazz e funky e lavora nella compagnia teatrale “I nuovi sciamani”, ma nel 1998 la carriera di ballerino viene arricchita dall’aggiudicarsi della borsa di studio presso la “Martha Graham School” a New York City. Il ventenne Iervasi saluta parenti ed amici roccellesi e romani e parte per gli USA, iniziando così un nuovo capitolo.

“La vincita della borsa di studio in America ha cambiato la mia vita in tutto, spiega Nicola Iervasi. A New York mi sono subito ambientato e ho fondato, nel 2001, la compagnia Mare Nostrum Elements Movement Theater, che è un movimento di espressione e di ricerca molto vicino al teatro e dove io sono sia ballerino che direttore artistico, insieme a Kevin Albert. Il motto della nostra compagnia (nonché il nome del metodo di studio da noi creato) è: the wave within – active tools for performing artists, che in italiano vuol dire: l’onda dentro, l’emozione che ti porta al movimento artistico”.

Chi lavora in questa compagnia da te inventata e chi sono i fruitori? Qual’ è il valore aggiunto rispetto alle altre che esistono sul territorio?

Io e kevin Albert ci occupiamo della parte artistica e amministrativa e la compagnia si avvale di una serie di collaboratori fra danzatori, attori e musicisti spesso di diverse nazionalità a seconda del progetto al quale stiamo lavorando. Mare Nostrum Elements è stata concepita come un’ organizzazione complessa nel senso che siamo operativi su tre fronti: gruppo di performers, compagnia di produzione e fucina di addestramento. Tantissimi sono i fruitori del nostro lavoro; a parte ovviamente il pubblico che ci supporta e apprezza i nostri spettacoli ci sono i partecipanti dei nostri laboratori (bambini, adulti, professionisti dello spettacolo e amatori) che spesso hanno la possibilità di condividere con noi la scena o collaborare con la compagnia in diverse modi. Poi ci sono artisti emergenti (giovani coreografi, registi e danzatori) che attraverso il nostro metodo hanno la possibilità di sperimentare e creare nuovi lavori per i quali noi offriamo supporto logistico, artistico e di produzione. Credo la caratteristica che contraddistingue Mare Nostrum Elements sia proprio questa visione trina del “fare spettacolo”, spesso i nostri laboratori servono da audizioni per nuovi progetti o prove per un nuovo spettacolo. Senza dubbio la componente emotiva è il valore aggiunto del nostro lavoro; ci sono diverse compagnie di teatro e danza che valorizzano questo aspetto ma pochissime (sia in Europa che negli Stati Uniti) considerano la connessione emotiva fra movimento e performer il punto di partenza per creare, per noi è l’elemento trainante, spesso ci guida nello scegliere il cast di uno spettacolo, come si sviluppa una scena o una coreografia, per noi il talento e la bravura di un artista, la validità di una tecnica o format sono solamente una parte dell’equazione, cerchiamo qualcosa di più, un’espressione significativa e coinvolgente che possa emozionare e far riflettere il pubblico senza rimanere legati a nessuna tecnica o modello di spettacolo in particolare.

In America, dice Iervasi, sognavo di fare Musical e ho anche fatto qualche audizione. Che cosa non ti ha permesso, nel nuovo continente, di fare Musical? Quali erano i requisiti che non avevi?

Gia nel 1998, quando sono arrivato a New York tantissime compagnie di danza, teatri e case di produzione richiedevano la carta verde (l’equivalente del permesso di soggiorno) se non addirittura la cittadinanza. Ho fatto comunque tante audizioni che mi hanno permesso di mettermi alla prova, fare conoscenze e maturare esperienza nel settore. Credo che in parte questa difficoltà mi abbia spinto a concepire il metodo the wave within, quasi come un’alternativa al “musical theater” ma con l’apporto della danza contemporanea ed espressioni di movimento con meno tecnica. Quando finalmente avevo le carte in regola per essere regolarmente assunto, le mie priorità erano cambiate e avevo già intrapreso una strada diversa.

Una fondamentale influenza nel tuo stile personale lo esercita proprio Kevin Albert, un qualificato regista e attore americano con il quale lavori da dodici anni e che hai sposato nell’Aprile di quest’anno. Come vi siete conosciuti, sia dal punto di vista personale che professionale?

“La vita ha deciso per noi, ci siamo incontrati per ben tre volte in metropolitana e di lì abbiamo fatto amicizia e abbiamo iniziato a vivere insieme solo dopo cinque mesi. Dal punto di vista artistico ci siamo subito trovati bene, anche nel confronto critico, perché a volte due punti di vista opposti, aprono orizzonti e creatività nuove”.

