No alla centrale del fiume Allaro

Sab, 12/10/2013 - 10:31

Proprio mercoledì scorso ricorreva il cinquantesimo anniversario dal disastro del Vajont. Un'imponente frana si staccò dalla montagna, cadde dentro l'invaso artificiale, l'acqua tracimò e uno tsunami si abbatté sul fondovalle veneto cancellando la cittadina di Longarone. I morti furono 1910. La strage del Vajont è collegata alla costruzione di quella che all'epoca era la diga più grande del mondo: un'infrastruttura che si rendeva necessaria al business della centrale idroelettrica in quello scorcio di Nord-Est. Chissà quanto consciamente i cauloniesi che hanno lanciato la petizione on-line contro la centrale dell'Allaro hanno ripensato a quella strage. O se il Vajont abbia agito sui loro cervelli come un fantasma, scavando nei sotterranei della mente e provocando in maniera irriflessa il rifiuto dell'opera.

La centrale sul fiume
È risaputo che l'idroelettrico non inquina e, anzi, è catalogato fra le fonti di energia rinnovabili. Il suo guaio è, invece, connesso al carattere invasivo delle componenti della centrale nei confronti del territorio circostante. Condotte e turbine che modificano la morfologia di monti, fiumi e valli causando finanche l'erosione delle coste. Da qui scaturisce la paura per la creazione di una centrale sulla fiumara Allaro, vicino all'eremo di Sant'Ilarione. Il ventinove ottobre prossimo, il consiglio comunale di Caulonia di riunirà per discutere della faccenda. L'origine del caso risale ormai a dieci anni fa, quando una ditta di Genova, l'Albe Sud sas, ha chiesto alla regione Calabria la concessione delle acque del torrente. La richiesta è rimasta nel cassetto fino al ventuno novembre del 2012 quando il Tribunale superiore delle Acque Pubbliche, su ricorso dell'azienda, ha imposto l'avvio dell'iter burocratico. Così la Regione ha avvisato il Comune, che con deliberazione di Consiglio numero 40 del 16 settembre scorso ha chiesto di visionare gli elaborati del progetto e, al contempo, ha espresso parere negativo riguardo alla realizzazione del sito.

Le caratteristiche
Secondo i piani dell'Albe Sud sas, la centrale dell'Allaro dovrebbe produrre energia pari a 4931 kw, per un salto geodetico delle acque uguale a 275 metri. Si tratta di un piccolo impianto, considerando che la scala dell'idroelettrico prevede generatori di potenza installati fra Brasile e Paraguay che raggiungono i 14 milioni di kw. L'investimento previsto sarebbe di 13 milioni di euro e il ricavo di 3 milioni di euro all'anno. L'insediamento della centrale sarebbe all'interno del comune di Caulonia, mentre la captazione delle acque avverrebbe già in località Ragonà, sulle serre vibonesi, entro i confini di Nardodipace.

La differenza con Saline
Più giù, lungo la costa che arriva a Reggio, c'è chi si batte contro la costruzione di un'altra centrale, quella di Saline Joniche. In realtà, lo stop alla creazione già stato. Ci hanno pensato gli svizzeri del Cantone dei Grigioni che, attraverso un referendum, hanno stabilito che la società a partecipazione statale, Repower, deve lavorare con l'energia pulita.
Repower, che detiene oltre la metà delle azioni di Sei spa, intende creare a Saline una centrale a carbone. Ora, la città che ha già vissuto l'errore (ma anche l'orrore ambientale, economico e politico) della Liquichimica tenta di evitare di ricadere in fallo. Dal canto suo, Caulonia vuole prevenire eventuali problemi altrettanto importanti: la gente vuole vederci chiaro sugli interessi dell'Albe Sud sas, vuole conoscere gli studi sull'impatto ambientale e vuole capire quali saranno le ricadute socio-economiche sul territorio. La città desidera cioè essere consultata su un'operazione che la riguarda e che tocca un luogo letteralmente sacro per la popolazione.
 

Autore: 
Angelo Nizza
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