Padre Alex Zanotelli: “La Calabria può avere un altro nome in questo Paese”

Mar, 05/02/2019 - 18:42

Si è svolta a San Ferdinando, venerdì 1 febbraio, l’assemblea indetta dal “Comitato per il riutilizzo delle case vuote della Piana da parte dei lavoratori locali e migranti”, durata tre ore, a cui hanno partecipato molti cittadini da tutta la Calabria. La sala del Comune era gremita, con persone in piedi. Molti gli interventi da parte dei partecipanti, tra cui i sindaci della Piana, associazioni e i sindacati, CGIL e USB. L’incontro è stato gestito da Enzo Infantino, che ha coordinato i vari interventi.

Il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, ha posto l’attenzione sul fatto che la scelta di utilizzare le tende è stata dettata dall’esigenza di abbandonare la fabbrica, senza servizi igienici ed elettricità, nella quale dormivano i migranti e doveva essere una scelta  temporanea, come confermato da don Pino Masi. Lo stesso sindaco ha insistito sul rilancio del porto di Gioia Tauro e della ZES che potrebbero diventare il volano per dare lavoro a tutta la zona.

Altri si sono soffermati sull’esigenza di attivare trasporti locali per permettere ai migranti e non solo a loro di potersi recare sul posto di lavoro, nel caso trovassero casa in paesi viciniori. Senza questa condizione non è possibile dislocare altrove i lavoratori, che non possono spostarsi e andare nei campi, come è successo in questi anni.

Altro tema affrontato è stato la lotta al caporalato, su cui in molti hanno chiuso gli occhi, in questi anni, anche se la Regione Calabria è stata in prima fila in questa battaglia.

In un lungo intervento Mimmo Lucano, non più Sindaco come lui ha specificato, nel raccontare la storia dell’arrivo dei migranti a Riace, ha ricordato di quando all’incontro a Vicofaro, con don Massimo Biancalani e i presidenti della Regione Calabria e Toscana, ha convinto Oliverio a perorare la scelta di un modo diverso di gestire l’emergenza casa dei lavoratori migranti, senza più bidonville o tendopoli, ma inseriti nel contesto locale, “modello Riace”.

L’intervento di Peppino Lavorato, lucido, sereno e determinato, ha affrontato il tema della divisione tra i poveri, che vengono sfruttati da governanti senza vergogna, ricordando che fino a qualche anno fa l’odio veniva indirizzato contro i calabresi. Ha ribadito l’importanza della lotta contro il razzismo - per difendere i diritti di tutti, contro le barbarie, per unire tutti gli oppressi contro chi governa e sfrutta i poveri e i lavoratori, mettendoli gli uni contro gli altri - e il diritto dei migranti a ribellarsi alle condizioni disumane a cui sono costretti.

Alberto Ziparo, ha presentato gli studi sulle case vuote in Italia e in Calabria, si parla del 25% abbandonate o a rischio di crollo, ponendo la questione di un uso diverso del territorio, una diversa gestione delle case, per una nuova politica che assicuri una abitazione a tutti, locali e migranti, e anche il rilancio economico del paese.

È intervenuto il Sindaco di Cinquefrondi, Michele Conia, affermando che non è semplice il conteggio e il riutilizzo delle case abbandonate in quanto non sempre è facile conoscere l’ultimo proprietario a cui rivolgersi, poiché spesso si è in presenza di proprietari non sempre noti o emigrati all’estero e non rintracciabili, o di case utilizzate da lavoratori fuori regione che tornano in estate.

Altri interventi hanno ribadito che ci sono norme di legge che al contrario permettono di requisire le case sfitte per pubblica utilità; il Sindaco di Polistena, Michele Tripodi ha poi sottolineato che le case in edilizia pubblica, già adesso, possono essere assegnate sia ai residenti bisognosi che ai migranti inseriti in graduatoria.

Celeste Logiacco della Cgil, d’accordo sull’iniziativa, ragionava se, in attesa di avere un quadro completo delle case sfitte, non fosse possibile una soluzione temporanea con strutture abitative della protezione civile. È intervenuto anche Peppino Vallone per l’ANPI, che è e sarà sempre a fianco di Riace e in questa battaglia. Tutti quanti però sono d’accordo nel continuare nell’iniziativa con il prossimo incontro a Cinquefrondi.

Tra gli intervenuti anche padre Alex Zanotelli che malgrado abbia vissuto per 12 anni nelle bidonville in Africa e attualmente nel quartiere Sanità a Napoli, ha raccontato della vergogna della tendopoli di San Ferdinando, che non immaginava potesse essere in quelle condizioni. Dalla visita della tendopoli insieme a Lucano è nata l’idea di risolvere questa tragedia, con il recupero delle case sfitte, e con il contributo della Regione che ha sposato questa causa. 

A padre Zanotelli sono state affidate le conclusioni dell’incontro, che ha affermato di essere scandalizzato della pessima gestione e dello spreco assurdo di risorse dei fondi europei in questi anni e dell’intenzione della prefettura che aveva pensato di fare un altro campo di container vicino all’inceneritore di Gioia Tauro. Ha invitato a fare in fretta prima che il Ministro dell’Interno arrivi con le ruspe: “Bisogna lavorare tutti insieme associazioni e sindacati, lavorare nelle scuole per far crescere i giovani all’accoglienza e all’inclusione”. Padre Zanotelli si è mostrato preoccupato per il regionalismo differenziato e ha invitato le regioni meridionali ad attivarsi insieme perché altrimenti il sud avrà minori risorse e  maggiori difficoltà.

Ha terminato il suo discorso con questa frase: “Io penso che una delle parole più belle che avete è trasite. Diventi l’immagine dell’accoglienza e guardate che se riuscite a portare a termine questa operazione, prima che arrivi Salvini, darete alla Calabria un altro nome. Penso che questa Regione – una Regione straordinaria per tutto il passato che avete, pensate ai tesori a livello archeologico ma anche all’agricoltura che un tempo andava dal produttore al consumatore – potrà certamente rinascere e diventare attrattiva per un turismo serio, che punta a un ritorno alla Magna Grecia. Mimmo Lucano ci ha mostrato che si può fare, che la Calabria può avere un altro nome in questo Paese. Toccherà a tutti noi. Penso che sia una grazia la nascita di questo comitato e auguro a tutti voi davvero uno straordinario lavoro. Fate voi il miracolo, Dio non fa miracoli, i miracoli li dobbiamo fare noi”.

 

Francesco Martino

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