Nocciole piemontesi? Quelle di Calabria non hanno nulla da invidiargli

Sab, 06/06/2015 - 18:58

È l'area collinare bagnata dall'Ancinale, nel cuore delle Pre Serre, la "Nocciola Valley" calabrese. Qui, tra i comuni di Cardinale, Simbario e Torre di Ruggiero, esistono straordinarie potenzialità di sviluppo per questo frutto antichissimo e dalle molteplici proprietà.
L'azione di rilancio e valorizzazione della produzione corilicola è stata al centro della XIII Assise nazionale Città della Nocciola che si è svolta a Torre di Ruggiero. L'iniziativa - che ha potuto contare sulla presenza di esperti e produttori provenienti da Piemonte, Lazio, Umbria, Campania - è stata promossa da Gal Serre Calabresi-Alta Locride Consorzio Tutela e valorizzazione Nocciola di Calabria, Comuni di Torre di Ruggiero e Cardinale, Slow Food, associazione nazionale Città della Nocciola e Snoccioliamo in Tour. In quest'ambito, inoltre, si è svolto l'11/mo panel ufficiale di assaggio e analisi sensoriale che ha riguardato gli ultimi raccolti di nocciole delle principali regioni produttrici del Paese In Calabria la produzione di nocciole, nell'arco di un cinquantennio, è raddoppiata, passando dai 4.290 quintali del 1961 agli attuali 8.500. E la protagonista di questo piccolo miracolo produttivo si chiama "Tonda calabrese", principale varietà locale che ha nella valle dell'Ancinale la propria zona di elezione tra i 350 e i 700 metri sul livello del mare. In quest'area, dove già negli anni '60 sorse una piccola cooperativa di produttori e dove da qualche anno è rinato il Consorzio per la tutela e la valorizzazione della nocciola, la superficie coltivata è ormai pari a circa 200 ettari. Per la provincia di Catanzaro risultano censite 269.900 piante, di cui 254 mila in coltura specializzata e 15.900 in coltura consociata.
"La nocciola - ha detto il sindaco di Torre di Ruggiero - Giuseppe Pitaro - non è solo un prodotto importante, ma anche un elemento simbolo per la nostra comunità". Da tempo, grazie al Consorzio per la valorizzazione e la tutela della Nocciola calabrese, è in corso l'iter per il riconoscimento dell'Indicazione geografica protetta (Igp). "Si tratta - spiegano gli animatori - di un marchio necessario per preservare, anche con importanti risvolti economici, un patrimonio genetico locale da tutelare e valorizzare perché fonte di una biodiversità di notevole valore sociale, culturale oltre che scientifico". Inoltre, secondo gli esperti, il noccioleto di "Tonda Calabrese", come agroecosistema, rappresenta un presidio primario per la tutela del territorio. Le caratteristiche pedo-climatiche favorevoli alla coltura fanno riferimento a terreni ricchi di potassio, con temperature medie minime annuali ideali e precipitazioni che ne consentano la coltura in asciutto, la raccolta manuale e l'asciugatura al sole. Sul piano delle caratteristiche organolettiche, la nocciola calabrese presenta un'equilibrata composizione in acidi grassi, del tutto simile a quella dell'olio di oliva ed è ormai riconosciuta come la frutta secca con il più alto contenuto in vitamina.
Fonte: ANSA

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