Ospedale di Locri, gli ingressi avvisano dell’epilogo

Dom, 30/06/2019 - 17:20

«Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate».
Il canto III dell’Inferno della Divina Commedia ricorda alle anime dannate, stipate nell’antinferno che stanno per oltrepassare l’Acheronte, che andranno a scontare la pena eterna secondo le proprie colpe. Parimenti fino a qualche giorno fa agli ingressi stradali dell’Ospedale, sia principale che secondario, campeggiavano due grandi bacheche su cui vengono affissi i manifesti funebri e di necrologio. Era una bella presentazione del luogo di sofferenza cui si stava per entrare e soprattutto era un modo di avvisare l’epilogo dell’avventura. Proprio in perfetta linea con i versi del padre Dante. Da qualche giorno sono stati rimossi con il loro carico di sventura e non sappiamo per merito (o colpa) di chi. Qualcuno sostiene che un avvertimento sia doveroso a chi si appresta ad accedere al pronto soccorso o a uno dei reparti in agonia ma noi siamo convinti che per ridare dignità a un ospedale sia necessario iniziare proprio dagli ingressi. Se si opera in un posto dove il disordine e la sporcizia sono sovrani si può essere operatori qualificati e dediti al lavoro ma tutto viene svilito dall’immagine generata dall’impatto. Adesso che il primo passo è stato fatto ci auguriamo che si continui ripulendo le canalette di raccolta dell’acqua piovana in cui crescono vistosamente le piante spontanee e l’acqua trabocca invece che defluire dai tubi. L’augurio si estende anche al deposito di suppellettili rotte che fanno bella mostra all’uscita anche se spesso il parcheggio selvaggio serve a mascherarle. Una richiesta direttamente da padre Dante, citato in premessa, che una mano pietosa corregga l’insegna che indica il servizio di elisoccorso denominata ELISUPERFICE. Nessuno ha notato la mancanza della vocale i, chi l’ha ordinata, chi l’ha trascritta sulla carta, chi l’ha realizzata, chi l’ha sistemata, i medici e gli infermieri dell’elisoccorso diretti interessati ma neanche il pilota che così sono tutti ridicolizzati. Anche la forma è sostanza, o no? Se si rompe il muro del disinteresse anche formale si arriva a rompere quello sostanziale. Sono capitato davanti alla sala parto e ho avuto la gioia di partecipare ai lieti eventi di una varia umanità che ha sentito l’esigenza di scrivere sui muri del corridoio frasi di esultanza per i nuovi nati oltre al peso, al colore degli occhi, l’altezza. Per i maschi lo spazio è doppio e i pennarelli sono multicolori. Nessuna notizia sulle puerpere. Speriamo bene per loro ma anche per noi. Non lamento sui lavori di ristrutturazione che la burocrazia blocca da anni, 14 milioni di euro resi già da tempo disponibili (ex art. 20 Legge 67/1988), non lamento dei concorsi per i primariati, lamento delle impronte dei piedi lasciate nei corridoi, nelle sale d’attesa e in qualsiasi posto ci sia d’appoggiare uno dei due piedi mentre l’altro mantiene la posizione eretta. Lamento di chi si è dondolato tanto sulle panche del pronto soccorso fino a scardinare i sedili o gli schienali, vedere lo scheletro di ciò che fu non aiuta ad attendere pazientemente di essere visitato in caso di necessità. Non resta che leggere e rileggere la targa in memoria di Fortugno e scommettere sul codice che verrà assegnato al triage, perché smistamento sarebbe stato troppo banale. Un sincero augurio: basta la salute, speriamo!

Autore: 
Arturo Rocca
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