Ogni nostra contrada è una narrazione della nostra terra

Dom, 18/11/2018 - 17:20

Federico Buffa racconta la nazionale di calcio campione del mondo nell’82, il viaggio di ritorno e la mitica partita a carte di alcuni calciatori con Sandro Pertini.
Alberto Porrà (per restare in tema calcistico) narra di Ibrahimovic ragazzino, poverissimo e affamato, che la mattina mangia anche la colazione dei fratelli costringendo il padre a mandarlo spesso a casa della madre, dalla quale viveva separato, e che poi reagisce alla vita, in campo e fuori, con la sfrontatezza che tutti conosciamo.
Alberto Angela racconta la vita della principessa Sissi o le ultime ore di Pompei, oppure i campi di sterminio nazisti e riesce a coinvolgere ed emozionare.
Massimo Gramellini la sera, in TV, racconta storie da par suo.
Sono solo alcuni esempi di storytelling (narrazione), fenomeno di cui molto si parla in questo periodo, e di alcuni fra i più bravi storyteller (narratori).
Lasciamo un attimo da parte lo storytelling aziendale e le nuove frontiere legate a esso in campo economico (l’utilizzo della narrazione e della storia della propria azienda per far conoscere il brand puntando molto sui social), il fatto che vi sia in generale un bisogno di narrazione, una sorta di voglia di riscoperta di luoghi, storie, personaggi, usi, tradizioni, cibi, non credo ci siano dubbi.
La cosa interessante, a mio avviso, è l’importanza che la narrazione, il racconto orale, possono avere in campo turistico, non fosse altro che per le tante storie che la Calabria, i borghi calabresi e in generale i borghi italiani possono raccontare, caso unico al mondo di museo diffuso, come asserisce Philippe Daverio.
Quello che sta accadendo a Ferruzzano attorno alle riprese del film di Mimmo Calopresti ne è un esempio: la partecipazione emotiva della gente a questa narrazione è grandissima, certamente veicolata e aiutata anche dai social, ma tantissimi altri esempi se ne possono fare.
Uno di pregnante attualità riguarda il Parco Nazionale della Sila, dove si sta facendo da tempo un discorso interessantissimo legato allo storytelling (lo slogan è: fare marketing condividendo esperienze), mentre in altre parti della Regione si sta cercando di portare avanti questi progetti legati al racconto e all’esperienza.
Andando in giro per i nostri paesini si può avere la fortuna (a me capita spesso) di incontrare persone anziane che raccontano la vita di una volta e testimoniano con nostalgia e tenerezza episodi di un tempo perduto, che ovviamente non può tornare, ma del quale occorrerebbe far tesoro.
Questa operazione non dev’essere solo di tipo nostalgico, di documentazione storica, certamente utile a chi la fa per mestiere.
La difficoltà, ma nello stesso tempo la cosa affascinante, è riuscire a inserire questi racconti di vita vissuta all’interno di un progetto generale che comprenda tanto altro e che sia capace appunto di fare marketing condividendo esperienze.
La tanto decantata, ricercata, dibattuta, spesso “abusata” valorizzazione turistica e specialmente la valorizzazione del turismo culturale, deve puntare certamente su interventi materiali sull’enorme patrimonio storico-artistico del quale disponiamo, ma deve anche guardare ai beni immateriali, a tutto ciò che è legato alla cultura e al territorio, alla riscoperta di tradizioni, manifestazioni popolari, eventi, tutti elementi di un contenitore all’interno del quale lo storytelling può rappresentare un elemento di pregio, in grado non solo di attrarre turisti, ma di creare le condizioni per un soggiorno piacevole e “interessato”.
Ci si chiede da più parti, proprio in questi giorni, anche alla luce di Programmi di finanziamento legati ai borghi, se sia più difficile far rimanere i residenti nei nostri piccoli centri oppure far arrivare i turisti.
Riguardo lo spopolamento delle aree interne si è tanto dibattuto e si continua a farlo, sulla possibilità di incrementare le presenze e il soggiorno nei borghi si susseguono tantissimi incontri e convegni nella nostra Regione, se ne fa uno al giorno, quasi uno per ogni borgo e qualche volta, ahimè, lo si fa cosi tanto per fare.
Nessuno può pensare di aumentare in modo considerevole il PIL calabrese (ultimo in Italia) intervenendo solo nel settore turistico, servirebbe tanto altro, ma senza interventi seri in questo settore è evidente che le speranze si riducono al lumicino. I luoghi ci sono, ogni nostro borgo e ogni nostra contrada è già storytelling, bisogna raccontarlo, bisogna raccontare, e mi riferisco alla sola eno-gastronomia, che per esempio attorno al successo del pane di Jermano di Canolo c’è tutta una storia datata attorno all’anno mille e che raccontarla può servire non solo alle aziende se sono brave a farlo, ma deve far conoscere Canolo e tutte le bellezze naturalistiche del suo territorio.
Ciò vale per lo stocco di Mammola, per il vino Greco di Bianco, per il caciocavallo di Ciminà, per il bergamotto, per i palmenti di Ferruzzano e per tanto altro ancora.
È così difficile provarci?

Autore: 
Antonio Crinò
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