In nome di 235 omissis e nessun reato noi ti sciogliamo...

Dom, 23/09/2018 - 11:40

Il 5 settembre scorso Riviera era in ferie e non abbiamo potuto onorare il 450° anniversario della nascita di Tommaso Campanella.
Un uomo libero a tal punto da trascorrere 27 anni della sua vita in carcere, e anche in quel luogo di tormenti fu travagliato dal pensiero su come sia stato possibile che un gruppo di uomini spregiudicati, violenti, rapaci - facendosi chiamare nobili - fossero stati capaci di impadronirsi del mondo.
Campanella, guardando la gente di Calabria, sottomessa e ridotta a costruirsi con le proprie mani prigioni e forche e a “darsi guerra e morte”, aveva scritto “La plebe” un sonetto attuale più che mai e che includerei nei programmi delle nostre scuole. Mentre era rinchiuso nella “fossa” del carcere avrà sognato un diverso destino per l’intera Umanità iniziando dalla la Sua Terra e il Suo popolo.
Povero Campanella se solo ci potesse vedere: pecoroni eravamo e tali siam rimasti.
Eppure sono passati più di 400 anni e mi domando “perché”?
Perché non abbiamo reagito?
Perché non reagiamo?
Non pongo un problema di soldi ma di dignità!
Quella dignità che ci strappano come la pelle quando una sedicente “Sinistra” discute della “cena” in casa Calenda e chi dovrebbe rappresentare il popolo abbaia alla luna.
E come non pensare a Campanella quando in nome di 235 omissis e nessun reato il governo scioglie e manda a casa trenta consiglieri comunali e un sindaco democraticamente eletti dagli undicimila elettori di Siderno.
Con i tempi che corrono lo scioglimento di un consiglio comunale appare una piccola cosa ma è anticipatrice di un pensiero che sta per divenire unico e costituisce una manifestazione di potenza e prepotenza da parte di un potere impazzito. Lo dimostra il fatto che, negli stessi giorni in cui il consiglio comunale di Siderno veniva sciolto, alla “Versiliana”, in un incontro con il procuratore di Catanzaro, dottor Nicola Gratteri, veniva rilanciato lo slogan “meno sindaci e più prefetti”.
Ed è tutto un programma!
Ovviamente i sindaci, come tutti i rappresentanti istituzionali e politici sono rimasti in silenzio perché chi per la libertà non ha lottato, non è neanche in grado di apprezzarla e difenderla. Il vescovo Carlo Maria Bregantini, da uomo libero, dinanzi agli scioglimenti dei consigli comunali non aveva esitato a dire: “… in caso di infiltrazioni mafiose in una comunità civile elettiva bisogna sostenere con forza le persone oneste… non mandare a casa tutti i consiglieri eletti, il che favorisce la rabbia e il risentimento di chi svolge i suoi compiti istituzionali con diligenza e passione. E il risentimento non è un buon sentimento: con esso si finisce per morire con grande dolore, si beve veleno sperando che muoia il proprio nemico. In una strada buia non bisogna limitarsi a maledire l’oscurità ma piuttosto ognuno deve accendere una fiammella che renda le tenebre meno fitte, la paura meno intensa e il cammino più sicuro".
Bregantini è stato un coerente combattente contro le mafie. Forse, proprio per questo finché ha operato nella Locride, è stato indicato come un colluso e infatti è stato costretto ad andarsene perché era un Uomo che si “sporcava le mani” per il suo popolo!
Forse (si fa per dire) è stato allontanato e - in fondo - gli è andata bene!
Il Cielo non è generoso di uomini liberi e la terra di Calabria non è provvida di gente come Tommaso Campanella.
Dinanzi a un potere spavaldo e borioso quanto scadente e mediocre e che lascia i segni della vergogna in ogni angolo, vorremmo reagire in nome della società civile ma siamo in Calabria dove la società civile conta meno che nulla e dove c’è un popolo sconfitto, sfregiato e oppresso, e che non riesce a uscire dalla rassegnazione. Comandano i nuovi padroni che non sono migliori dei vecchi, comandano “partiti” senza popolo, e leader senza progetti ma - oggi come ieri - solo capaci di indicare “nemici; comandano le mafie, comandano i magistrati (non tutti) e i prefetti. Tutti gli altri obbediscono (amo). E non è una bella cosa!

Autore: 
Ilario Ammendolia
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