Come i tuoi amici e parenti hanno preso la notizia che sposavi una persona dello stesso sesso? A Roccella sei l’unica persona omosessuale giunta all’altare dell’amore.

Spero con tutto il cuore che questo primato non durerà molto. Me lo auguro sia per una crescita sociale, per un fatto legale/burocratico, ma soprattutto da un punto di vista personale per altri individui che abbiano questo desiderio. Io mi ritengo una persona fortunatissima. La mia famiglia ha avuto modo di conoscere Kevin molto bene nel corso degli anni, lo hanno accolto come un figlio e trattato come tale. La sua integrazione era già così forte che il matrimonio sembrava uno sviluppo naturale, il fatto che fosse un uomo era passato in secondo piano. Alcuni parenti e amici lo hanno appreso poco prima o dopo il fatto ma la risposta generale è stata molto positiva. Sicuramente qualcuno in paese mi ha giudicato o espresso giudizi per questa decisione, ma credo sia più per condizionamento sociale che per motivi personali. Spero che questo atto di amore che ha fatto la mia famiglia nei miei confronti possa fare da esempio e facilitare un dialogo per far capire che un legame con una persona dello stesso sesso può essere sincera, profonda e significativa quanto quella fra un uomo e una donna e per questo va tutelata e protetta.

Per gli Stati Uniti il 2013 è l’anno della cultura italiana e Mare Nostrum Elements, pur essendo una compagnia americana rende omaggio all’evento co-producendo un Festival internazionale di danza contemporanea e un Festival di Teatro italiano a NYC. Voi avete prodotto anche uno spettacolo di prosa. Di cosa si tratta?

“A Febbraio abbiamo co-prodotto l’ Italian International Dance Festival insieme a TAG e Michael Mao Dance che ha visto come madrina Alessandra Ferri (ex prima ballerina del Teatro alla Scala) e ha conferito un premio alla carriera al leggendario insegnante e coreografo Luigi. Ideato da Antonio Pio Fini, Tabata Caldironi e Gianluca Blandi il festival ha presentato diverse compagnie provenienti dall’Italia e dagli Stati Uniti. A Giugno abbiamo co-prodotto In Scena, Italian Theater Festival NY ideato da Laura Caparrotti e la KIT, Kairos Italy Theater. Mare Nostrum Elements ha reso omaggio al noto commediografo Mario Fratti (autore del libretto per il musical “Nine”) con tre atti unici diretti da Kevin Albert e che hanno anche segnato il mio debutto come attore di prosa”.

Per l’Italia cosa avete in cantiere? E quanto di americano influenzerà i vostri tour italiani?

“Si, per l’Italia abbiamo un progetto sperimentale dal titolo: Voci Mediterranee, in collaborazione con il gruppo musicale QuartAumentata. Presto ne sentirete parlare. Lo scorso Ottobre abbiamo avviato la collaborazione e continueremo a metterlo a punto insieme al nostro direttore musicale Joseph Church (uno dei creatori del musical Il Re Leone e direttore musicale di altri spettacoli dello stesso calibro). Lo spettacolo debutterà con un mese di repliche a New York con successive tappe in Italia. Sarà una produzione ambiziosa sia dal punto di vista di artisti in scena che sotto l’aspetto tecnico. Con questo spettacolo noi proponiamo un format sperimentale che sta prendendo piede a New York compresi alcuni musical. Per Mediterranean Voices tutti gli artisti, inclusi i musicisti, saranno dei personaggi e saranno presenti in scena unitamente agli attori e danzatori consentendo così uno spettacolo più fluido e a mio avviso interessante. A parte le prospettive per Mediterranean Voices, io personalmente sarò in Italia in primavera per una serie di laboratori in Calabria e altrove, ci sono in cantiere anche altri progetti con artisti italiani ma è troppo presto per parlarne”.

 

Una voce fuori campo ci dice che Nicola Iervasi è "allergico" al caffè, ti rende particolarmente nervoso. Raccontaci un aneddoto.

“Pensavo le voci fuori campo esistessero solo in scena…..

Ho smesso di bere caffè circa 5 anni fa, poi per una settimana avevo ripreso e una la domenica avvertivo nervosismo e palpitazioni. Ricordo, eravamo usciti con Kevin a trascorrere una piacevole domenica e fare delle compere; si è trasformata in una giornata ricca di discussioni e battibecchi inutili. Dietro consiglio medico ho deciso di eliminare la caffeina dalla mia dieta e da poco mi concedo al massimo un caffè a settimana”.

Ma Nicola Iervasi chiude con una battuta: “Comunque …. qualsiasi cosa dica o faccia è meglio verificarla dopo mezzogiorno”.

 

 

 

Autore: 
Sonia Topazio
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